Batti 5 – 5 domande in 5 minuti: Roberta Barabino

Le contiamo sulla punta delle dita: 5 domande ai nostri artisti, il tempo di batter 5 et voilà, in 5 minuti le risposte.

Oggi al Batti 5 incontriamo la grazia speciale di Roberta Barabino: una delicatezza che negli anni ha conquistato la critica — con il podio al Premio Tenco 2012 per l’esordio con l’album “Magot” — e un pubblico attento alla canzone d’autore più intima e profonda.

Genova, sua città d’origine, le fa da sfondo e da radice: da qui è partito un percorso fatto di collaborazioni preziose, come quelle con Bob Quadrelli, con il violista Raffaele Rebaudengo (Gnu Quartet) e con il produttore Mattia Cominotto (Greenfog Studio), passata per lavori acclamati come “Il tempo degli animali” (2019) e l’EP “Inemuri “(2023).

Oggi la cantautrice genovese si prepara a tornare con un nuovo album di inediti previsto per ottobre 2026, anticipato dall’uscita dell’11 settembre del singolo V Grado (etichetta 6T3), realizzato in feat. con il cantautore Tommi Scerd. Nato da una notte di confidenze, da un blocco creativo e dall’ispirazione alle teorie del filosofo Gurdjieff sulla coscienza umana, il brano è un folk intimista ed etereo, impreziosito dagli archi di Rebaudengo e accompagnato da un videoclip firmato da Stefania Carbonara.

L’abbiamo incontrata per farci raccontare questo nuovo capitolo, la genesi del pezzo e il valore della ricerca spirituale nella sua musica.

Ciao Roberta e benvenuta su The Beat! È un grande piacere averti qui con noi per parlare del tuo nuovo singolo V Grado.

Ciao! Grazie è un piacere anche per me.

Il brano ha un’atmosfera e una produzione molto intima. Perché hai sentito che proprio Tommi Scerd e Raffaele Rebaudengo (violista dei Gnu Quartet) erano le persone giuste per affiancarti in questo racconto?

L’idea di coinvolgere Tommi Scerd è nata insieme a Mattia Cominotto, il produttore artistico. Ad entrambi sembrava interessante condividere questa canzone con un’altra voce, aprire spazio ad una presenza che dialogasse con me. Il mondo musicale e poetico di Tommi mi piace moltissimo, ricco di immagini fantastiche ma anche di molta realtà e così anche il suo modo di essere, aperto e gentile.

La canzone era già scritta, gliel’ho cantata e un pò raccontata, abbiamo aggiunto una strofa che nell’arco di pochi giorni lui ha scritto e poi in studio  l’abbiamo cantata insieme, cosa che mi ha riempita di grande gioia.

Con Raffaele collaboro da tanti anni, lui e i suoi archi per le mie canzoni sono come ali, o tappeti volanti. V Grado è una canzone che esprime il desiderio di aprirsi, di scoprire, di attraversare confini, quindi per me e’ stato naturale e bellissimo poterlo coinvolgere

Entrando più nel merito della musica, Tommi canta e scrive una strofa mentre Raffaele cura gli archi: qual è il ‘tocco’ speciale che ciascuno di loro ha portato nella traccia per darle questa delicatezza?

Tommi e Raffaele sono musicisti che a mio avviso ascoltano e interagiscono con grande cura e sensibilità. Il ‘tocco’ speciale di Tommi, oltre alle sue parole,  e’ stato il suo modo di cantare insieme a me, di essermi venuto incontro, come fosse entrato in armonia con il  mio mondo pur portando pienamente il suo. Raffaele, come dicevo prima,  credo abbia donato alla canzone qualcosa che io immagino come ali, un suono che all’inizio sembra arrivare da lontano, poi pian piano si apre e amorevolmente porta il brano in una nuova dimensione.

Ti sei ispirata a Georges Gurdjieff, una figura affascinante ed enigmatica del primo Novecento — filosofo, scrittore e maestro spirituale greco-armeno noto per la sua idea della “Quarta Via” e per la ricerca di un risveglio della coscienza contro la meccanicità della vita quotidiana. Nel suo sistema teorizzava diversi gradi di evoluzione dell’uomo: cosa rappresenta per te, a livello personale e creativo, trovarsi o sbloccarsi al “Quinto Grado”?

Potrebbe per esempio rappresentare per me, se mi impegnassi molto,  la possibilità di essere presente alle cose che accadono dentro e fuori, di poterle osservare e vivere senza esserne travolta come spesso invece mi succede.

Nel video che accompagna il singolo vediamo la danza dei dervisci, che cercano l’estasi e la connessione con il divino attraverso il movimento, e mi viene spontaneo chiederti se anche tu abbia una tua pratica meditativa.

Si, in effetti per tanti anni ho praticato recitando quotidianamente un mantra buddista, un’avventura molto importante per me che poi però ho interrotto. Ultimamente ho ripreso ma sperimentando una pratica silenziosa. La danza dei dervisci mi ha sempre tanto affascinata e prima o poi mi piacerebbe molto avvicinarla.

Due album ed un Ep alle spalle, hai composto alcuni dei brani per la colonna sonora del docufilm “La Scelta” di Carlo A.Bachschmidt. Nel 2024 hai suonato live il tuo terzo lavoro l’EP  “Inemuri”  in  apertura al concerto di Paolo Benvegnù: al di là del palco, che ricordo hai del contatto umano con lui?

Di Paolo Benvegnù ho un ricordo bellissimo. Eravamo al Trinità, un locale prezioso, gestito da persone molto in gamba.
Mi ricordo l’abbraccio caloroso e le parole precise, accurate  e sincere che Paolo mi ha regalato alla fine della mia apertura che, cosa per nulla scontata,  aveva ascoltato per intero , proprio sotto al palco, insieme alla sua band.

Foto copertina articolo Valentina Fusco
Foto cover singolo e con Tommi Scerd Stefania Carbonara
Foto B/N Simone Rebora