“The End and the Beginning” – Plastic Man

"The End and the Beginning" - Plastic Man

I toscani Plastic Man tornano oggi con un nuovo disco. Il progetto, nato nel 2012 per volere del cantante e chitarrista Raffaele Lampronti, si presenta oggi con una formazione rinnovata.
Il quartetto infatti si completa con Andrea Mastropietro (The Vickers, L’Albero) alla chitarra acustica e alle seconde voci, Marco Biagiotti (anche lui in The Vickers, L’Albero e Pitchtorch) alla batteria e Andrea Palombi (The Hacienda) al basso.
Partiamo dalla fine dicendo che questo nuovo e terzo album si presenta sicuramente più centrato e per Lampronti e soci si tratta di una vera e propria dichiarazione di intenti.
Forti di chitarre ritmiche infarcite di fuzz, synth e soprattutto di organi, questo “The End and the Beginning”, suona compatto e caratterizzato da un mood particolare che lo riveste di una certa personalità.
Deja-vu ci introduce in questo ballo lugubre sotto la luna piena attraverso una voce profonda e un incedere ritmato che prepara il terreno per un breve assolo di organo di matrice Doors.

Mate è uno dei due estratti del disco ed è una ballad acida caratterizzata da chitarre che scivolano gentili mentre Raffaele ci racconta un episodio di vita vissuta. Il protagonista della vicenda cerca di ricordare il nome di una band autrice di una musica che ascoltava tutti i giorni.
A un tratto il ricordo si mescola e lascia spazio a quello di un amico del quale ora ha perso le tracce. “When my time, when my time arrives please remind me of the name of that band, I will not forget the melodies of that piece. It doesn’t matter how long you lived you’re still here in my head” declama il nostro attraverso una dolce melodia e ci ricorda il potere della mente e della sua costruzione di mondi.
Quando il mio momento arriverà ricordami il nome di quella band, dice nel testo.
Che sia davvero giunto quel momento e con esso anche la volontà di ricordare le proprie radici e i propri padri putativi?

Molly, è l’altro estratto e, per chi scrive, è il pezzo più bello del disco. Arpeggio semplice e diretto che si trasforma diluendosi poco alla volta nello sviluppo della canzone.
Si susseguono atmosfere care al Syd Barrett solista e trovano l’apice in una chitarra psichedelica che nel finale si intreccia alla ritmica generando un crescendo di pathos unico. Il paragone con il Diamante Pazzo può sembrare ardito ma è tutt’altro che campato in aria.
Honeymoon accelera il ritmo attraverso le tastiere, qui vere protagoniste del pezzo, mentre nella successiva Mother, il groove si rafforza ulteriormente attraverso una batteria collocata in primo piano nell’intro del pezzo, e a seguire, un ritmo sghembo e circolare. Splash prosegue con un rock corposo proveniente direttamente da una cripta. Il titolo onomatopeico riassume il senso del testo; si tratta infatti di un inno al lasciarsi andare, al buttarsi. “Come and dance, take my hand. It’s not impossible / Come and dance, no regrets. It’s all unpredictable. Come and dive, don’t let me go / I’m on the diving board. Go..splash”.
Qui Raffaele Lampronti e compagni sono supportati dal pregevole sax di Luca Mariotti, che presterà i suoi servigi anche su Routine Day e la conclusiva The End and the Beginning.
Il viaggio nell’universo Plastic Man prosegue con Dutch Camel, un pezzo che non dispiacerebbe a Quentin Tarantino e che potrebbe ambientare una sua sceneggiatura sperduta in un deserto da incubo.


La già citata Routine Day conferma quanto di buono già offerto dal gruppo toscano, mentre, la successiva Lady Rachel è una cover del famoso pezzo di Kevin Ayers estratto dal suo debutto solista in un momento di pausa dai Soft Machine.
L’originale, collocata nel piccolo capolavoro di Ayers intitolato “Joy of a Toy”, è resa qui in una forma un po’ più irrobustita che ad essere sinceri nulla aggiunge o toglie all’economia del disco che si conclude con lo strumentale che dà nome all’opera.
Il pezzo suona come un jingle inserito appositamente in un serial per contenere i titoli di coda.
I Plastic Man sono tornati con una nuova veste più matura che riesce nell’intento di far sposare la psichedelia dei Cream con le melodie semplici ma tutt’altro che scontate degli XTC.
Non sappiamo dove porterà questo sentiero ma è evidente che il viaggio intrapreso sarà molto interessante.

Tracklist:

01. Déjà vu
02. Mate
03. Molly
04. Honeymoon
05. Mother Tongue
06. Splash
07. Dutch Camel
08. Routine Day
09. The Lady Rachel
10. The End and the Beginning