Questa sera sono molto felice!
Finalmente, dopo anni, riesco ad assistere allo spettacolo portato in scena Gian Maria Accusani, “Da grande faccio il musicista”.
E‘ un viaggio che ripercorre oltre trent’anni di carriera del musicista, dagli esordi nella scena post-punk pordenonese fino a oggi, intrecciato alle sue canzoni più iconiche, eseguite dal vivo solo voce e chitarra.
L’evento è al Revel Pub di Treviglio, è la prima volta che vado, l’atmosfera è calda e familiare, sono accolta con grande ospitalità in un clima amichevole ed informale.
Puntuale Gian Maria sale sul palco, catturando da subito l’attenzione nel raccontare della sua famiglia di musicisti, della passione per la batteria manifestatasi già da piccolo, suonando i fustini di famosi detersivi per bucato.

Ci racconta la sua storia come farebbe un amico davanti ad una birra, con semplicità e capacità di coinvolgerci, facendoci assaporare le atmosfere dell’epoca.
Tredicenne, inizia ad appassionarsi al punk rock inglese, in un’epoca senza i canali di comunicazione odierni, le uniche modalità per reperire un certo tipo di musica sono le fanzine musicali, fogli ciclostilati autoprodotti dedicate alla musica underground, manifesti cartacei di una cultura che esisteva anche fuori dai canali ufficiali, antenati DIY.
Il giovane Accusani inizia ad essere conosciuto ed introdotto nella scena musicale alternativa di Pordenone, suonando la batteria nei Gigolò Look, band che ruota intorno al nome di Davide Toffolo e ai The Great Complotto.
E‘ il periodo dei viaggi a Londra, dell’immersione nelle atmosfere musicali britanniche e della paternità a 18 anni.
Pordenone è una galassia dell‘onda ruvida e viscerale del punk, che riesce comunque ad avere una finestra di presentazione un quel contenitore avanguardistico ed irripetibile che fu Mister Fantasy – Musica da vedere, trasmissione cult di Carlo Massarini.
Sono gli anni pesanti dell’eroina ovunque, ed ecco live Betty Tossica dei Prozac+ , band composta da Gianmaria, Eva Poles ed Elisabetta Imelio. Il brano è estratto dal loro secondo album “Acido Acida“.
Si alternano aneddoti storici e divertenti sulla nascita dei Prozac+, come la preparazione di tante audiocassette destinate ad addetti ai lavori del Festival musicale di Jesolo, in cui suonarono tardissimo davanti a pochissime persone.
Il senso di frustrazione, la preoccupazione di aver consegnato inutilmente la loro musica ed un telefono che squilla il giorno dopo in corridoio, dove dall’altro capo c’è Carlo Albertoli, uno dei fondatori della Vox Pop che li vuole mettere sotto contratto.
Arriva anche una chiamata da una major ma la scelta inizialmente sarà di rimanere nel mondo indipendente.
I racconti scorrono fluidi, ed io immagino in maniera precisa quel telefono in quel corridoio. Partono le note di Più niente.
Terminata l’esperienza Prozac+ dopo dieci anni, passa un periodo di inattività e nel 2009 prendono vita i Sick Tamburo duo di Elisabetta Imelio e Gian Maria..
Questo sodalizio nasce dal realizzare di avere stessi gusti, stesse opinioni, una grande attrazione. Tante canzoni scritte da Gian Maria sono dedicate ad Elisabetta e ci fa ascoltare Mi Mandi fuori.
E‘ Elisabetta a chiedere a Gianmaria di aprire un progetto nuovo, di poter cantare, il che richiede un approccio diverso alle linee melodiche privilegiando un cantato ritmico “da bassista“, che sarà poi la caratteristica che conosciamo dei Sick.
Si prosegue con So che sai e La mia mano sola tratta dal secondo album in studio “A.I.U.T.O” e Il Fiore per te dal terzo album “Senza Vergogna“ del 2014.
Arriva il “patatràc“, il crollo, il guaio, il dolore, l’essere attoniti di fronte alla malattia di Elisabetta. Inizia la parte del racconto più toccante intimo, commovente.
Nella difficoltà di affrontare la malattia della sua amica, lo slancio è verso la scrittura, ci racconta delle sette volte al giorno in cui si sentono al telefono, si raccontano. Nasce Giorno Nuovo.
Per affrontare questo dolore, Gianmaria approfondisce gli insegnamenti orientali sulla morte e sull’importanza di vivere il presente, il “qui e ora”.
E‘ in questo periodo che scrive La fine della chemio, registrazione che invierà in una delle innumerevoli mail ad Elisabetta.
Le suscita un senso di forza, euforia, tanto da manifestare il desiderio che tutte le persone che attraversano questa esperienza di malattia, possano provare la stessa energia e forza interiore. Nascerà nell’arco di due anni una nuova versione del brano a scopo benefico, per donne operate di cancro, che vede la collaborazione di Jovanotti, Elisa, Manuel Agnelli, Tre Allegri Ragazzi Morti, Prozac+, Samuel, Meg, Lo Stato Sociale e Pier Paolo Capovilla.
I Sick Tamburo, su indicazione di Elisabetta continuano a suonare. Ricordo che nelle interviste e nei live si presentavano come “collettivo“ una scelta che teneva viva la sua presenza, anche quando il suo ruolo di bassista mascherata veniva affidato ad altre colleghe.
C’è un nuovo entusiasmo, una nuova progettualità tra i due musicisti. Nasce l’idea di raccogliere interpretazioni in stile “punk melodico” dei loro brani, arricchiti da arrangiamenti più rapidi e incisivi rispetto alle versioni precedenti, che immaginano di raccogliere all’interno di un disco da chiamare “Back to the Roots“.
Si prospetta l’idea di un tour estivo, sale il fermento. Non ci sarà tempo di veder fiorire questo progetto insieme, Elisabetta viene a mancare il 29 febbraio 2020.
“Back to the Roots (Forse è l’amore)” vedrà la luce nel 2021.
Gian Maria racconta di come percepisca ancora adesso la sua compagna musicale ancora ben presente e vicino.
In questa serata ci ha accompagnato in trent’anni di racconti, dove, mentre ci raccontava le vicissitudini dall’interno, parallelamente ho rivissuto i miei periodi di vita legati alle loro canzoni.
Grazie Gianma, mi hai regalato uno storytelling denso di dolcezza, emozione, non credo sia facile trasmettere pubblicamente con questa intensità, l’intimità condivisa senza veli.
La storia si è dipanata nella mia mente come una sequenza cinematografica, vivida e coinvolgente.
Attraverso le tue parole sono entrata in un momento musicale storico ed è come se mi avessi fatto rivedere i bellissimi occhi di Elisabetta, la sua energia.
Appena sceso dal palco, mi hai raggiunta con parole dolci e piene di calore. Grazie per la tua sensibilità, per l’apertura di cuore che hai portato anche nel nostro scambio dopo il concerto. La tua umanità è un dono raro e prezioso.


