“Una vaga nostalgia, un senso di mancanza o perdita, a volte accompagnato da pensieri sul passato, su ciò che è stato o che avrebbe potuto essere”: questa, secondo l’internet, è la definizione di malinconia.
Mi capita spesso di aver bisogno di questa sensazione, nei miei momenti di riflessione, perché questo stato d’animo è eccellente per stimolare i pensieri, l’introspezione e la creatività.
Pare che con la malinconia nascano le opere più belle, e sembra che se invece abbandoni questo velo di tristezza e ti lasci pervadere dalla gioia, la capacità di produrre meraviglie viene meno. Si tratta anche di un mood eccellente per fruire della musica, dal lato dell’ascoltatore, a mio avviso.
Recentemente è accaduto che questa malinconia sia diventata sia soggetto che oggetto del mio ultimo ascolto, dando forma a una delle esperienze per me più profonde e riflessive legate alla musica.

Protagonista di questa esperienza è il secondo e ultimo lavoro di Merli Armisa, nome d’arte di Michele Boscacci, in uscita il 23 maggio.
Il bellissimo e armonico titolo dell’album, “Ortensie Comete”, ha contribuito, da solo, a catapultarmi nell’universo delicato del musicista di Sondrio, classe ’96, quasi come una premonizione.
Michele è cresciuto in un contesto familiare in cui la musica ha sempre avuto un ruolo importante, ed era considerata molto più che intrattenimento: il padre era membro della storica band Asma mentre il fratello, Carlo Boscacci, è il frontman dei Ricche le Mura, oltre che penna del progetto Bosco da Soma.
Merli Armisa ha realizzato un primo disco, quattro anni fa, dal titolo “Lleb”, da cui risultava già un artista diverso, di quelli che non puoi paragonare o accostare al resto del mondo, tanto che qualcuno ha ascritto la sua produzione allo stile definito come “frammentarismo”, per indicare l’unicità e la commistione di suoni, spesso apparentemente (o volutamente) casuali, ma in ogni caso miscelati in un risultato spiazzante e anticonvenzionale.

Ma è con “Ortensie e Comete” che l’identità di Michele è definita ulteriormente, e se decidi di approcciarti a un disco così, allora puoi fare due cose: puoi cercare di carpire qualcosa di noto – in quello che stai ascoltando – e aggrappartici, se cerchi certezze. Oppure – come ho fatto io – puoi mollare la presa e seguire il flow di questa piacevole e indecifrata avventura artistica.
Per incasellare un poco e non spiazzarvi troppo, o almeno rendere comprensibile il territorio che stiamo esplorando, provo a darvi qualche parola chiave per quietare un pochino una possibile e lecita confusione: ambient, gentilezza, Asia.
Consiglio di non scordare mai questi tre vocaboli, se vi immergerete nell’ascolto di “Ortensie Comete”: non fatelo, già da subito, neppure appena partirà la title track strumentale, un esordio gentile fatto di tintinniii di chitarra, acute voci vibranti e sconnesse, sfalsate, che mi sembrano quasi un “riscaldamento”, un gorgoglìo di voce e strumenti scomodati per preparare orecchio e anima a quel che verrà. Quasi il suono di un acchiappasogni giapponese, ecco cosa mi ricorda.
La gentilezza estrema di questo disco è ben espressa in Koto: un brano dalla ritmica piacevole, cadenzata e ossessiva ma altalenante. Di una delicatezza immensa, espressa da parole cercate, curate e rispettose (“grazie”, “albore” “grembo”).
Se mai avessi bisogno di una nenia, questa potrebbe essere senza dubbio Al Cader della Giornata” nella quale quel bel sound evocativo e nostalgico, con echi anni Novanta, strumenti a percussione e a corda si inseguono e si sfuggono, tentennano e si scartano, a creare una base melodica che pare una canzoncina che desidera far dormire.

L’ ”antipasto” che ha anticipato “Ortensie Comete” è stato Capelli Argento, una bella ballata shoegaze dal sound orientaleggiante e non convenzionale, esattamente come tutto il resto de disco, caratterizzata da addirittura tre virate sonore.
In questo pezzo l’autore ha inserito un tributo a Yamabiko, un personaggio dalla storia molto peculiare e tormentata proveniente dall’anime “Sonny Boy”: l’aura nostalgica e malinconica pulsa molto forte, tanto da allineare sempre più il mio mood, come vi accennavo all’inizio.
Merli Armisa sperimenta e accosta strumenti classici e synth a piacimento, senza uscire mai da un margine di contorno che denota lo spazio di “Ortensie Comete” e che descrive l’album come ben definito da una forte identità; alterna canzoni finite a brani strumentali e intermezzi (Koto 2, Koto 3), utilizza arpeggi, campionamenti, chitarre acustiche e pianoforti, voci oniriche, sdoppiate e ovattate, passando dal sound ambient (come ne Il Cielo è così terso, o l’ipnotica cavalcata calma Sei qui con me) ha impronte quasi hardcore (Tutti i Gioielli picchia veramente forte prima di lasciare spazio alla quiete).
E ogni tanto, finalmente, è bello avere qualcuno che predica bene e agisce altrettanto: Michele ha messo in pratica la quiete trasmessa anche nei tempi di realizzazione del disco, nato in ben quattro anni di lavoro tranquillo e ponderato.
In questo contesto ascolterete anche brani che evocano un sogno senza tempo, che pare trasportato nella realtà presente: questa mi è parsa l’essenza di Ti ho sognata …appena prima dell’Alba.

E ancora, in ”Che ne Sarà” permane il sound giapponese con i suoi doppi suoni e voce con, al termine, un’ Easter egg: parte – a sorpresa- un frammento della soundtrack di “Dreams – Il Villaggio dei Mulini” di Kurosawa.
“Ortensie Comete” si conclude con il poetico testo di Astro del Cielo, ascrivendo tutto questo ascolto a un indefinito ricordo di un qualcosa che è accaduto ma di cui i tratti stanno per scomparire: “proprio ora che mi cominciavo a ricordare”.
Si chiude il viaggio di questo disco circolare, sussurrato, rispettoso e lontano da tutto quanto io abbia mai ascoltato o immaginato di ascoltare.
Un disco che presta attenzione alle parole, che si prende il suo tempo, che non sentiremo nelle radio dei centri commerciali (sarebbe un augurio, il mio, oltre che un complimento). Che ammicca a terre lontane, provando a farne propri suoni e aspetti di una cultura distante. Infine, un disco che vi consiglio di scoprire senza fretta, anche se, di certo, è una pratica che non va di moda.
Tracklist:
01. Ortensie Comete
02. Koto
03. Al Cader della Giornata
04. Capelli Argento
05. Koto 2
06. Il Cielo è così terso
07. Sei qui con me
08. Tutti i Gioielli
09. Ti ho sognata… appena prima dell’alba
10. Oh, mio amor!
11. Koto 3
12. Che ne sarà
13. Astro del ciel
Foto Sergio Pontillo


