In un periodo storico in cui il mondo intero si arruola alla politica della guerra e della violenza, i Corimè, Roberto e Maurizio Giannone, cantano il “Disarmo”, ultimo lavoro autoprodotto uscito l’otto novembre scorso e che stanno presentando sui palchi in questa versione live che dona al disco una maggiore percezione di questo viaggio intimo, caratterizzato da armonia universale, da abbracci e da empatie avvolgenti.
In questa calda serata di fine primavera i due fratelli siciliani, ormai parte integrante della scena musicale bresciana, hanno suonato insieme alla loro band in un contesto poetico e raccolto, nell’incantevole cortile del Palazzo Barbieri di Padenghe, sul lago di Garda.
In questo territorio sono molto presenti da diversi anni ed hanno conquistato un seguito di pubblico appassionato che apprezza l’autenticità che li contraddistingue ed anche la loro versatilità artistica, che li vede spesso immersi nelle pietre miliari del cantautorato, come nel caso dei loro numerosi tributi a De Andrè o a Lucio Dalla, fino ad eventi che vedono la musica fondersi nel teatro. Stasera però, l’attenzione è focalizzata sull’ultimo disco “Disarmo”.

Un album di indulgenza, di inclusione, di tolleranza nata dall’immersione nell’altro. Concetti anni luce lontani da buona parte delle idee che violentemente attraversano la nostra strada ogni giorno, ma che i fratelli Giannone ci ricordano e profondono ad ogni nota, invitandoci a prenderci quel momento di pace e raccoglimento interiore per comprenderlo e respirarlo, buttando dentro bellezza ed espellendo quelle energie tossiche da cui spesso veniamo annientati.
Bastano veramente pochi minuti del loro live per percepirlo, grazie alla loro sapiente attitudine a far parlare gli strumenti, alle loro voci che danno la parola a chi non sempre può comunicare fino in fondo. Il loro pubblico lo sa bene, è composto da persone di età diverse, attente ed aperte, educate e rispettose e stregate anche dagli ottimi musicisti che li accompagnano.

Non è un mistero che Roberto e Maurizio siano delle “macchine” sul palco, abituati a suonare insieme da quando erano fanciulli, hanno acquisito un’intesa rara, come se fossero legati da un filo invisibile che li fa viaggiare in sincrono senza guardarsi o parlarsi, come se un’energia per noi incomprensibile sancisse quel legame profondo che si riflette anche nella loro musica.
Ne è esempio il loro racconto prima di iniziare a suonare I quattro colori della mia città, in cui ne spiegano la genesi.
Tornando la sera tardi da un concerto, Maurizio accende la radio e gli capita di ascoltare il racconto di un professore di Aleppo, riuscito a fuggire dalla sua città sotto i bombardamenti insieme alla moglie e al loro bambino.
Sull’onda di questa emozione forte, a casa a notte fonda, ha scritto il testo che il giorno dopo ha fatto ascoltare a Roberto. Il fratello gli risponde che proprio la notte appena trascorsa, continuava a ad avere in testa un giro armonico con un’idea di melodia.
Così gli chiede di ascoltarla ed incredibilmente nasce una piccola magia perché ogni parola scritta su quel foglietto stropicciato dove Maurizio aveva scritto questo testo, va ad appoggiarsi perfettamente alla musica che il fratello aveva generato nelle stesse ore di veglia.

Questo è un piccolo esempio di quale forza autentica sprigionino i Corimè.
La loro dote è anche il saper trasmettere questa coesione, tanto che chi suona con loro non può che non restare annientato da quell’energia.
Inevitabilmente, le anime belle si intercettano e si legano in maniera indissolubile.
Ed ecco infatti ad accompagnarli alle tastiere la splendida e metafisica Michela Manfroi (Scisma), Matteo Vallicella a scandire i battiti col suo basso e Osasmuede Aigbe che ci emoziona facendo urlare la sua chitarra elettrica con una passione che gli invidierebbero persino i chitarristi più osannati.

I brani del disco, soprattutto quelli in dialetto siciliano, scorrono unendoci tutti in un’unica luce, in un ritmo ancestrale che conduce in un viaggio che lascerà il segno agli animi più sensibili, a quelli più duri forse aprirà un piccolo varco che permetterà di trovare una chiave per aprire porte che non avrebbero mai immaginato di poter varcare.
Della serata porterò con me momenti di commozione particolarmente forti.
Quello che posso condividere adesso è l’intro a Prima di tutto, una canzone che “ha assunto una dimensione particolare, unica, un sentire nuovo per il fatto importante che questa canzone è stata scritta insieme ad un’anima bella, ad un amico e ad un grande cantautore italiano che purtroppo ha lasciato il suo corpo a dicembre scorso”.
La dedica dei Corimè, stasera ed ogni volta che eseguiranno questo brano, sarà sempre rivolta a Paolo Benvegnù.
Come dicevo prima, le anime si chiamano e quando si trovano, creano qualcosa di inscindibile ed eterno, disarmate e senza pregiudizi.
Setlist:
01 Semu ci semu
02 Noi e loro
03 Prima di tutto
04 Hai perso
05 I quattro colori della mia città
06 Blu
07 Disarmato
08 Quando si tratta di te
09 Ci sei ancora tu
10 Amu la terra mia
11 Una linea
12 La sera dei miracoli (cover Lucio Dalla)


