Queen.Rock Montreal: nei cinema dal 25 Settembre al 1° Ottobre

La rimasterizzazione digitale del concerto dei Queen live in Montreal regala grandi sorprese, sia per l’incredibile qualità delle immagini – parliamo di un concerto di 44 anni fa – sia per il sonoro strabiliante, in cui ogni nota della chitarra, del basso, della batteria e dell’ineguagliabile voce di Mercury fa davvero venire i brividi.

Queen Rock Montreal inizia con una strabiliante versione, quasi metal, di We Will Rock You: un’apertura che, più che una promessa, è una vera e propria dichiarazione.
Sei venuto a vedere i Queen? Ebbene, preparati allo show!

Segue Let Me Entertain You. Freddie e il bassista John Deacon indossano un chiodo in perfetto stile inglese, e la linea musicale è la stessa dell’apertura: chiudendo gli occhi, se non fosse per l’imponente voce di Freddie, sembrerebbe di ascoltare i primi Iron Maiden.

Arriva Play the Game. Freddie al pianoforte commuove, come in una favola per bambini. Sorprendono le incursioni chitarristiche di Brian May, che danno ampio respiro al piano e alla voce, per poi farsi spazio e incalzare, come in una danza musicale già scritta, fino quasi a trasformare il tutto in un concerto prog.

Somebody to Love è dolce, melodica, intrigante. Flirta con il pubblico, portandolo subito sul gradino più alto: quel podio da cui si può osservare tutto il panorama targato Queen.

Killer Queen è una ballad divertente, teatrale, unica, nel più puro stile della band.

I’m in Love with My Car è cantata con voce roca dall’ugola di Roger Taylor, impegnato sia alla batteria che al microfono. A tratti zeppeliniana, a tratti vicina agli Scorpions degli anni ’70.

Con Get Down, Make Love ritorna Freddie, e la differenza si avverte subito: sale l’intonazione, sale la pressione vocale.

Con Save Me scopriamo un May inedito al pianoforte. Una ballata intensa, con un Freddie solista che si lancia in mezzo al pubblico.
Verrebbe voglia di essere lì, sul palco a cantare con lui — come in un moderno karaoke… se non fosse che il karaoke, all’epoca, non era ancora diventato un’abitudine popolare!

In Now I’m Here un Freddie superman che definisce il suo ruolo .

Dragon Attack si apre con un Mercury in veste di domatore di leoni, che incita il pubblico e lo guida facendogli fare esattamente ciò che vuole.
Il frontman è un tutt’uno con lo show: suona anche semplicemente schioccando le dita.
È talmente immerso — ed immersivo — da non accorgersi che quel gesto sarà, alla fine, soltanto un ornamento visivo.

Brian May, in Love of My Life, tesse la sua ragnatela con la chitarra a 12 corde, mentre Mercury lo segue magistralmente, come fossero i precursori degli Extreme.
Il pubblico applaude: anche quello del cinema, che ci fa sentire tutti lì, nel 1981, in Canada!

Arriva Under Pressure, ma non per loro, che anche qui danno il massimo. Manca solo Bowie come ciliegina sulla torta, ma questo purtroppo non accadrà.

Keep Yourself Alive inizia con un tamburello, che viene poi scagliato via per lasciare spazio alla pantera Freddie, che passo dopo passo conquista i metri di palco con una sicurezza e un passo felpato unici nel loro genere.
Forse, insieme a Plant, sono i più grandi rock’n’roll men inglesi!

Arriva il solo di batteria, seguito dal solo di timpani giganti, e infine il solo di chitarra di May, arricchito da un delay dal sapore pinkfloydiano.

Flash, a mio parere, è il brano meno riuscito del concerto. Non per l’esecuzione, ma perché poco “Queen”.
Si prosegue con la saga di Gordon con The Hero, ma qui l’unico vero eroe è proprio Mercury.

In Crazy Little Thing Called Love, Freddie entra in scena con una dodici corde acustica, come un “dio greco” anglosassone, molto più ginnico del “re bianco” del rock’n’roll, Elvis. Viene voglia di ballare rockabilly!
Così come Jailhouse Rock fa venir voglia di ballare boogie.

I ragazzi hanno imparato la lezione e superato il maestro. Arriva Bohemian Rhapsody: l’emozione, la voce unica, la Heineken sul pianoforte.
Il ricordo d’infanzia prende forma nei tasti del pianoforte, nelle parole e nei soli di May.

Another One Bites the Dust ci regala un Deacon totalmente azzurro, un folletto ritmico. Nel frattempo, Mercury rimane in pantaloncini da tennis bianchi, berretto da baseball e polsino rosso da tennis.
Sta giocando la partita del rock’n’roll… e la sta vincendo!

Sheer Heart Attack arriva quasi a essere punk.

Finale dirompente e ipnotico, con un Freddie a piedi nudi che conquista tutti!
We Will Rock You è urlata e percossa sotto al palco dalle prime file, in perfetta simbiosi con i talloni nudi di Freddie, che tengono il tempo come un metronomo umano.

We Are The Champions, amico mio, abbiamo vinto sui pregiudizi, sulle avversità della vita, su tutto ciò che non ha senso.

Arriviamo ai saluti finali: Freddie si inarca e si dimena, salutando entusiasta il pubblico, mentre Taylor accenna una flessione a terra.
Mercury — bandana al collo — è il rivoluzionario del rock!

I Queen sono come Wanna Marchi degli imbonitori musicali: ti convincono e ti trasportano lassù, dove nessuno era mai arrivato a venderti nulla prima d’ora!

God Save The Queen! Film consigliatissimo, soprattutto a chi non li ha mai vissuti o non li ha apprezzati abbastanza come me, quando erano ancora in carriera.
Rapiscono, catturano e ti ritrovi all’improvviso a essere un loro fan.

Al cinema come evento speciale per Nexo Studios, solo dal 25 settembre all’1 ottobre (elenco sale su nexostudios.it, prevendite aperte).

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