La band Maquillage nasce nel 2022 in Belgio tramite l’incontro di Gioia Podestà e Nick Symoens.
Tra shoegaze, post punk e dream pop, nel loro album di debutto “ArMOR” si creano sonorità piene di rabbia, dolorose ma non per questo pessimiste, piuttosto quel tipo di sofferenza che entra dentro così tanto da liberarci e lasciare spazio a note intense, lunghe e boccate d’aria fresca.
Se dovessi pensare al tema che personalmente mi è sembrato preponderante nel disco e nella costruzione della musicalità penserei sicuramente alla paura di essere amati, quegli infiniti andirivieni che solo chi vuole aprirsi ma non ci riesce può fare.
È come se questa sentenza (tra mille virgolette) fosse scritta dall’alto e contemporaneamente trovasse nell’alto la sua liberazione.
Lo possiamo vedere analizzando alcuni titoli principali tra cui Death from Above, Moon, Cosmic Crcles.
Are You Safe? è caratterizzata da sovrapposizioni sonore suggestive e atmosferiche che riflettono la sensazione di cercare rifugio in un caos emotivo.
Ciò che può risultare una semplice esperienza individuale si espande, allarga se stessa fino ad arrivare a un punto in cui è inevitabile dire “I feel so small” (Moon).
Il punto dell’album è proprio questo infatti: l’amore può essere difesa o una maschera?
Questa forte disillusione e fondamentalmente paura viene mostrata per quello che è senza edulcorarlo, con luci e Shadows.
Questa maschera dell’amore sembra trovare il suo motivo di esistenza dalla scarsa considerazione di sé, che è sia generale che universale, perché sentirsi piccoli, tra luci e ombre, è una sensazione che abbiamo provato tutti.
Possiamo fare qualcosa a riguardo?
L’album non dà risposte precise, piuttosto insiste su questo sempiterno ritorno “Coming in, coming back” (Desire).

Non si tratta di un ritorno forzato, sembra suggerire l’album, quanto piuttosto la voglia di superate i propri limiti e non lasciare che vincano e determinino la nostra vita e le nostre relazioni “There is a man just on the edge”, (Desire) si tratta di ritorni profondamente umani e pensati, che abbassano la potenza del creato all’esistenza individuale.
Non siamo solo assoggettati all’esperienza naturale e completamente succubi ad essa, sembra suggerire il brano, quanto piuttosto esseri umani senzienti che anche in un dolore che non si sono scelti cercano e lottano per ottenere la vicinanza degli altri.
“Come closer” possiamo ascoltare semplicemente e non per questo con meno potenza dal testo di Closer. Questo sembrare di cercare il dolore non ne giustifica l’esperienza, quanto piuttosto rappresenta un filo conduttore che collega tutto l’album.
Da un inizio molto concentrato sull’esterno, che apparentemente schiaccia e non lascia via di fuga, pian piano i nodi si sciolgono sempre di più lasciando spazio solo al desiderio, Desire.

I testi asciutti e incisivi caratterizzano questo progetto e lo rendono ancora più ricco di sfumature. È come se la liberazione e la capacità di dire “scelgo io” fosse rappresentata nel modo più viscerale possibile, non una disamina lunga e articolata, intellettualistica, quanto piuttosto un grido che viene ridotto alla sua forma più primitiva e potente, rabbioso e allo stesso tempo disperata richiesta d’aiuto.
E lo vediamo anche attraverso la musicalità finale di Desire, quasi come se ci fosse un’assoluzione, una tranquillità, dopo tanti giri, dolori, cerchi simili a un serpente che si morde la coda.
Raramente apprezzo così tanto un album. Un grido potente e rabbioso che analizza e si apre al mondo, a metà tra ragione e sentimento, l’unica via per vedere davvero le cose. Consigliatissimo.
Tracklist:
01. Death From Above
02. Again
03. Are You Safe?
04. Cosmic Circles
05. Shadows
06. Moon
07. Drift
08. Flowers
09. Closer
10. Desire


