Una piacevolissima notizia ci ha raggiunto in questi giorni: i Glazyhaze – talentuosa band veneta dalle influenze shoegaze – sono nominati ai MME Awards.
Lo scorso marzo era uscito il loro ultimo album, “Sonic”, un piccolo gioiellino che ci è rimasto nel cuore, che sa creare un’atmosfera ovattata ed eterea, come solo pochi ascolti sanno fare.
Siamo dunque molto contenti di aver rivolto loro qualche domanda per conoscere il loro stato d’animo e la loro reazione alla lieta notizia.
Ciao ragazzi, complimenti per la vostra meritatissima nomination ai MME Awards 2026! Sono molto felice ed emozionata perché noi di The Beat abbiamo adorato il vostro “Sonic”, e personalmente è tuttora tra i miei ascolti abituali.
Parto con una domanda semplice ma complicatissima allo stesso tempo: come state, in relazione a quello che sta accadendo?
Ciao, grazie mille per i complimenti! Come stiamo? Sicuramente la notizia della nomination è stata una splendida sorpresa per noi!
Ci siamo sempre sentiti molto legati all’Europa e abbiamo sempre avuto un forte desiderio di girarla suonando, quindi l’essere tra i 15 progetti selezionati per i MME Awards ci ha reso davvero fieri.
Anche se abbiamo sempre cercato di dare al progetto un’impronta internazionale, restiamo comunque dei ragazzi che operano e creano in periferia, e il mondo là fuori è enorme. Proprio per questo siamo molto orgogliosi del percorso che abbiamo fatto e di ciò che abbiamo costruito finora, ricevere riconoscimenti come questo ci riempie di gioia.

Spesso ci facciamo dei piani, per la nostra vita, programmiamo mesi e anni a venire, ma a volte dobbiamo mandare a monte tutto perché poi “quello che deve accadere, accade” come dice qualcuno.
Voi avete mandato a monte altri piani e progetti perché poi i Glazyhaze “sono accaduti” oppure era esattamente questo il progetto a cui avete sempre pensato?
Nel caso mio (Irene) e di Lore, questo è il primo progetto, e lo sentiamo davvero nostro, con il sostegno di Fra e di Seva abbiamo iniziato a crederci tantissimo fin dai primi passi. Finora nessuno di noi ha dovuto mandare a monte altri piani per seguire i Glazyhaze: ognuno, a modo suo, è riuscito a incastrare il progetto con la vita privata, il lavoro e gli altri impegni musicali, ti direi che la dimensione in cui si trova attualmente il progetto lo permette ancora.
Se però le cose continueranno a crescere come speriamo, e come hai citato, “quello che deve accadere, accade”, siamo pronti a inseguire questo sogno fino in fondo, è quello che desideriamo.
La dimensione live per voi è molto importante: percepite differenze significative – musicalmente e lavorativamente parlando – a seconda del luogo geografico nel quale suonate? Avete preferenze per quanto riguarda la “dimensione” che fa da sfondo ai vostri live o, addirittura, avete un vostro luogo del cuore?
Le differenze principali che abbiamo notato a livello di live riguardano l’Italia rispetto al resto d’Europa. In paesi come Germania, Olanda e Austria i promoter sono molto premurosi, le venue mediamente ben attrezzate e il pubblico più aperto e curioso, interessato anche a progetti underground e nuovi come il nostro.
Se dovessimo citare alcune città che ci hanno lasciato ricordi indelebili, sicuramente menzioneremmo Londra e Parigi.
Tra le venue che ci hanno colpito di più, il Supersonic si distingue non solo per la sua storia e attività, ma anche per la bellissima energia e connessione che si è creata col pubblico quando ci abbiamo suonato. Una menzione speciale va anche al nostro amatissimo Covo Club di Bologna, dove ci sentiamo sempre a casa.

Come ho scritto nella recensione del vostro disco, credo che questo sia un po’ l’anno dello shoegaze e sono molto felice che tante orecchie anche nel nostro paese stiano ascoltando queste sonorità; inoltre sono piacevolmente sorpresa anche dalla quantità di artisti italiani che scelgono di suonare con questo tipo di approccio, tra l’altro con ottimi risultati (voi ne siete un esempio, ma cito anche, tra tutti, i veronesi Zugabe): voi come avete scoperto e conosciuto il genere che suonate?
Credo che Fra e Seva, che sono un po’ più grandi di me e di Lore, ascoltassero già da tempo shoegaze, mentre per noi è stata una scoperta più recente.
Lore si è appassionato a giocare con delay e pedali durante le scuole superiori, scoprendo poi che esisteva un intero genere basato su questo approccio
Io invece ho scoperto il genere durante la pandemia sulla piattaforma RateYourMusic, ma non avrei mai pensato che mi sarei ritrovata in una band shoegaze!
A proposito di “scena nostrana”, che cosa ne pensate del sottobosco musicale attivo nel nostro paese? Ci sono artisti che avete voglia di menzionare?
Crediamo che in Italia esistano e stiano nascendo diverse realtà interessanti, sia per il genere sia legate ad un altro tipo di sonorità. Alcuni progetti che ci piacerebbe citare e che stimiamo sono Chiaroscuro, Treflip, Yumeia, Quercia, Massimo Silverio, Torba.

Che cosa vi aspettate da un’esperienza come i MME Awards?
Dai MME Awards ci aspettiamo di conoscere tante persone e realtà diverse, e di vedere come vengono gestite le cose a un livello “superiore”, professionalmente parlando.
Siamo pronti ed entusiasti di metterci in gioco: farci conoscere, ma anche creare legami con artisti e addetti del settore che arrivano davvero da ogni parte, ascoltare le loro storie e scoprire come vivono la musica e l’inseguimento dei loro sogni.
Al di là del discorso dei premi, ciò che ci entusiasma di più è essere proiettati in questa realtà, sarà sicuramente stimolante e ci arricchirà, sia artisticamente che personalmente.
Ci raccontate come nascono i vostri brani, e da dove traete le tematiche che traslate in musica? Avete un metodo creativo che guida la scrittura dei vostri pezzi oppure la loro origine è maggiormente istintiva?
Il nostro modo di scrivere è istintivo e molto semplice in realtà, chi ha idee le condivide con gli altri e iniziamo a costruire insieme. Ognuno ha una voce e piena libertà nel mettersi in gioco, è un ambiente molto safe e stimolante per creare.
Per quanto riguarda le tematiche dei pezzi, essendo io la persona che scrive i testi, sono naturalmente legati alla mia esperienza e a quello che sento di voler raccontare in quel momento. Tengo un piccolo diario in cui segno idee, frasi e immagini, e generalmente quando devo scrivere testi o mi vengono in mente parole direttamente ascoltando la musica, oppure riprendo i concetti annotati. In questo processo i ragazzi non sono troppo coinvolti, ma se qualcuno di loro volesse cimentarsi, non lo escluderei affatto!

Avete già pensato a un “sogno proibito” che vi piacerebbe realizzare se l’esperienza dei MME Awards vi portasse “più in alto”, per esempio collaborazioni o opening?
Ci sono molti sogni proibiti! Sicuramente suonare nei maggiori festival europei come Primavera Sound, Glastonbury, Rock En Seine, Sziget e (puntando molto in alto ahah) fare tour di supporto a band come The Marias o Fontaines D.C.
Ci raccontate un episodio simpatico o bizzarro legato alla vostra carriera che non avete mai raccontato a nessuno?
In tour succedono sempre mille cose e si incontrano i personaggi più improbabili, ma c’è una storia in particolare che credo non abbiamo mai raccontato a nessuno.
L’anno scorso, durante un tour, siamo stati ospitati per una notte a casa di un ragazzo che non conoscevamo, amico di amici di una fan.
All’inizio sembrava tutto tranquillo: lui era carino e super disponibile, e la serata a casa sua dopo il concerto era piacevole, eravamo davanti al fuoco a bere un vinello e a coccolare i suoi gatti. Poi però la situazione ha preso una piega strana ed è diventato tutto inquietante, lui è diventato molto strano e cupo e poco dopo è arrivata altra gente sospetta, non capivamo bene cosa stesse succedendo e siamo stati abbastanza in ansia per il resto della permanenza.
Ad una certa, nel pieno della notte, il ragazzo ha voluto portarci nel suo giardino per farci vedere delle galline, e lì abbiamo avuto un momento di vero terrore, ma per fortuna siamo ancora qui a raccontarlo!


