Boris Ćevapčići: la narrativa nell’estetica musicale

Paolo Prosperini, è un artista bolognese che milita in diversi progetti e si occupa principalmente di musica strumentale. Una delle sue passioni è però la canzone d’autore, e, attraverso lo pseudonimo Boris Ćevapčići decide di dare vita a un nuovo progetto che esordisce con un album sulla lunga distanza intitolato “Per amore o per mancanza di idee migliori”.
The Beat ne ha approfittato per incontrarlo, far una chiacchierata, e scoprire qualcosa di più su questo amore.

Buongiorno Boris! Il disco che ci proponi viene da te descritto come un album costituito da “un’unica storia narrata da diverse voci”. Puoi raccontarci qualcosa di più? Chi sono i personaggi coinvolti in questa storia? Quanto sono attendibili e sinceri in ciò che descrivono attraverso i tuoi testi?

Le voci diverse, a dire il vero, sono più legate ad un discorso di estetica musicale che di senso narrativo. Tuttavia, servono a rendere chiaro che il protagonista della storia, non è un singolo personaggio, ma piuttosto una relazione che si evolve o meglio, che degenera.

Non è un album autobiografico, anche se ovviamente qualche pezzo di verità personale, nella finzione, salta sempre fuori.

Parlando invece della parte strumentale, mi piacerebbe avere da te delle coordinate in più e conoscere qualcuna delle tue preferenze musicali. Nello specifico, chi ti ha maggiormente ispirato nella composizione di “Per amore o per mancanza di idee migliori”?

Le influenze sono tantissime, quando ho cominciato a scrivere l’album ero particolarmente in fissa con la colonna sonora di un film di Piero Piccioni che si intitola “La Parmigiana”. Diciamo che sono molto affezionato al filone del “latino all’italiana”, per me ha qualcosa di confortante e, inizialmente, volevo dare quel mood a tutto il disco.
Poi dentro c’è un po’ di tutto… da Chopin agli Squallor fino ad arrivare agli Irakere.

Un pezzo caratterizzato da un’atmosfera decisamente notturna è Marabout. È quasi una ninna nanna nella quale canti: “Tu sei il mio marabout; di luce io non ne ho più. Quel che ho scelto l’hai scelto tu”. Mi ha fatto pensare ad un amore tormentato; una delle due parti confessa all’altra che lo vede come un mistico, un santo (per l’appunto, un marabout), e che si affida a lui (o lei), poiché la sua luce si è spenta. Un attimo dopo, però, lo accusa di tutte le decisioni prese dalla coppia. Cosa ne pensi di questa lettura?

È sicuramente una lettura corretta anche se “tormentato”, oggi come aggettivo, è sostituito da “tossico”. Parla del dualismo nella tossicità in una relazione e del fatto che infine sia lo stregone, che la vittima dell’incantesimo, sono soli.

Puoi dirmi qualcosa sul processo compositivo? Ad esempio, hai riscontrato differenze sostanziali tra questo disco uscito a nome Ćevapčići, rispetto a lavori precedenti? Si è rattato di un’uscita estemporanea, oppure, dopo il singolo La Battona Dorata, e questo disco, hai aperto un nuovo corso?

Ho sempre e solo scritto album di musica strumentale, è la prima volta che scrivo canzoni. Il processo è stato inevitabilmente diverso rispetto agli altri lavori. Sono abbastanza sicuro di avere aperto un nuovo corso. Le parole, paradossalmente, mi fanno sentire molto meno esposto e di dover dare molte meno spiegazioni.

All’ascolto è evidente la cura dei dettagli e la ricchezza del tappeto sonoro. Sono infatti presenti, oltre a strumenti “tradizionali” (chitarra, tastiere, basso e batteria), anche contrabbasso, violino, viola, violoncello e tromba. E’ un tuo disco nel quale è presente il contributo di una bella squadra a sostegno. Quanto sono stati importanti gli ospiti? Hanno contribuito attivamente alla creazione dei pezzi, oppure sono entrati in studio solo per cesellare il tuo lavoro?

La composizione e arrangiamento dei brani li ho curati io, salvo qualche aiuto esterno qua e là. Tutti i musicisti, in un modo o nell’altro sono stati fondamentali per la riuscita del disco. In particolare, il percussionista presente in tutto il disco, che mi ha sempre supportato dall’inizio di questa disavventura.

Riprendo il titolo del tuo esordio: l’amore è un’alternativa ad una mancanza di idee migliori. Come mai ci troviamo sempre impelagati in questa alternativa difficile e impegnativa e non riusciamo invece a dedicarci ad altro?

Probabilmente perché cerchiamo un colpevole. Non abbiamo avuto idee migliori… la colpa deve essere per forza di qualcun altro. Di solito quel qualcun altro è chi ci sta di fianco e viceversa.
Poveretti che siamo…

Vorrei soffermarmi sulla parte visiva. Siamo in piena era della musica liquida, eppure ritengo l’immagine fondamentale per il concept. Innanzitutto, complimenti per le copertine dei singoli e le foto promozionali. Nello specifico del disco, mi piace l’idea di sedersi in spiaggia come se si fosse nel soggiorno di casa. È stata una tua idea? Puoi raccontarci un aneddoto legato alla copertina?

Le foto sono state scattate da Sara Becagli a Cesenatico in un gennaio nebbioso. L’idea mi era venuta per promuovere il brano “un pezzo alla moda”, che sarebbe uscito come singolo e, trattandosi di un brano domestico, mi piaceva l’idea di ricreare un salotto dentro una spiaggia d’inverno.

Un altro pezzo che si intitola Bolero per un amico che credevi fosse morto mi è piaciuto particolarmente. Il protagonista forse non porta rancore, ma in quanto essere umano e quindi imperfetto, pensa alla persona amata e che è morta, senza però tralasciare come lo faceva sentire quando lei lo derideva. Hai pensato a questo aspetto? Credo che in molti si immedesimeranno in un protagonista davvero umano.

Mi lusinga il fatto che tu abbia trovato così tanta aulicità in questo brano. Io volevo parlare banalmente di necrofilia. Ribadisco, l’album non è strettamente autobiografico.
Il brano è il punto di arrivo grottesco di un percorso che comincia da dubbi, crisi esistenziali di coppia cadute in un baratro, dove poi, sognando, ci si riprende un po’ usando la “mano destra”. Fino ad arrivare, per l’appunto, alla necrofilia.
Spero di non averti deluso

Per finire una curiosità. Alli Tosy, il brano che chiude il disco è semplicemente geniale. Data la lunghezza ridotta e la citazione della moglie di Sarkozy, ti chiedo questo: questo tipo di coda ti è stata suggerita dal disco di debutto di Carla Bruni?

Non ho avuto il piacere di ascoltare il disco della Carla, non so se mai lo avrò. Dove posso trovarlo?

Il riferimento è a “Quelqu’un m’a dit”, disco d’esordio del 2002 di Carla Bruni.  È di facile reperibilità sia nei negozi fisici che online. All’interno è presente in chiusura una canzone che si intitola La dernière minute, per l’appunto, un ultimo minuto prima di accomiatarsi. Ho trovato curiosa la tua citazione di Sarkozy e consorte e l’ho associata al tuo disco per via della breve durata.
Grazie Boris per la disponibilità. Alla prossima!

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