“The Whale” – Chantal Acda

The Whale: L’Urgenza emotiva che emerge dal profondo

Dopo una serie di progetti intimi – tra cui il bellissimo “Closer Distance”, disco in duo con il bravissimo musicista e compositore napoletano Bruno Bavota, e le prestigiose collaborazioni avviate già agli esordi con musicisti del calibro di Nils Frahm e più di recente con Bill Frisell e gli Atlantic Drifters – è arrivato il momento della sua nuova, significativa prova discografica.
Chantal Acda torna con “The Whale”, pubblicato per la Starman Records, un disco che segna un netto cambio di rotta pur nella continuità.
Lo stile dell’artista, riconoscibile fin dai suoi inizi, si presenta qui con una nuova, sorprendente energia.
Accompagnata da una formazione in cui spicca il bassista dei Deus, Alan Gevaert, la sua musica si allontana dalle atmosfere più raccolte per abbracciare un sound intenso e deciso.
L’apporto della band è stato fondamentale non solo nell’arrangiamento ma anche nella stesura dei brani, che infatti sono firmati collettivamente.
A confermare questo approccio, Chantal Acda stessa ha spiegato: “Per la prima volta i testi sono ispirati da storie che non sono solo le mie. Sono universali ma legate alle storie che giungono a me dai membri della band. È come un libro che abbiamo scritto tutti insieme.”


Nonostante questo approccio corale, emerge fin dalle prime note l’urgenza del suo tocco chitarristico e di quel songwriting personale che, dal 2013, ha definito l’eccellenza in ambienti come Berlino e dintorni, una vena creativa che ha trovato affinità con musicisti del calibro di Peter Broderick.
L’album si dispiega con la stessa maestosa urgenza con cui l’immagine della balena – un disegno semplice che ne esalta la purezza – si solleva dal profondo per sorvolare la superficie dell’acqua, portando in superficie un suono denso e vitale.
Otto tracce tese, intense, cariche di emozioni.

Sin dalle prime note, The Whale si impone con una melodia accattivante e incalzante.
È la voce di Chantal Acda, però, a tessere subito l’anima del disco, imprimendo a ogni frase quel senso di urgenza emotiva che ne sarà il tratto distintivo.
Il passaggio al formato band è immediatamente percepibile nei primi brani, dove il disco esplora la sua vena più dinamica.
In Safety, basso e batteria sembrano rincorrersi, creando un substrato ritmico pulsante che funge da tappeto ideale per l’ingresso della voce delicata di Chantal.

La successiva Heads continua su questa scia: è caratterizzata da un giro di chitarra rumoroso che si crea subito spazio nella mente, aggiungendo profondità a un suono più grintoso e ipnotico. Con i suoi quasi sette minuti di durata, il pezzo si pone in netto sprezzo alla moda del “tutto e subito”, dominata dai brani di tre minuti, portandoti sulla dimensione dell’ascolto prolungato e profondo.
Nonostante la nuova energia, l’identità dell’artista olandese si riafferma in brani che riportano l’ascolto ai suoi punti di forza compositivi.

In Hit the Verge emerge in modo preponderante il piano-forte, qui suonato da Niels van Heertum, uno strumento che è parte integrante del suo stile. Non a caso, nel 2024 l’artista ha portato la sua musica in tour, come in Italia, affiancata dal suo fedele musicista Gaetan Vandewoude.
Questa fase di raccoglimento si espande in Togetherness, che si apre con una sezione jazz in stile anni settanta data da un vivace tocco di spazzole sul rullante, prima che il piano e la voce ci riportino rapidamente su un terreno intimo e familiare.
A chiudere il trittico emotivo è Move Ourselves, il pezzo lento e sospeso d’atmosfera, dove musica e voce dipingono un affresco dalle tinte tenui, delicate e oniriche.
Il finale del disco sintetizza perfettamente il suo dualismo.
Rivers si apre con un arpeggio di chitarra che, unito al ritmo incalzante della batteria, crea un’atmosfera quasi post-rock.

Infine, Make it Work chiude il cerchio in modo esemplare, con un finale in cui la band apre il suo suono a sfumature semi-distorte per lasciare spazio alla voce di Chantal che rimane nuda nella sua bellezza.
Questa conclusione, potente e corale, arricchita dai fiati di Niels van Heertum che intessono una melodia definitiva, conferma che il disco è stato scritto in un autentico lavoro di gruppo, dando pieno spazio alla creatività di ciascun musicista come avviene nelle band più coese.
In definitiva, “The Whale” è un lavoro che convince pienamente.

Questo disco dimostra come la vena creativa di Chantal Acda non si accontenti mai, ma sia costantemente alla ricerca di collaboratori fidati e del giusto feeling per spingere la sua arte verso orizzonti sempre nuovi e, come in questo caso, migliori.

Tracklist:

01. The Whale
02. Safety
03. Heads
04. Hit The Verge
05. Togetherness
06. Move ourselves
07. Rivers
08. Make it Work