Ci sono progetti che nascono per occupare uno spazio e altri che nascono per crearlo da zero, abbattendo i confini dell’individualismo. Il Collettivo SBAM appartiene decisamente a questa seconda categoria.
Nato nel 2021 dall’urgenza di fare musica come atto concreto e strutturatosi nel 2024 come associazione culturale, il progetto si muove dietro una sigla – un acronimo a composizione mutevole – che ne rispecchia la natura in continua evoluzione. L’intuizione originaria si deve a Flavio Ferri: partendo dal comune denominatore della sua produzione artistica, anime inquiete e identità distanti come Tosello, Gaetano Nicosia, Brat, Nicola Lotto, i Popforzombie, il Complesso del brodo, i Madrega e Lo S.C.I.O hanno scelto di far confluire le proprie traiettorie espressive in un unico nucleo magnetico.
Più che una semplice sigla, SBAM si configura come un vero e proprio ecosistema e uno spazio di autodeterminazione in cui musicisti, autori e professionisti rigettano le logiche di profitto del mercato per stimolare una crescita reciproca, ponendo la totale libertà come unico vincolo inscindibile.
In questi anni di intensa attività, questa collisione di talenti ha saputo tradurre le parole in fatti, mettendo in piedi una fitta rete di cooperazione con realtà affini (come il KAI di Roma, la rete Artivismo e Comunità Sotterranea a Milano) e macinando oltre sessanta concerti nell’ultimo anno e mezzo. Un percorso che si sviluppa stringendo alleanze cruciali con etichette storiche come Materiali Sonori e declinando l’arte in impegno civile, come dimostra il supporto attivo alla campagna R1pud1a di Emergency.

Ne è una prova anche il recente progetto corale legato al laboratorio di artigianato sociale “Il Segreto di Penelope”, un lavoro già recensito su queste pagine e inserito nella cinquina dei finalisti al Premio Tenco come miglior album a progetto. Scelte concrete, che testimoniano una visione radicata, capace di concepire l’atto sonoro come un potente strumento di lettura politica, sociale e culturale della realtà.
Abbiamo avuto il piacere di avere uno scambio con loro per farci raccontare questo viaggio. Benvenuti su The Beat al Collettivo SBAM.
Per iniziare vorrei fare un piccolo passo indietro: il Collettivo SBAM è nato un po’ alla volta, unendo storie e musicisti che all’inizio spesso non si conoscevano ancora. Com’è avvenuto questo avvicinamento spontaneo e quando avete iniziato a sentire che i vostri percorsi stavano prendendo una direzione comune?
Prima di iniziare a risponderti vorrei ringraziare te Matteo e tutta la redazione di The Beat per aver avuto da subito molta curiosità nei nostri confronti.
L’idea del collettivo nasce da Flavio Ferri. Il nostro fattore comune è che siamo prodotti da lui ma non è condizione necessaria, ovviamente. L’idea è quella di aggregare e costruire percorsi musicali alternativi che diano opportunità in una realtà che risponde ormai solo a logiche di eterodirezione prona a interessi economici. L’idea fondante è creare un soggetto collettivo che consenta in qualche modo l’autodeterminazione di chi fa musica.

Cosa significa, a livello umano e artistico, abitare uno spazio condiviso come questo? Qual è il valore aggiunto più grande che ciascuno di voi porta a casa dall’esperienza collettiva?
Significa tornare a valutare la fatica del costruire insieme. A volte è una fatica che sembra insormontabile nel delirio della quotidianità ma mentre la attraversi ti rendi conto che è l’unica strada da percorrere se si vuole costruire qualche cosa di valore, di diverso.
Il valore più alto che ciascuno di noi si porta dentro è proprio questo: il confronto, la fatica, spesso la stanchezza è l’unico preludio per un risultato superiore in termini di qualità. Stare da soli è più semplice ma alla fine si corre il rischio dell’autoreferenzialità.
E’ fondamentale essere affiancati da persone che costantemente mettono in dubbio gli assiomi che ciascuno si porta dentro
Far confluire così tante personalità e background differenti in un unico nucleo creativo può essere complesso. Come siete riusciti a far dialogare le vostre individualità senza che nessuna prevaricasse l’altra?
Dici che ci siamo riusciti? Non so se ci siamo riusciti ma di sicuro ci proviamo ogni volta. Questa è la vera cosa importante. Sappiamo che dobbiamo sempre passare da lì, dal confronto alla necessità di fare sintesi. E non sempre la sintesi prevede l’integrazione di tutti i punti di vista. Spesso bisogna avere la capacità della rinuncia e non è facile quando collabori con tante menti creative. Ognuno di noi si affeziona irrimediabilmente alle proprie creazioni.

Avete da poco pubblicato “Il Segreto di Penelope”, un progetto corale che vi vede collaborare a stretto contatto con l’associazione Il Segreto di Penelope, un laboratorio di artigianato sociale nato per offrire spazi di emancipazione e incontro a donne migranti attraverso la tessitura e la contaminazione culturale. Com’è nata questa bellissima sinergia e in che modo l’atto di “tessere storie, stoffe e identità” di questa realtà si è specchiato nel vostro modo di intrecciare suoni e parole in studio?
È nata a luglio dell’anno scorso da una conversazione con chi ha ideato il progetto. Come collettivo eravamo alla ricerca di una storia da mettere in musica. Angela, de Il Segreto di Penelope ci ha raccontato la storia dell’associazione e ne siamo rimasti affascinati. Avevamo anche altre candidature ma il collettivo ha scelto questa.
Ci sembrava la più rappresentativa della realtà che ci circonda in questo momento: il segreto di Penelope ci fa vedere il mondo da molti punti di vista. Ed è quello che poi abbiamo cercato di riportare nel disco
Oggi il panorama indipendente è spesso frammentato e saturo. Fare “massa critica” attraverso un collettivo vi dà la sensazione di avere più forza per scardinare certe dinamiche e far arrivare la vostra voce in profondità?
Secondo noi è l’unica strada. Infatti anche come collettivo noi cerchiamo di fare massa critica con altri soggetti collettivi: il Kai di Roma, la rete Artivismo, Comunità Sotterranea a Milano ma non solo, piccole realtà locali che spesso fanno cose importanti. Mettere in relazione fra loro ci consente di fare cose che altrimenti non avremmo mai potuto fare. Come collettivo da gennaio 2025 abbiamo fatto circa una sessantina di live cui hanno partecipato più musicisti SBAM e a volte anche musicisti e band del territorio.
Nessuno di noi da solo avrebbe mai potuto fare un numero di concerti così importante. Ma questo è solo uno degli aspetti del potere dell’aggregazione.

All’interno del collettivo, la presenza di Flavio Ferri rappresenta un punto di riferimento fondamentale, sia per la sua storia artistica che per la sua esperienza come produttore. Cosa significa per voi averlo come compagno di viaggio stabile e in che modo la sua direzione artistica vi aiuta a canalizzare le energie di tutti?
Flavio è una personalità vulcanica e molto pragmatica. Vede spesso ciò che noi non vediamo e trova il modo di indicarcelo in modo molto semplice e diretto. È una guida fondamentale e soprattutto un produttore che ti aiuta sempre nel percorso di crescita personale musicale.
Tra le tante tappe del vostro percorso, c’è stata anche la partecipazione quest’anno al Salone Internazionale del Libro di Torino. Com’è stata questa esperienza in un contesto apparentemente diverso da quello prettamente musicale, e in che modo ha dialogato con la vostra urgenza di esprimervi a tutto tondo?
In fondo scrivere canzoni è sempre il duro mestiere di scrivere. Poi ci mettiamo sopra la musica ma in fondo non cambia molto. Le parole hanno un loro suono, una loro musicalità. Spesso la composizione parte da lì come così come la musica ha un suo linguaggio e se la ascolti bene ti indica le parole che servono per accompagnarla. Chi scrive un libro, un romanzo penso faccia la stessa cosa, ascolta una musica interiore, un racconto cui dà dei suoni con le parole. È stato molto divertente confrontarsi sui contenuti.

Guardando al futuro, quali pensate debbano essere i prossimi passi del Collettivo SBAM per amplificare ulteriormente il vostro impatto? Esiste una strategia o un’alleanza possibile per far sì che questo modello di condivisione diventi una vera alternativa strutturale nel panorama indie attuale?
Semplicemente continuare il percorso fatto fino ad oggi. Come associazione siamo in grado di detenere i diritti editoriali e questo è un tema non da poco. Significa destinare alla collettività e non al capitale le risorse che nascono dalla creatività di chi fa musica e non solo. Da qui nasce il discorso di una etichetta musicale che sia uno spazio di autodeterminazione di chi fa musica senza dover sempre dipendere chi crea da chi sulla creatività altrui costruisce le proprie fortune.
Ringraziamo il Collettivo SBAM per questo intenso scambio e per la densità delle loro parole.
Il nostro invito è quello di seguire da vicino le prossime mosse e le pubblicazioni del collettivo, ma anche di non fermarsi alla superficie: andate a ritroso e spulciate i lavori solisti e i progetti paralleli di ciascuno di loro. Che si tratti di Tosello, Gaetano Nicosia, Brat, Il Complesso Del Brodo, i Madrega, Nicola Lotto, Lo S.C.I.O o dei Popforzombie, ognuno custodisce un’identità artistica forte, sfaccettata e ricca di sfumature che merita assolutamente di essere scoperta e approfondita. Potete ascoltare “Il Segreto di Penelope” e restare aggiornati sulle attività del collettivo tramite i loro canali ufficiali e il catalogo di Materiali Sonori.


