This Is Not a Drill – Live from Prague the Movie: nei cinema dal 23 al 30 luglio

Ho visto in anteprima “This Is Not a Drill – Live from Prague the Movie”, il film concerto del co-fondatore dei Pink Floyd, Roger Waters.

Dopo lo straordinario successo di “Pink Floyd a Pompei – MCMLXXII” dello scorso aprile (qui la nostra recensione), Roger Waters torna al cinema e nei negozi di dischi.

Credo che questo film debba essere visto non solo da chi ama i Pink Floyd, ma anche da chi non li conosce in profondità o da chi non li conosce affatto.

Grazie alla lunga e collaudata sinergia con il regista Sean Evans (“Roger Waters: Us + Them“ del 2019), Roger Waters ha orchestrato una narrazione visiva di straordinaria potenza evocativa, capace di restituire l’essenza immersiva dello spettacolo: un connubio perfetto tra linguaggio cinematografico, impatto sonoro e potenza scenica, in cui ogni dettaglio contribuisce a rievocare la magia di questo live.

Girato in 8K, il film offre un livello di dettaglio e una nitidezza straordinari, accompagnati da un audio completamente rimasterizzato che regala un’esperienza musicale unica.

Roger Waters è affiancato sul palco da un ensemble di musicisti fenomenali: Jonathan Wilson, Dave Kilminster, Jon Carin, Gus Seyffert, Joey Waronker, Robert Walter, Shanay Johnson, Amanda Belair e Seamus Blake.
Insieme sul palco, danno vita ad una performance che rimane impressa nella memoria.

Due schermi incrociati creano una profondità visiva sorprendente e accompagnano la performance con notizie, appelli, riflessioni e immagini, trasformando la musica in un potente veicolo di messaggi importanti.

Un live è anche un appello urgente a unire le forze per amare, proteggere e custodire il pianeta ed il suo claim iniziale non lascia spazio a dubbi: “Se amate i Pink Floyd ma non sopportate le idee politiche di Roger, potete andare affanculo al bar”.

“Poteri forti hanno provato ad annullare il tour”, ci viene raccontato, mentre sugli schermi immagini di città distrutte ed uccelli in volo. Un lungo intro per introdurre Comfortably Numb.

Osservare il pubblico durante il concerto è uno spettacolo nello spettacolo: vederlo intonare ogni parola in un silenzio denso di emozione, solo con il movimento delle labbra. Una ragazza si abbandona alle lacrime sul coro, e la magia di quell’istante è restituita con straordinaria nitidezza allo spettatore in sala, grazie alla pulizia delle immagini e alla definizione del suono.

Non c’è confine tra la presenza del pubblico e quella in sala: più che assistere a un film-concerto, si ha la sensazione di essere davvero lì, immersi nell’esperienza fisica ed emotiva di quel live.

Un nuovo slogan sugli schermi: “Nutri le colombe, affama i falchi”.
L’arrivo di Another brick in The Wall è un‘ emozione strabordante ed incontenibile, un suono che squarcia lo spazio e arriva dritto al petto.
Le borse lacrimali erano in stato d’allerta, e alla fine hanno ceduto.
L’impatto di certe melodie arriva senza chiedere permesso: non si limita a entrare, ma abbatte le barriere e travolge ogni difesa.

Proseguono gli slogan sui pannelli:
“Reato? Essere Palestinesi, pena di morte.
Reato? Essere Ebrei, pena di morte.
Reato? Essere Palestinesi, pena di morte.
Reato? Essere Palestinesi, pena di morte”.

Roger dialoga con il pubblico prima di intonare The Bar: “Facciamo un esperimento scientifico, Hallo!” L’eco del suo saluto riverbera nell’aria dell‘Arena. “Adoro la scienza!”
Poi racconta che questa canzone è stata scritta durante il covid, parlando del bar, quel luogo dove gli amici si incontrano per scambiarsi idee. Nel frattempo, al piano, vengono inquadrate una bottiglia di acqua minerale e una di mezcal.

Segue Have a Cigar

È in arrivo un altro momento di scomposizione cardiaca: sugli schermi appaiono vecchie foto dei Pink Floyd, tra cui quelle iconiche di “Live at Pompeii” e la copertina di “The Dark Side of the Moon”.
Poi, le immagini di Syd Barrett iniziano a dominare la scena, con il suo lascito e la tragica storia che risuonano ancora oggi.
Non ho vissuto questo periodo storico musicale, ma aver conosciuto in seguito la sua storia, l’eredità che ha lasciato mi emoziona profondamente.

Roger parla come se fosse un ricordo vivo: “Nel 1963, io e Syd andammo a Londra per un concerto di Gene Vincent, dove c’erano anche i Rolling Stones. Al ritorno a Cambridge, avevamo già capito tutto. Decidemmo che, quando saremmo tornati, avremmo formato una band”. E basterebbe già questo, conoscendo la storia, a far salire la commozione. “Andavamo a sognare un sogno, e per un po’ l’abbiamo vissuto”.
“Il resto è storia”, prosegue Waters. Parte Wish You Were Here e la commozione esplode di nuovo.

Roger prosegue il suo racconto: “Nel 1968 io e Syd eravamo fermi a un semaforo. Syd mi disse: ‘Bello qui, Las Vegas’, poi il suo viso si oscurò… ‘questa non è un’esercitazione’. È così facile perdersi, vero?”
Il 1968 è l’anno in cui Syd viene allontanato dal gruppo proprio da Waters, a causa dell‘effetto tutte le sostanze stupefacenti, presto seguite dalla malattia, che portarono Barrett a manifestare un comportamento erratico, incerto, quasi surreale.

Prosegue Waters: “Un’altra cosa che andò a rotoli fu il mio matrimonio. Mi sono quasi perso. Percepivo tutto piccolino… stavo avendo un esaurimento nervoso, fino a quando ho sentito una voce che mi diceva: ‘Roger, torniamo.’ E tutto è tornato a dimensioni normali.”

Ecco arrivare Shine On You Crazy Diamond, i Pink Floyd la pubblicarono nel 1974, dedicandola a Syd Barret che uscì dal gruppo nel 1968.
Il sax è scuro e intenso, mi sembra di essere lì, tra il pubblico, con la pelle d’oca che mi attraversa il corpo.

Per introdurre Sheep, Waters ci dice: “Sono arrivati gli anni 70, abbiamo pubblicato ‘Animals’ e lo fa vocalizzando un belato prima di iniziare a cantare, mentre le immagini di diversi animali riempiono gli schermi.

Arrivano nuove scritte sugli schermi: “resisti al capitalismo, resisti al fascismo, resisti al genocidio”.

Dopo la pausa Roger Water sale sul palco con un lungo cappotto di pelle nera, sembra un gerarca nazista, al braccio una fascia con disegnati i due martelli incrociati di “The Wall”. Ci canta In The Flesh mentre il famoso maiale rosa gravita sopra il palco con la scritta ironica “steal from the poor give tot he rich”.
Chiude la performance sparando con un mitra di plastica verso il pubblico, performance di forte impatto, il gesto sembrava sfidare i confini del teatro e della realtà

Segue Run Like Hell alla fine del brano abbandona i panni del gerarca per tornare alla sua T-Shirt nera.

Immagini di banconote orologi, carte di credito, sneakers per Money, cantata egregiamente da Jonathan Wilson che interpreta anche la successiva Us and Them.

Se buona parte del concerto ha già regalato emozioni forti, anche le performance successive continuano a mantenere un’intensità straordinaria, regalando momenti mozzafiato grazie al talento degli artisti.

L’intero concerto è un grido contro la distopia capitalistica , è un atto di denuncia, dedicato “ai nostri fratelli e sorelle di tutto il mondo che sono impegnati nella battaglia esistenziale per l’anima dell’umanità”.

Un live vibrante che scuote, un’esperienza sensoriale che fonde suoni e immagini in un vortice di riflessioni, emozioni e che non lascia indifferenti.
Prenotate il vostro posto per questi 160 minuti, ne vale la pena.

Il film concerto sarà nelle sale dal 23 al 30 luglio, prevendite ed elenco sale qui 
mentre il 1 agosto uscirà l’album live “This Is Not a Drill – Live from Prague the Movie” Preorder qui.

Legacy Recordings Sony Music Nexo Studios  MYmovies D’Alessandro e Galli

Trafalgar Releasing Virgin Radio