Paolo mi ha elevato a qualcosa di superiore – Intervista a Luca Roccia Baldini

La redazione di The Beat intervista Luca ‘Roccia’ Baldini, da più di vent’anni bassista di Paolo Benvegnù.

Articolo a cura di  Joshin Elisabetta Galani,  Cinzia D’Agostino,  Arianna Mancini

Paolo è mancato improvvisamente il 31 dicembre, lasciando un vuoto profondo e un dolore condiviso da chi lo ha conosciuto, amato, ascoltato.
Uomo di parole e musica, artista colto e profondissimo, Paolo ha saputo parlare alle persone con ironia e delicatezza, rabbia e poesia. (Qui il nostro omaggio).

A sette mesi dalla sua scomparsa, abbiamo incontrato Luca Baldini, presidente dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, ma soprattutto amico, collega e compagno di palco e di vita.
Con lui parliamo dei prossimi appuntamenti “Piccole Fragilissime Note – Concerto in memoria di Paolo Benvegnù” con la straordinaria partecipazione di Neri Marcorè, le canzoni più intime di Paolo torneranno a vivere sul palco, tra emozione e memoria.

Con Luca oggi ripercorriamo un legame umano e artistico che ha attraversato più di vent’anni: dagli inizi casuali e pieni di ironia, fino alla costruzione di un progetto condiviso che oggi continua, anche in sua assenza, come testimonianza viva del pensiero e della voce di Paolo.
Un’intervista che è prima di tutto un gesto d’amore e memoria, ma anche una riflessione sul valore culturale, civile e umano dell’opera di Paolo Benvegnù.
Perché, come ci racconta Luca, “Paolo è un pezzo di me, così come io sono stato una parte di lui”.

Ciao Roccia ben trovato!
Se dovessi fare un piccolo recap dell’ultimo periodo direi che eravamo abituati a salutarci sotto i palchi, alla fine dei concerti.
Poi Paolo è mancato improvvisamente a fine anno, non c‘è stata logica a cui aggrapparsi per far fronte emotivamente a questo evento.
La notizia della sua scomparsa è arrivata senza bussare, lasciandoci un vuoto immenso e rendendoci tutti dolorosamente attoniti.
E‘ cambiato tutto.
Ci siamo visti a Brescia per salutarlo l’ultima volta, a Perugia per commemorarlo e ai concerti successivi che avete organizzato per omaggiarlo.
Che mesi sono stati per I Paolo Benvegnù dopo il 31 dicembre 2024?

Sono stati mesi faticosi, non solo dal punto di vista fisico e mentale, ma anche relazionale. È stato un momento molto difficile, che abbiamo cercato di affrontare insieme agli altri. L’abbraccio di tutti è ciò che più di ogni altra cosa ci ha fatto sentire meglio, ma è stato un periodo durissimo, sotto ogni aspetto: fisico, emotivo e mentale.

Credo ci sia stato un grande lavoro da parte di tutto il Collettivo Benvegnù (Gabriele Berioli, Daniele Berioli, Saverio Zacchei, Tazio Aprile) per organizzare concerti.
Per i live “Sfioriamoci” avete lasciato il palco aperto a chiunque volesse partecipare, anche non musicisti, per rendere omaggio a Paolo, aprendo coi ricavati una raccolta fondi per la famiglia.
Com’è stata questa interconnessione coi diversi artisti e non?

Per noi era fondamentale che tutti lo potessero sfiorare, riportando sul palco un suo ricordo e noi avere quel frammento che ha lasciato in ogni persona incontrata.
È stata una modalità che rispecchia il modo con cui Paolo si avvicinava a tutti, con un rapporto “privato” e non da pubblico.
Abbiamo cercato di fare lo stesso, aprendo le braccia insieme a tutte le persone che sono venute a condividere con noi questo momento.
Ricordare Paolo così, ci è sembrato il modo più giusto e più vero.

Com’ è stato collaborare da solo, da protagonista, con queste figure importanti della musica italiana in occasione dei concerti tributo a Paolo?

Li vivo tutti allo stesso modo: che si tratti di un grande artista o di una persona che è sempre venuta a vedere Paolo, per me non fa differenza.
Li considero allo stesso livello, con la stessa importanza. Ci metto lo stesso impegno, la stessa energia.
Sono sempre stati eventi bellissimi, anche se faticosi, ma vissuti con grande partecipazione.

Con quale criterio scegli i brani che potrete in scaletta in occasione dei concerti tributo (intendo i pezzi che eseguite senza ospiti)? Quelli più in linea con la tua voce o quelli che il pubblico si aspetta di ascoltare?

La preparazione, in sé, è una fase un po’ fredda, molto tecnica.
Sono trent’anni che faccio questo lavoro, quindi ci sono abituato. Le scalette vengono costruite partendo dalle richieste degli ospiti, poi siamo noi a scegliere i brani e a mettere insieme il programma.
Quello che faccio, ogni volta, è semplicemente chiedere: ‘Cosa ti piacerebbe dire di Paolo?’ E da lì creo la scaletta, cercando di dare un senso, un ordine, ma senza forzature

Nel mese di agosto ci saranno quattro appuntamenti speciali “Piccole Fragilissime Note” con l’Orchestra Multietnica di Arezzo diretta dal musicista e scrittore Enrico Fink.
E’ prevista la partecipazione di Neri Marcorè.
Ci racconti chi è l’OMA, com’è nata, il tuo rapporto con questo ensemble musicale?

L’Orchestra Multietnica di Arezzo è nata nel 2007 dall’incontro tra tante persone che vivono nella nostra città, ma che provengono da paesi diversi.
Si sono incontrate attraverso la musica, mettendo in comune le proprie storie e culture.
È un vero e proprio incrocio di anime, che attraverso il linguaggio universale della musica portano un messaggio a tutti, come accade in ogni città europea.
Oggi le città europee sono abitate da persone che arrivano da ogni parte del mondo, che hanno fatto lunghi viaggi, portando con sé esperienze, fatiche e ricchezze culturali.
Sono il presidente di questa orchestra, e uno dei suoi fondatori, insieme a Massimo Ferri. Per me l’orchestra è vita, è creazione, ma è anche un pezzo importante della mia vita condivisa con Paolo.
Paolo si considerava a tutti gli effetti uno dei cantanti dell’orchestra. Abbiamo fatto tanti concerti insieme, condiviso tantissimo. Per questo il concerto sarà un momento profondamente bello per ricordarlo: vogliamo farlo in modo festoso.

Come stanno andando le prove? Senza svelare troppo, cosa ci promettono queste quattro date?

Insieme percorreremo un viaggio che non attraversa soltanto le canzoni di Paolo, ma anche quelle che lui ha cantato con l’orchestra.
Canteremo brani di Paul Simon, Fabrizio De André, Piero Ciampi, Giorgio Gaber e tanti altri cantautori che Paolo aveva sfiorato nel corso della sua vita.
Per me Neri Marcorè era la persona giusta per interpretare, in questo momento, il lascito di Paolo.

Nel disco “ È inutile parlare d’amore“ uscito a gennaio 2024, c’è una versione di 27/12 cantata con Neri Marcorè.
Nell’ultima intervista fatta a Paolo, ci diceva che la collaborazione con Neri è nata grazie a te, dall’organizzazione di uno spettacolo teatrale di Neri in Toscana.
Come ha preso forma questa opportunità?

Ci siamo annusati, piaciuti. È bastato un primo incontro per far nascere un bel feeling. Gli ho fatto ascoltare alcune cose che facevamo con Paolo e subito ha detto: ‘Sì, questa la voglio fare. Mi piacerebbe farla insieme a Paolo.’
L’abbiamo registrata nel suo studio. Paolo e Neri si sono sentiti molte volte al telefono, ma purtroppo non sono mai riusciti a incontrarsi di persona. Neri è molto rammaricato per questo: avevamo in mente anche di fare delle cose insieme.
Questo concerto, in un certo senso, è il completamento di quel cerchio rimasto aperto. Ed è davvero una cosa bella, importante, da fare insieme.

Neri ha definito Paolo “un amico mancato” perché non hanno fatto in tempo a vedersi, ma solo sentirsi. Io credo che questa amicizia “eterea” possa prendere forma in queste  date!

Spero proprio di sì, è quello che vorrei

Ci saranno altri artisti sul palco?

Per adesso non è previsto nessun altro ospite, anche se magari più avanti potrei chiedere a qualche amico di intervenire. Però, per la data di Perugia, sto cercando di convincere qualche ‘perugino famoso’ a salire sul palco con noi… chissà!

A Perugia, durante la commemorazione di Paolo al teatro Pavone tenutasi il 19 Gennaio, hai raccontato di come nonostante tu sia piuttosto materialista hai letto come un segno di saluto di Paolo la visita di un airone.

Sì, quando ho visto l’airone nel mio giardino, l’ho letto come se Paolo fosse venuto lì a darmi una pacca sulla spalla. Come se mi stesse dicendo: ‘Vai avanti, stai tranquillo. Ci sono anch’io. Ci sono ancora.’
È stato un momento molto forte per me. E mi ha dato il coraggio di portare avanti questo progetto, almeno per adesso.

Com’è il tuo rapporto con la poetica di Paolo?

Il nostro è un rapporto che va avanti da più di vent’anni. Un rapporto quotidiano con la sua poetica, con il suo modo di vedere il mondo.
Oltre a essere un amico, Paolo è stato — ed è — per me uno dei più grandi poeti italiani. Uno dei più grandi filosofi.
Studiava mille cose prima di scrivere un testo: c’erano passione, studio, umiltà.
C’era lo stare vicino alle persone, l’ascolto profondo, la sua poesia. Tutto questo ha aperto le porte del mio cuore. Avvicinandomi a lui, mi sono avvicinato a un’anima che mi ha elevato a qualcosa di superiore. Per questo lo ringrazierò per sempre.

Spesso Paolo parlando della sua età diceva ironicamente “Stiamo lavorando sul postumo“… a volte la vita è beffarda…
Se dovessi raccontare un aneddoto che esprima l’ironia di Paolo, quale sarebbe?

Noi dicevamo cazzate dalla mattina alla sera! Tutte le esperienze — che fossero concerti o altro — iniziavano da quando partivamo e finivano solo al rientro. E nel mezzo… solo chiacchiere, risate, filosofia, musica, poesia. Ma sempre con quella leggerezza che aveva Paolo.
Facevamo tantissime risate insieme. Eravamo un po’ i Gianni e Pinotto della situazione: scherzavamo su tutto.
Un aneddoto preciso? Non saprei sceglierne uno, perché in realtà ogni momento con lui era un’esperienza indimenticabile.

Ai vostri concerti di tributo, ci sono persone che partecipano ma non conoscevano prima Paolo, lo stanno conoscendo in questi live

Mi fa davvero molto piacere. Per me è proprio questo il senso di tutto: dare a Paolo l’importanza che merita, farlo conoscere a più persone possibile.
Non solo farlo scoprire o riscoprire, ma far conoscere la profondità delle sue parole, della sua musica, della sua visione.

Se potessi lasciare un messaggio a chi non ha mai ascoltato Paolo Benvegnù, o a chi lo sta scoprendo solo ora, quale sarebbe? Da dove dovrebbe partire per entrare nel suo mondo?

Io farei gli ascolti al contrario, partendo dalle ultime cose e andando a ritroso. Ho sempre pensato che il punto di partenza ideale sia Il Sentimento delle Cose. È un brano che racchiude una filosofia, un ponte. Dentro ci trovi Marx, Cioran, Hegel… c’è davvero tantissimo.

Paolo aveva una voce unica, c’era qualcosa in lui che andava oltre la musica: un modo di vivere, di osservare, di creare. Il suo modo di stare al mondo era profondamente personale, come artista e come uomo.
C’è qualcosa del suo sguardo o del suo approccio alla musica che senti il bisogno di custodire o tramandare a chi fa musica oggi e non?

Credo davvero che ci sia tutto. E finché ce la faccio, il mio desiderio è quello di fare in modo che tutto questo possa essere tramandato. Perché quello che Paolo ci ha lasciato è un patrimonio importante per la cultura italiana.
Paolo deve essere ricordato, ma anche studiato. Per quanto fosse una persona semplice nei rapporti, era profondissimo e ispirato. Aveva quella rara capacità di aiutarci a vivere meglio, a vedere il mondo con occhi diversi.
Io cercherò di fare il possibile perché possa restare ancora un po’ qui, in questa terra

E noi vi ringraziamo per tutto quello che state facendo

Grazie

Avete condiviso molti momenti sia in studio che sul palco. Due spazi molto diversi: l’uno più intimo, l’altro più esposto.
Com’era il processo creativo con Paolo in studio? E come cambiava, se cambiava, una volta portata quella musica dal vivo?

Il palco, con Paolo, era un luogo istintivo, colloquiale. Il rapporto non era mai teso, anzi: c’era sempre un’atmosfera molto libera, festosa. Era un miscuglio di emozioni, sorrisi, momenti leggeri ma profondamente sentiti.
Le registrazioni, invece, erano tutta un’altra cosa. Molto più faticose, perché sia Paolo che io siamo meticolosi, quasi maniacali a volte. Andavamo in profondità su ogni dettaglio: una nota, uno spazio, un tempo. C’erano anche momenti di tensione — mai personale — ma dettati dal desiderio comune di arrivare al risultato migliore possibile.
Due momenti molto diversi, ma entrambi bellissimi da ricordare.

Quando hai conosciuto Paolo? 

Ho conosciuto Paolo nel 2003. In quel periodo stavo lavorando a un disco con un gruppo che si chiamava Mantra Torbato. Gli presentai il disco e lui, con la sua solita schiettezza, mi disse: ‘Che nome di merda avete!’
Abbiamo cominciato a ridere, e da lì è nato tutto.
Poco dopo ha iniziato a suonare con noi, a fare qualche concerto insieme. È stato un approccio molto alla toscana: diretto, divertente, umano.
Poi sono diventato il loro tour manager. Intanto, il loro bassista, Gionni Dall’Orto, partì per una tournée con Marco Parente e io lo sostituii. Da lì… non ci siamo più fermati.

Cosa avresti voluto fare “da grande” se la tua vita non avesse incrociato quella di Paolo?

Non ho mai fatto questa riflessione, ma credo che se certe cose succedono nella vita, significa che dovevano succedere.
Ho incontrato Paolo e lui è diventato parte della mia vita. Paolo è un pezzo di me, così come io sono stato una parte di lui.

Come vedi il futuro de I Paolo Benvegnù?

Non lo so ancora. Il 28 dicembre si chiuderà questo anno commemorativo, e poi vedremo cosa succederà.
Ci sono cose che voglio fare per chiudere alcuni cerchi, mentre altri preferiranno vivere il loro lutto in modo diverso. Il progetto, però, da parte mia andrà avanti. Non so ancora come, ma sono certo che continuerà.

Ecco le date in programma per le serate “Piccole Fragilissime Note – Omaggio a Paolo Benvegnù ”, in cui il Collettivo Paolo Benvegnù si esibirà con l’Orchestra Multietnica di Arezzo (diretta da Enrico Fink) e Neri Marcorè:

Domenica 3 agosto – Foiano della Chiana (AR) | Piazza Matteotti – Festival delle Musiche
Lunedì 4 agosto – Fiesole (FI) | Teatro Romano – Estate Fiesolana
Martedì 5 agosto – Pesaro (PU) | Anfiteatro del Parco Miralfiore
10 agosto – Perugia | Piazza IV Novembre

Info e biglietti su www.officinedellacultura.org

Foto Antonio Viscido – Foto n. 5 Andrea Ottaviani

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