Questo non è un articolo, è uno spazio emotivo condiviso, in cui si ricorda Paolo Benvegnù
Scritto da Arianna Mancini, Cinzia D’Agostino, Andrea Notarangelo, Joshin Elisabetta Galani
La memoria…. Siamo sempre rimaste sorprese dalla sua mirabolante memoria, del ricordarsi le persone, ma soprattutto la memoria dei dialoghi, fatti anche molti anni prima.
Non era solo un’attitudine, ma un esercizio di stile per rendere omaggio alle umanità che lo circondavano, per entrare nel valore delle vite, valore che gli veniva prontamente restituito.
Paolo Benvegnù non era la perfezione. Si definiva un distruttore. E chi meglio di un demolitore può avere ben chiaro il senso della costruzione?
Aveva ben presente il senso dell’ego e cercava di praticarne la distanza, facendo sempre un passo indietro ed alzando il valore dell’interlocutore; mentre ne esaltava le caratteristiche, cogliendo poesia ed astrattismo, lo rendeva protagonista e, contemporaneamente, lo metteva in guardia dalle trappole dell’ego. In mezzo alle tante macerie della vita, il suo sguardo era al fiore che trova spazio nelle rovine per radicarsi e crescere. Scriveva e cantava poesie, con la consapevolezza delle vestigia e l’impeto della bellezza, ci accompagnava nel suo sguardo, facendoci afferrare l’inafferrabile.
Il suo cammino creativo è stato come un romanzo di formazione in continua evoluzione, cesellato minuziosamente dall’irrefrenabile ricerca sia interiore che delle infinite possibilità espressive della musica e del linguaggio.
Ricerca a tuttotondo unita all’integrità artistica. Descrivere la sua poetica è un’impresa titanica, è un atto d’amore che si muove in più direzioni: verso l’alto per cercare l’insondabile e la sfera metafisica, verso il basso per sviscerare i lati più oscuri e reconditi del tutto.
È altresì un atto orizzontale, alla portata di ogni essere umano in cui ciò che è moltitudine diventa privato, ma è anche il privato che diventa corale perché sentito all’unisono.
Quello di Paolo è uno sguardo che va in profondità, per conoscere, comprendere senza la presunzione di voler possedere. Ci parla di alterità, di toccare la parte irrazionale dell’altro per arrivare ad una connessione autentica, di gratuità di gesti ed azioni…lui, il nostro Pescatore di Perle.
In questi giorni di profondo smarrimento, abbiamo provato cosa significa essere orfani di un cantautore. Ma ci riferiamo solo al genere di cantautore che ascolti in contemplazione nei momenti di raccoglimento o del quale vai a vedere i concerti, godendo semplicemente dell’interpretazione dal vivo per poi tornare a casa sognante.
Le sue poesie incontravano quelle di chi lo ascoltava, un invito a elevarsi, a smarrirsi. Tra tutti i sentimenti della vita, sceglieva di percorrere l’amore, l’altrove e l’insondabile.
Il suo piano di comunicazione era come una preghiera laica del non perdersi nelle cose da poco, ma percorrersi, di vestire la vita nel suo significato più elevato.
Nessuna religione, solo consapevolezza di un uomo che ha trovato le sue verità.
Paolo non era solo questo. Chi lo seguiva da vicino, oltre a tutte queste incontenibili emozioni, ha avuto modo di ricevere anche abbracci veri, fisici, odoranti di buono, quegli abbracci che Paolo non negava a nessuno e che distribuiva a profusione prima e dopo i suoi live.
Un suo concerto era una seduta psicoanalitica in cui ti sentivi protetto, nutrivi lo spirito, sfogavi le lacrime ma ridevi pure di gioia piena e condivisa.
Si muoveva con l’incedere del mago, ma con i piedi forti ancorati a terra.
Era un gigante, ma fortemente empatico, aveva la capacità straordinaria di entrare in connessione facendoti sentire perfettamente a tuo agio.
Gli spettri della discussione viravano dal prosaico alla dimensione interstellare, senza negare risate a crepapelle nei suoi intermezzi di elevata comicità, quando la sua dirompente simpatia dava spazio alle sue gag ironiche e il suo spirito cabarettistico ci regalava momenti di sane risate.
Nei dialoghi donava molto di più delle parole, donava completamente sé stesso. In alcune occasioni, ci ha raccontato aspetti personali, intimi. Non eravamo speciali, molte persone che lo seguivano da vicino hanno avuto dialoghi esclusivi, messaggi personali.
I nostri rimarranno celati. Preferiamo i silenzi, che per loro natura non sono chiassosi.
Vogliamo salutarlo così, con protezione, senza svelare le cose omesse nella pubblicazione delle interviste, senza divulgare dialoghi confidenziali; non ci piacciono questi pseudo suggelli, come fossero convalida della connessione individuale. Non crediamo alla spettacolarizzazione dei rapporti umani, lo troviamo avvilente, desolante, irrispettoso e squalificante per la statura artistica di Paolo e la sua umana essenza.
Paolo era di tutti, chi definiva i suoi ascoltatori “pubblico” veniva corretto in “privati” ed era esattamente così, conosceva ognuno di noi singolarmente; nella sua eloquenza usava questo termine anche come participio passato del verbo “privare”, “mettiamo insieme le nostre privazioni” diceva.
Ci sono persone che, loro malgrado e talvolta senza nemmeno rendersene conto, portano in sé il seme della divisione.
Poi, ci sono anime rare, capaci di creare reticoli animistici fra gli esseri umani, come Paolo.
Quando si parla di lui, il termine condivisione assume un’ampiezza tale da inglobare tutte le gradazioni della luce e del buio.
Condivisione nella sfumatura luce: tutti connessi e vicini nella stessa gioia anche se sconosciuti gli uni agli altri, per ogni suo concerto, per ogni nuova uscita discografica o collaborazione, fino al Premio Tenco – con ‘È Inutile Parlare D’Amore’ come miglior album – che ha creato un vortice di euforia.
Ma la luce, nelle sue sfumature, contiene pure il buio, quel buio che ha squarciato il cielo il 31 dicembre 2024, nel giorno più improbabile dell’anno.
E proprio da quel momento malvagio, il reticolo di anime si è fatto più vicino sino a cingersi in un abbraccio per divenire famiglia d’anima nella condivisione, nella sfumatura buio, connessi e vicini nello stesso dolore, anche se sconosciuti gli uni agli altri.
Siamo orfani, ma in maniera più crudele ed insostenibile. Ancor peggio quando questa crudeltà si nutre anche del non avvenuto, nel sapere che tutta questa grandezza non sia stata compresa e adeguatamente riconosciuta a tempo dovuto.
Pensiamo con molto dolore a tutte le porte sbattute in faccia, alle spalle voltate da quelle stesse persone che aveva aiutato con la generosità che lo contraddistingueva; e pensiamo anche con ammirazione alla sua eleganza nel proseguire il proprio cammino, fedele alla sua missione di generare bellezza e donarla a chi sapeva comprenderla e apprezzarla.
Non ultimo, raccogliendo materiale e testimonianze nelle ultime settimane, ci siamo resi conto che le collaborazioni e produzioni di Paolo sono talmente numerose che meriterebbero quasi un capitolo a parte. Inoltre, se un musicista consegnava nelle sue mani un suo cd a fine concerto, poteva facilmente succedere che Paolo lo chiamasse e che si trovassero insieme in sala di registrazione a lavorare su quel disco.
Niente sarà più come prima. Non si tratta di blasfemia, ma si potrebbe parlare del mondo prima e dopo Paolo Benvegnù (sicuramente lui riderebbe, facendo qualcuna delle sue battute, nel leggere questa frase). A tale proposito torna alla mente una toccante frase detta da Marco Olivotto in occasione della commemorazione tenutasi a Perugia il 19 gennaio 2025, presso il Teatro Pavone: “Le probabilità di incontrare un altro Benvegnù nel corso della vita sono prossime a zero”.
Lapidaria e ineluttabile verità. Niente sarà più come prima.
È ora che Paolo Benvegnù non è più su questa terra, tutti lo osannano; con la sua dipartita tutto il mondo si è svegliato, pure le siderali altezze del mainstream e chi non gli ha mai reso il giusto merito e considerazione.
Ma dove eravate prima? Spesso si deve passar a miglior vita per ricevere il giusto riconoscimento. Chissà se ora istituiranno anche un Premio Benvegnù accanto al Premio Tenco. Questo lutto, come mai nella storia della musica, è stata ed è incontestabilmente una sofferenza duratura, corale, che ogni giorno cambia forma ma non sostanza. La privazione che sentiamo non è solo dell’artista, non è solo di colui che ti faceva riflettere sulle cose, sull’amore, sulla percezione di ciò che ci circonda con il suo alito rivoluzionario e rispettoso, nonostante il fuoco che trasudava dai suoi versi.
Si è chiuso un importante ed irripetibile capitolo di storia della musica italiana, che è anche una storia di anime. Purtroppo, solo chi ha conosciuto Paolo Benvegnù di persona ha potuto sperimentare questo “stato di grazia” nella propria vita, e questa sensazione non potrà purtroppo più essere vissuta da nessuno; però la sua musica rimane ed è eterna.
Noi, che siamo suoi diretti e fortunati depositari abbiamo il dovere morale ed estetico di tramandare questo immenso lascito che non è solamente culturale ma è stile di vita, uno dei più autentici, appassionati e “impossibile da decifrare”.
Sentiamo una mancanza fisica, umana, fortunatamente colmata in parte ed anche trasformata in conforto grondante di commozione, nel constatare quante interconnessioni le sue microparticelle, sparse per l’etere, abbiamo generato.
Siamo ormai una comunità, una moltitudine di anime abbracciate l’una all’altra per tenerci in vita, ognuno col nostro fuoco che Paolo ha lasciato dentro ciascuno di noi in eredità e che ci sta scaldando vicendevolmente, per fare resistenza alle rigide temperature di questa epoca glaciale.
Stringiamoci tutti, con la stessa grazia e gentilezza con cui venivamo accolti da Paolo.
In questa famiglia sonora, noi, tutti, siamo I Paolo Benvegnù. Continuiamo a diffonderne la bellezza, lui è sempre con noi – anche se sotto diversa forma – e sempre lo sarà.
Paolo sparge ancora manciate di stelle con le sue mani grandi e ne sentiamo i riverberi nell’aria: “Che ci fai qui? Ma sono io che ringrazio te! No, non me lo merito! Ma no, mi vergogno tantissimo! Un autografo? Fammi tu un autografo sul braccio!”.
Manca fortissimo, riempiamo questo vuoto con il senso di eternità nelle sue canzoni, in un ciclo infinito tra il primo e l’ultimo concerto, negli innumerevoli sentieri di fiori, cani, disobbedienze, amori, distanze, assenze, solcati costantemente dal suo maestro elementare.
E lo cerchiamo nell’ironia, andando metaforicamente al suo banchetto a comprare i cd dei Subsonica.
I Paolo Benvegnù sono e sono stati:
Andrea Franchi, Ciro Fiorucci, Daniele Berioli, Fabrizio Orrigo, Gabriele Berioli, Gionni Dall’Orto, Guglielmo Ridolfo Gagliano, Igor Cardeti, Luca Roccia Baldini, Marco Lazzeri, Massimo Fantoni, Michele Pazzaglia, Saverio Zacchei, Tazio Aprile.

Discografia – Paolo Benvegnù
Scisma
Album
1993 – Pezzetti di Carta
1995 – Bombardando Cortina
1997 – Rosemary Plexiglas
1999 – Armstrong
Singoli
1997 – Negligenza
1997 – Centro
1997 – Rosemary Plexiglas
1998 – L’Equilibrio
1999 – Vive Le Roi
1999 – L’Innocenza
2000 – Troppo Poco Intelligente
2015 – Mr. Newman
2015 – Musica Elementare
Discografia solista
Album
2003 – Piccoli Fragilissimi Film
2008 – Le Labbra
2010 – Dissolution
2011 – Hermann
2014 – Earth Hotel
2017 – H3+
2020 – Dell’Odio Dell’Innocenza
2021 – Delle Inutili Premonizioni (Venti Anni Di Misconosciuto Tascabile, Vol. 1) – Compilation
2022 – Delle Inutili Premonizioni (Venti Anni Di Misconosciuto Tascabile, Vol. 2) – Compilation
2024 – È Inutile Parlare D’Amore
2024 – Piccoli Fragilissimi Film (Reloaded) – Riedizione dell’album di debutto con le collaborazioni di diversi artisti
EP
2005 – Cerchi nell’acqua
2007 – 14-19
2009 – 500
2023 – Solo fiori
Collaborazioni
1994 – T.N.R. – Samsara (Il Crollo / The Breakdown co autore)
2001 – Villastalder – Quieto Vivere, in Fuga è presente la voce
2002 – Otto’P’Notri – Senza Pelle – produttore
2003 – Üstmamò – Tutto bene /UstBestMamò (Secondo Incantesimo – testo)
2007 – Cime Domestiche – quartetto che comprende Paolo Benvegnù, Monica Demuru, Petra Magoni e Ares Tavolazzi
2008 – Proiettili Buoni – Paolo Benvegnù con Marco Parente
2008 – Moleskin – Penelope – produttore
2010 – Vanderlei – L’Inesatto – produttore
2010 – Refluxus – The breeze and I – featuring di Liberal Carme
2012 – Il Testimone – Il Testimone – produttore
2013 – Fabio Cinti – Madame Ugo – featuring E lei sparò
2015 – CaLibro Festival, Città di Castello Collezione Burri Ex Seccatoi del Tabacco, Città di Castello
GLI INCREATI Voci e suoni dall’opera di Antonio Moresco
2016 – Fabio Cinti – Forze elastiche – produttore
2017 – Volwo – Dieci viaggi veloci – featuring di Milano immaginazione
2021 – Òvera – Dettagli – featuring di Se fosse voi e Polvere
2022 – Nicola Lotto – Il canto Nudo – featuring di Nel Volto
2024 – Corimè – Disarmo – featuring di Prima di Tutto
(questa parte è in divenire, chiunque voglia contribuire segnalandone altre, può farlo scrivendo a: thebeat.redazione@gmail.com)
disegni di Nadia Cornetti; Disegno 1 su ispirazione foto di Mod, Disegno 2 su ispirazione foto Mauro Talamonti
Un caro ringraziamento a Michela Fiorucci, Giacomo Barni


