Il Gargano diventa suono: viaggio blues nel nuovo album di Andrea Marchesino

A volte, per scoprire davvero chi siamo e spingerci verso nuove direzioni, dobbiamo tornare – anche idealmente – indietro, là dove tutto è cominciato: ritrovare le proprie radici.

Andrea Marchesino, chitarrista pugliese classe 1995 e parigino d’adozione(cresciuto tra studi classici e passione per il jazz e attivo da oltre dieci anni sulla scena musicale europea con importanti collaborazioni anche in veste di arrangiatore e produttore) lo ha fatto con “Gargano Blues”, il suo terzo album in studio.
Un disco maturo, autentico e cinematografico. Un album che nasce dal desiderio di restituire, in musica, un legame profondo e viscerale con il Gargano, terra d’infanzia che si fa qui ispirazione.

Un racconto sonoro che rifugge tanto l’estetica da cartolina quanto la retorica del rimpianto. Dentro ci sono la polvere dei sentieri, le pinete che sanno di resina, il sole che brucia la pelle, il canto ammaliatore del mare; e soprattutto una gamma di sonorità che attraversano generi e latitudini proprio come la varietà paesaggistica di questa terra.
Una varietà dallo spirito Blues.

Il nuovo album è il primo inciso in formazione a tre, ad accompagnare Marchesino in questo viaggio troviamo Danilo Gallo (Guano Padano, Bill Frisell, Mike Patton, Enrico Rava ) basso elettrico, contrabbasso, bass balalaika, banjo, flauto, organo Farfisa e Matteo Nocera (Sandro Joyeux , NgasaNgasa) batteria, tamburello. Oltre a loro il disco si arricchisce di altri ospiti, ma non vi svelerò nulla al momento, sarà  Andrea stesso a raccontarci il cuore selvaggio e malinconico del suo “Gargano Blues”.

Ciao Andrea, grazie per il tuo tempo; è un piacere averti su The Beat.
Ho iniziato ad ascoltare “Gargano Blues” spinta dalla voglia di scoprire qualcosa di nuovo e per me è stata una vera sorpresa: è un lavoro intenso, ricco di visione, sfumature e profondamente autentico.
Spero che queste domande possano offrirti uno spunto per raccontarti e far emergere, attraverso le tue parole, l’anima di “Gargano Blues”; per conoscerti meglio e condividere con i nostri lettori il cuore di questo progetto.
Nel comunicato stampa racconti che il primo brano che hai suonato, quando avevi dieci anni, è stato un blues scritto da tuo padre e il secondo uno che suonava tua madre. Quanto è stata importante la musica in famiglia per te, e come ha formato il tuo approccio da compositore?

In casa la musica c’è sempre stata. In ogni momento, in ogni spazio. I miei avevano in gestione uno dei primi live club della Capitanata e da loro passava un gruppo diverso ogni settimana.
Non ho ricordi veri (ero troppo piccolo) ma sicuramente essere immerso nella musica fin da piccolo è stato fondamentale.

Sei pugliese di origine, ma ormai da anni vivi a Parigi. In che modo questa doppia appartenenza geografica ha influenzato la tua visione musicale?

Possiamo dire che Parigi per me inizia a diventare la vera casa, in quanto la mia vita si sviluppa prevalentemente qui. In realtà sono molto fortunato perché ho avuto modo di vivere già all’estero e in altre città italiane.
Diciamo che mi sento di appartenere a più lembi di mondo.

Da “Pezzettini” a “Gargano Blues” sono passati due anni: cosa è cambiato dentro di te e nella tua musica in questo tempo?

Secondo me è cambiato tutto ma allo stesso tempo niente. Di certo sono molto più “radicato” a Parigi e questo mio radicarmi mi consente di essere più lucido. “Pezzettini” in fin dei conti è stato registrato in tutte le case degli amici che mi hanno ospitato per due anni e portava un carico emotivo non indifferente. “Gargano Blues” lo vedo come un vero ritorno alla scrittura di musica strumentale, una cosa che non facevo da un po’ di tempo.


E ora entriamo nel cuore del nuovo album. Partiamo dal titolo: “Gargano Blues”; hai descritto il Gargano come “polvere, foresta, selce” e “tutto ciò che di più blues si possa immaginare”. In che modo questi elementi si traducono nel tuo “suono” e nelle tue scelte compositive?
In che modo il Gargano può essere raccontato attraverso questa lente sonora?

Mi – ci, siamo divertiti molto ad immaginare suoni e a realizzarli in studio. Mi risulta difficile analizzare la musica che ho scritto, d’altro canto posso dire che la cosa che ha reso davvero interessante questo lavoro è che anche io mi sono immedesimato nei panni dell’interprete.

Quando hai capito che era arrivato il momento di dedicare un intero album alla tua terra? È un progetto che hai maturato nel tempo o è emerso in modo spontaneo, in modo repentino, durante una fase particolare della tua vita?

In realtà è tanto tempo che stavo aspettando questo momento. Per anni mi sono spesso chiesto quale fosse la forma migliore per rappresentare il Gargano.
Alla fine, come tutte le cose della mia vita è emersa da sola e senza sforzi, durante un concerto di musica popolare.
C’era un armonicista che suonava una tarantella con la sua armonica e di fianco a me c’era Marta dell’Anno che di lì a poco sarebbe salita sullo stesso palco.
Prima di farlo, però, mi ha regalato l’intuizione dicendomi: “È davvero blues!”.


Gargano Blues” è il tuo primo disco in trio. Com’è nata questa formazione con Danilo Gallo e Matteo Nocera? Cosa ti ha spinto a sceglierli per questo progetto così personale?

Sono molto felice di aver fatto un disco in trio e ancor di più di aver avuto la fortuna di averlo registrato con loro.
Con Danilo è già il secondo lavoro che realizziamo insieme e la sua firma sonora per me è preziosissima, mentre con Matteo la collaborazione è più recente e folgorante in un certo senso.

Il disco è arricchito da ospiti molto particolari – Marta dell’Anno, Yeore Kim , Jack Spittle (al secolo John Douglas Spittle) e Antonello Iannotta – che contribuiscono ciascuno con il proprio talento, dando colore e profondità ai brani.
Come hai scelto questi featuring? Cercavi qualcosa di preciso da ognuno di loro o il loro ingresso nei pezzi è avvenuto in modo più spontaneo, quasi naturale? In che modo hanno influenzato la scrittura o l’arrangiamento?

Di solito i brani mi piace scriverli “addosso” ai musicisti, mi piace vestirli, ecco.
Con ognuno di loro c’era un disegno chiaro da realizzare per me ma, lasciando loro come sempre la massima libertà, il risultato mi ha sorpreso e mi ha portato a vedere le cose in maniera diversa. Ci siamo ascoltati e siamo rimasti a servizio della musica.

Gargano Blues” è un concept album che si muove in modo libero e stratificato, attraversando atmosfere diverse – dal folk al post-rock, al surf, fino alla sperimentazione – tutte però legate da un filo blues.
Come hai costruito l’equilibrio tra queste sonorità così variegate, lasciando spazio all’istinto senza perdere l’identità e il carattere unificante del disco?

Grazie mille per queste parole, non avrei mai pensato di riuscirci in realtà.
Credo ad ogni modo che i dischi si facciano con le persone e con la fiducia che ci si scambia a vicenda.
Conoscevo i profili musicali delle mie colonne d’Ercole, Danilo e Matteo non avevano mai suonato insieme prima del primo giorno di studio. Ho avuto fortuna e si sono piaciuti, questo ha fatto sì che la pasta sonora di base restasse uniforme e ben amalgamata.

Tra gli undici brani, ce n’è uno a cui ti senti più legato personalmente, forse per un ricordo o un’emozione particolare? Se sì, ti va di raccontarci il perché?

In realtà a nessuno sono più legato. Sono legato al disco, tutto; in quanto oggetto fisico nel mondo delle cose reali. Forse Radio Ghetto (Radio Ghetto ) è quella che mi sorprende di più ancora oggi. Ho sempre amato la parola in musica declinata come tale, ma mai mi sarei aspettato che sarebbe venuto fuori quel suono.

 Parli del Gargano come di un luogo “wild”, quasi in contrasto con le forme turistiche più invadenti. C’è un messaggio anche politico o ambientale dietro questo lavoro? Il disco può essere letto anche come una forma di dichiarazione o di gesto di consapevolezza?

Per me c’è sempre un messaggio politico nei dischi che faccio, però è anche vero che non posso mettere limiti alle chiavi di lettura che il pubblico può dare.
Resta una foto di quello che per me è il Gargano.

Il concept visivo è molto curato, grazie alle foto di Sara Sabatino – con cui avevi già collaborato- e all’illustrazione di Arcangela Dicesare. Come avete lavorato insieme per costruire l’immaginario visivo del disco?

Con Sara c’è stato un grande momento di comunicazione dove gironzolando il 30 agosto per il Gargano non facevamo altro che dirci: “Questo è proprio Gargano Blues!” indicando la prima cosa che vedevamo. Con Arcangela invece è stato più complesso perché in quel momento si trovava a Buenos Aires, ma lei è talmente intrisa di Gargano che la distanza non mi preoccupava più di tanto. Mi sono fidato di loro al massimo e loro di me e ci siamo divertiti.

Hai registrato, mixato e masterizzato “Gargano Blues” al Crossroad Recording Studio insieme a Vincenzo “Vins” De Leo. Com’è stata l’esperienza in studio e quali direzioni sonore avete deciso di seguire durante la lavorazione?

Vins è un grande. E la risposta alla domanda potrebbe anche concludersi così.

Il suo studio è un parco giochi per me, tra chitarre, amplificatori, registratori a nastro, e tanti altri bei giocattoli. Vins è stato il quarto musicista del trio. Serio, generoso, responsabile e sensibile. Oltre che infinitamente preparato.

Hai una formazione classica, hai suonato jazz, world music e collaborato con progetti molto diversi. Cosa rappresenta “Gargano Blues” nel tuo percorso? È un punto di arrivo o l’inizio di una nuova direzione?

Penso sia entrambe le cose, dai punti ci si passa; quindi, vuol dire che ci si arriva e che da lì si riparte.

Sarebbe bello vedere queste atmosfere prendere vita anche in un live. Pensate di portare “Gargano Blues” sul palco con il trio?

Al momento stiamo programmando alcune date live qui in Francia per l’autunno. Purtroppo, non nascondo che l’Italia della musica dal vivo non ha mostrato troppo interesse per questo progetto, ma sono sicuro che ci sarà modo prossimamente di portarlo anche “giù”.

Lo spero davvero, mi piacerebbe esserci.

Grazie mille Andrea, per il tempo che ci hai dedicato e per averci accompagnato in questo viaggio sonoro ed emotivo con “Gargano Blues”. Ti auguriamo il meglio per questo nuovo capitolo musicale.

Grazie.

Controra Records

Foto Sara Sabatino