I Fottuta Band sono un trio power rock che prende forma nel momento in cui i suoi membri — Francesco Bellucci (voce e chitarra), Marco Zitoli (basso e cori) e Andrea Spigarelli (batteria e percussioni) — capiscono di poter coesistere davvero, musicalmente e umanamente.
La band nasce dalla fusione di due progetti in duo che avevano in Andrea il punto di contatto. È durante la prima prova in trio che il gruppo capisce di avere finalmente un suono proprio e un’identità chiara da cui partire e verso cui tendere.
Il loro sound fonde un rock potente e diretto con aperture psichedeliche, lasciando ampio spazio all’improvvisazione e al viaggio sonoro.
Le canzoni nascono principalmente dalle jam: uno scambio continuo di sguardi, vibrazioni e piccoli segnali corporei che guidano il flusso creativo.
I Fottuta Band raccontano una rabbia lucida e profonda, legata all’alienazione dell’essere umano nel presente. Non si tratta di autodistruzione, ma di una catarsi consapevole: gridare per liberarsi, analizzare per andare oltre.
Tutto questo prende forma nel loro primo album, “Rock’n’Roll“, uscito il 21 novembre 2025 e prodotto da Roberto Villa presso lo studio analogico ed etichetta L’Amore Mio Non Muore di Forlì.
È da questo flusso che prende vita l‘intervista con il gruppo umbro per conoscere meglio il loro album di esordio.

Tra richiami psichedelici e un rock così feroce e scandito da riff, quali sono le vostre principali influenze musicali che hanno portato alla creazione del vostro suono?
C’è stato un momento in cui abbiamo percepito di avere un sound tutto nostro: esattamente la prima volta che abbiamo suonato in trio. Durante quella prova abbiamo capito che potevamo coesistere. Batteria e basso potevano far esplodere il feeling instaurato in anni di palchi e chilometri, creando la giusta alchimia con una chitarra e una voce più libere di sperimentare e viaggiare in autonomia.
Già nelle prime improvvisazioni abbiamo sentito, dentro a ciò che suonavamo, il luogo da cui venivamo e quello verso cui ci piacerebbe andare. Da quel giorno il nostro sound ha preso forma.
Come le vostre diverse personalità artistiche si bilanciano? Dividete il lavoro di creazione in sezioni separate tra voi oppure c’è un’influenza di tutto il gruppo in ogni parte?
Siamo nel flow. Comunichiamo in questo fluire attraverso vibrazioni che ormai sappiamo captare: uno sguardo, una smorfia, un accenno di sorriso, alzare la testa… e, infatti, facciamo un po’ fatica quando non riusciamo a vederci. Ovviamente, all’inizio è stato importante vedere l’altro fare headbanging, più o meno vistosamente, mentre suonavamo qualcosa di nuovo.
Le nostre canzoni nascono principalmente così, dalle jam: parliamo di brani allo stato primordiale che evolvono man mano, a volte anche un secondo prima di registrarli in studio. Siamo sempre attivi e collaborativi, sia in presenza che da remoto.
I testi pare abbiano come filo conduttore una risposta di legittima rabbia verso l’alienazione attuale dell’essere umano nel tardocapitalismo. Il sentimento autodistruttivo che sembra emergere dalle vostre canzoni può essere rappresentato come una catarsi o una rassegnazione?
Sì c’è una sorta di catarsi nelle nostre canzoni, ma non solo questo.
Questa rabbia che si cela nel profondo vogliamo gridarla per liberarcene per lasciare spazio a ciò che verrà. Ci piace molto quando capita che amici o sconosciuti ci confessano di aver sentito un solletico alla coscienza mentre ascoltavano le nostre canzoni. Non c’è autodistruzione ma analisi di una alienazione collettiva per provare ad andare oltre.
Cosa cercate di trasmettere quando suonate dal vivo? Qual è il contatto che cercate con il pubblico in quel momento? E tra di voi?
Una parte della band è tornata sul palco a fine maggio 2025 dopo un po’ di assenza dai concerti. Questo unito all’inizio del nuovo percorso ci ha donato molta adrenalina ed abbiamo capito che quella paura di rinascere e ripartire da zero, in realtà è stata carburante per vivere i live in maniera ancora più intensa e totalizzante rispetto. Abbiamo percepito di bolla e universo parallelo dall’inizio del palco alle nostre spalle, fino all’ultima fila del pubblico. Un piccolo insieme dove condividere, è vero che crescendo diventi più emotivo ehehe.
I vostri testi sembrano avere una valenza molto politica, voi avevate questo in mente quando li avete scritti o rappresentano soprattutto un’esperienza individuale, un grido di rabbia solitario?
Non siamo una band politica o propagandista, siamo una band molto schietta e sincera. Il messaggio che vogliamo dare, viene anche da “sfoghi individuali”. Sentirsi vivo è sempre meno alternativo e la musica deve servire ad essere protagonisti di un qualcosa che serve a vivere meglio, se tutto questo in qualche modo va contro a chi decide le cose in quel momento, chiaramente ci incazziamo anche noi come dovrebbero far tutti.
Credete che il rock ad oggi sia cambiato nel suo modo di essere rivoluzionario? Se sì, come?
Assolutamente sì.
Crediamo ancora che il Rock non abbia perso lo spirito degli inizi. Jack White è uno degli irriducibili guerrieri rock’n’roll del XXI secolo ad esempio. Nella sala prove del Jap-Perù, dove proviamo noi, quando entri trovi ancora band di ragazzi di venti anni che escono sudati e felici dopo aver suonato le proprie canzoni rock’n’roll, e questo è bellissimo.
Non pensiamo alla musica soltanto per ciò che vediamo nei canali di comunicazione principali o negli audio di tendenza. L’autenticità esisterà sempre e ci sarà sempre qualcuno che la cercherà e qualcun altro che la troverà, in qualche modo. Pensare che sia tutto andato al diavolo è solo la stanchezza che nasce dagli anni che passano e dalle speranze che si trasformano in illusioni.
Il nostro credo è dare il 200% quando si è sul palco, non è l’errore o l’assolo perfetto a fare la differenza ma l’attitudine, l’intensità e ciò che riusciamo a trasmettere. Il Rock’n’roll è un’attitudine che non deve indossare per forza dei pantaloni di pelle o delle borchie.

Il nome “Fottuta Band” che genesi ha avuto? Ha un sottotesto ironico, irriverente o quale?
È nato dal nome del gruppo WhatsApp che Andrea aveva dato alla chat tra di noi per organizzare le prove. È nato istintivamente, con un’ironia alla Monicelli: un’ironia tra amici che si guardano e si dicono, “Abbiamo un’altra fottuta band a scombussolarci la vita, cerchiamo di far per bene questa volta, eh”.
Con il tempo, non avendo ancora un nome definitivo e avendo più persone intorno a dirci che in realtà quello era il nome perfetto, abbiamo pensato di tenerlo. D’altronde, dicono tutti che mancano le band, che manca la musica suonata, ecc. Una buona notizia: ecco una Fottuta Band per voi!


