ELLE è la ragione sociale nella quale si nascondono musicisti raffinati e pieni di gusto. La loro proposta è stata descritta come post-rock con influenze jazz, ma, forse la parola più giusta per definirli è semplicemente rock.
Attivi dal 2020, in piena pandemia, il terzetto (oggi però sono in quattro grazie all’innesto di Giovanni Lafavia alla batteria), pubblica il suo nuovo e terzo album, intitolato “Silent Search Of Spring”.
Da qualche tempo è in circolo il loro singolo apripista intitolato Babylon. La canzone è un buon antipasto e parla di una città, che però non è l’antica Babilonia dei sumero-accadici, e nemmeno la Babele della famosa torre.
Come sappiamo, Babele e Babilonia sono strettamente collegate dato che Babele è il nome biblico di Babilonia. E la leggenda narra di una perdizione dovuta alla superbia umana e che ha condannato il genere umano alla punizione divina della confusione linguistica.
Gli ELLE, però, ci descrivono qui un luogo differente nel quale ci si smarrisce per poi ritrovarsi sconosciuti, diversi l’uno dall’altro e profondamente cambiati. Ma esiste ancora una lingua comune, che ci fa ritrovare sempre, ed è quella del cuore, linguaggio primordiale e universale. Da tempo è presente anche in rete un video ufficiale di accompagnamento alla canzone e diretto da Riccardo Sarti e dal cantante Danilo Ramon Giannini.
Le immagini aderiscono perfettamente e concorrono alla creazione del senso di malinconia del pezzo. L’atmosfera, invece, ci riporta fortemente agli anni ’90 attraverso una raccolta di immagini che ognuno di noi avrebbe potuto registrare e a piccole frasi che di tanto in tanto spuntano dai frame della pellicola e che compongono fotografie di vita.

Le voci sono cristalline, a cominciare da quella di Giannini, che introduce la storia con “We’re here full of this anger” mentre una chitarra acustica, a cura di Marco Calderano, lo accompagna. Le immagini dei paesaggi rurali, di boschi e di mari si susseguono con quei tratti incerti dati da una ripresa amatoriale. L’effetto che vogliono dare i due registi è quello di un breve film amatoriale come quelli che normalmente venivano fatti durante le vacanze. E in questo clima tranquillo e rilassato la voce di Miriam Fornari si innesta e completa quella di Danilo.
Poco alla volta, mentre vediamo sorgere un sole, si fa strada la batteria, seguita dal synth e, per concludere, il basso che qui non si limita ad accompagnare ma intesse una melodia tutta sua che entra ed esce dal pezzo. Ad esempio, quando è Miriam che prevale e la quattro corde asseconda il suo cantato. Il culmine si raggiunge nel ritornello, dove le due voci cantano “Sembra di essere a Babilonia… non parlo neanche la mia lingua madre, ma il mio cuore sì… sei tu quello che amerò di più”. Questo biglietto da visita pone grandi aspettative sul viaggio sonoro che apprestiamo a compiere.

Il disco viene aperto da Ravine, e dall’alternanza delle calde voci dei due cantanti. L’atmosfera viene tagliata di netto a circa un minuto dall’inizio della canzone dove troviamo un’atmosfera dolceamara creata dall’intreccio dei cantati e da una melodia allegra e ritmata. Ravine, (precipizio in inglese), è dove ci esponiamo, forse troppo, per poi cadere sulla seconda traccia.
Ed è un atterraggio soffice perché ad accoglierci troviamo Pillows, e la sua tenerezza coinvolgente. È bellissimo quel passaggio nel quale gli ELLE cantano: “Siamo materassi in questo mondo, nel mezzo di cuori e menti. Fioritura di pelle che mostrerai. Buoni pensieri e visioni d’amore. Questo è ciò che siamo, siamo fucili di gioia”.
A seguire Truth cambia completamente registro; troviamo infatti Danilo in un pezzo decisamente più solare supportato e sostenuto dai cori di Miriam. La batteria a un tratto si spegne e sentiamo un caldo arpeggio di chitarra che funge da piacevole intermezzo e spezza il brano prima del rientro prorompente della sezione ritmica.
Dopo il singolo, di cui abbiamo già parlato in apertura, affrontiamo Another World, dall’incedere pigro. In questo pezzo le due voci si completano e fanno pensare ad un tenero abbraccio che inizia tra la strumentazione acustica e si propaga come eco fino al termine del brano. È forse la traccia più propriamente post rock della raccolta. La proposta degli ELLE è senza dubbio ben definita e omogenea, esplora un certo mondo umbratile che ci rimanda a band slowcore come i Low, ma anche postcore come ad esempio i Karate.

Due esempi su tutti sono le successive Freedom Symphony e Meeting Of Skins.
La prima, infatti è una canzone a metà strada tra una carezza e un pugno, nella quale gli echi di Alan Sparhawk e Mimi Parker sono più che una semplice suggestione.
La seconda sembra invece uscita dalla penna di Geoff Farina.
Batteria in primo piano e ottimo dialogo con il basso non segue solo la linea ma crea una vera e proprio melodia sulla quale la chitarra ha completa libertà di espressione. Il viaggio si conclude con la title track che è anche summa dell’opera qui proposta.
La ricerca della primavera presentata nel titolo passa dalle stagioni dell’essere umano, il quale le affronta con più o meno coraggio e più o meno passione, a volte con un peso sullo stomaco e a volte a cuor leggero, soprattutto quando ricorda a sé stesso che una carezza di vento e un primo raggio di sole e dietro l’angolo e attende ognuno di noi con un nuovo inizio.
Disco assolutamente consigliato e da avere nella propria collezione.
Tracklist:
01. Ravine
02. Pillows
03. Truth
04. Babylon
05. Another Water
06. Freedom Symphony
07. Meeting of Skins
08. Silent Search of Spring


