“I Have Been Here” – Stefania Avolio

Sono sempre molto emozionata e tesa quando ho il compito e l’onore di presentarvi artisti “emergenti” che hanno alle spalle la formazione e il bagaglio di esperienze dei professionisti.
Come se pensassi a una sorta di ingiustizia, che affida a chi scrive – da comune mortale e non da esperto addetto ai lavori – di album di nicchia per “dare una possibilità”.
Ebbene, oggi vi parlo di un disco che non avrebbe bisogno di trafiletti introduttivi, né di tentativi di convincimento sul talento dell’artista, né, tantomeno, di sperticati elogi che abbiano lo scopo di portare dalla sua parte, o di “possibilità”.
Basterebbe anche solo iniziarne l’ascolto, e lo inquadrereste dopo pochi attimi.
Sto parlando di “I Have Been Here”, il terzo album dell’artista compositrice veronese Stefania Avolio, in uscita il 28 marzo.
Posso senza dubbio affermare che Stefania è cresciuta a pane e musica: si è avvicinata al pianoforte all’età di quattro anni e, in seguito, ha sviluppato un profondo amore per il canto.
Diplomata in pianoforte al conservatorio, oltre che in architettura, dal 2020 – anno del suo disco d’esordio – si è esibita per concerti in tutta Europa, fino all’Islanda: una vita fatta di sacrifici, passione e dedizione alla musica, che l’hanno portata a risultati eccellenti. Ascoltare per credere.

Giusto per contestualizzare il sound, già dal primo lavoro del 2020, intitolato “Natural Element” Stefania ha utilizzato e rielaborato i propri studi classici per comporre una musica molto moderna, classica ma contemporanea, che combina la melodia del pianoforte a un attualissimo suono da loop station.
Il punto di approdo dell’impegno artistico di Stefania, cinque anni dopo l’esordio, è un prodotto decisamente più sicuro e disinvolto, costantemente caratterizzato dalla stessa delicatezza e “cammino in punta di piedi” degli inizi, ma molto più affermato e marcato vocalmente: la maggiore importanza e la predominanza della voce, infatti, è una caratteristica che discosta “I Have Been Here” dai lavori precedenti, una voce che – azzardo, lo so bene, ma appena partirà l’ascolto non potrete che darmi ragione – mi ricorda in maniera positivamente impressionante la cara Dolores O’Riordan.

Due singoli hanno preceduto l’album intero: White Veil, quarta traccia e primo singolo di presentazione, uscito un mese esatto prima, è il perfetto biglietto da visita di un disco maturo tecnicamente validissimo.
La partenza è cupa, solenne ed è la prova della eccellente padronanza e tecnica vocale di Stefania, una traccia senza imperfezioni, intima, come tutto il disco; l’accecante candore della neve e della luce, in questa canzone, diventa una metafora della forza e della fragilità umana.

Se dovessimo trovare un concept a “I Have Been Here”, oltre alla narrazione dei luoghi visti, sentiti e percepiti nella vita di Stefania (come accennato e intuibile dallo stesso titolo, semplicemente “Sono Stata Qui”), certamente sarebbe quello del racconto interiore, della riflessione e dei ricordi che attraversano una vita.
Come ha affermato Stefania, “ogni brano è una storia” dove percepiamo senza alcun dubbio che le emozioni e le atmosfere sono molto importanti. Il disco è composto da 12 brani e nasce proprio “dal desiderio di raccontare i luoghi e le esperienze che hanno segnato il mio percorso negli ultimi anni, da un bisogno di connessione, di radicamento nelle terre che ho attraversato e nei momenti che mi hanno trasformato” spiega l’artista.
Il secondo singolo e traccia d’apertura è Goosebumps, “pelle d’oca”, esattamente quel che si prova ad ascoltare la voce di Stefania e i suoni di questo album. Il brano è stato scritto nell’estate successiva al lockdown e, come lei stessa ha raccontato, “esplora il delicato equilibrio tra vulnerabilità e anonimato, tra il desiderio di connettersi e la necessità di nascondersi; evoca immagini di una camminata sotto il sole estivo, invitando gli ascoltatori a riflettere sulla fragilità dell’esistenza e sul modo in cui ci muoviamo nel mondo, oscillando tra presenza e invisibilità”.
Musicalmente ha un ritmo molto bello, che mi ricorda i passi felpati di un animale silenziosissimo, o un lieve e rapido battito del cuore.

Di nuovo sono protagonisti i sentimenti in I Feel Nothing, il brano che narra dell’alienazione, della perdita di sé e della ricerca di un equilibrio emotivo; e in Help Me, che dà voce a un grido silenzioso, a quella richiesta d’aiuto spesso taciuta per paura o insicurezza, esplorando il conflitto interiore tra la voglia di essere ascoltati e la difficoltà di esprimere ciò che si prova; infine anche in Childhood Memories, un viaggio sonoro attraverso le memorie d’infanzia, come una strada che porta al mare.
Sentimenti evocati in musica, il linguaggio universale che ha una potenzialità infinita ma ha anche la necessità di essere padroneggiato, per poter esprimere quello che si desidera. E Stefania Avolio sa farlo bene.
Le splendide musicalità e i cori vocali che trasportano in mondi lontani, ma anche intimi, sono molto marcati in questo disco: ascoltate A Soup of Stones, una ballata incorniciata da una meravigliosa melodia di strumenti ad arco, da cui verrete letteralmente rapiti; un brano leggero e malinconico al contempo, ispirato ai ciottoli levigati dal mare di Brighton. Decisamente il mio pezzo preferito, se proprio devo sceglierne uno.

“I Have Been Here” narra di natura, di terre lontane e di paesaggi desolati del Nord come in Icelandic Wind, ma anche di protagonisti e di storie, come in Two Strangers, ispirato a una coppia osservata e raccontata in una situazione particolare: il marito in attesa del ricovero e la moglie al suo fianco, con gesti silenziosi e sguardi colmi di premura, un’intimità discreta, un amore espresso nei dettagli più piccoli.
E persino di momenti difficili, come quello intimo e privato di un’esperienza in ospedale vissuta dall’artista, ed evocato in Sterile Room (“Non riesco a dimenticare quella luce, quella stanza fredda e sterile..”), un racconto quasi esorcizzante di quel periodo e di vari istanti impressi nella mente in maniera indelebile, che forse solo la musica può far superare, o almeno metabolizzare: il brano esplora la vulnerabilità in un luogo dove il tempo sembra fermarsi.
Il disco giunge infine al termine con June 29th, toccante pezzo che porta con sé il peso e la delicatezza del ricordo di una perdita, trasformando il dolore in un atto d’amore attraverso la musica.
Tirando le somme, la scrittura di “I Have Been Here” è stata un processo intimo e catartico per Stefania, ha scavato nei ricordi d’infanzia, nei silenzi sospesi tra le mura di casa, nei momenti di profonda riflessione che hanno lasciato cicatrici invisibili.
Io penso che ci siano ascolti dove convincere è superfluo. E, lo dico con un filo di presunzione, penso sia questo il caso: non voglio provare a persuadervi che valga la pena l’ascolto di questo disco, perché, semplicemente, questo disco non ha bisogno di possibilità, di tentativi o impegno nel cercare di gradirlo: ascoltatene solo pochi secondi e vi avrà già rapito, ne sono certa.

Tracklist:

01. Goosebumps
02. I Feel Nothing
03. Help Me
04. White Veil
05. A Soup Of Stones
06. Childhood Memories
07. Two Strangers
08. Mirror
09. Mrs. Bell
10. Icelandic Wind
11. Sterile Room
12. June 29th

Date Tour

29 Marzo, Auditorium B. Maderna , Verona
10 Aprile, Kulturcafé , Vienna
10 Luglio, Asciano Suono Festival, Asciano
8 Agosto, Summer Fest, Český Těšín, Repubblica Ceca
5, 6 e 7 Settembre – Tabasa, Substore e Chat Noir, Tokyo, Giappone
16 Ottobre, Muziekcentrum Kinky Star, Gent
17 Ottobre, Piola libri, Bruxelles
19 Ottobre, House Concert, Zottegem

Calendario in aggiornamento

New Model Label