The Storm Is Over – Madisine

Se sopravvivi a una tempesta – metafora che sta per “un periodo della vita difficile da affrontare” – ne esci rafforzato. Questa è una frase che leggo molto spesso e, pare, ha l’intento di infondere forza, coraggio ed esaltare “chi ce la fa”.

Io non sono dell’idea che si debba farcela per forza, nè che dalle tempeste si esca rafforzati. Benché il nostro mondo ci voglia performanti e vittoriosi, pronti ad affrontare ogni sfida, sempre meglio, il lato tossico di questa teoria è lampante: a costo di farcela, di fortificarsi, la nostra testa, il nostro corpo, la nostra stabilità – alla fine – crollano.

Non è meglio, invece, crearsi un proprio mondo con cui curare le proprie ferite, qualunque sia il risultato della battaglia? Pensateci.

E’ con questa riflessione che voglio presentarvi il disco d’esordio di un giovanissimo artista a cui noi di The Beat siamo già affezionati: sto parlando di Madisine, nome d’arte di Matteo Zanotti, di cui attendevamo con ansia “The Storm is Over”, uscito lo scorso 27 novembre. Matteo – classe 2001 – ha capito una cosa, che condivido: l’arte e l’espressione di sé sono uno strumento fortissimo di cura. Non l’arma della vittoria, ma un modo per mostrare al mondo le proprie fragilità, per legittimarle, per accettarle e accettarsi.
Per perdonarsi, in qualche modo, se mai ce ne fosse bisogno.

Tutto ciò che vi scrivo è stato chiaro sin da quando abbiamo ascoltato per la prima volta Slow Down,  il primo singolo di Madisine uscito lo scorso aprile, estratto proprio da “The Storm Is Over”. Parto proprio da qui a raccontarvi il disco: il brano è la risposta a un periodo brutto e carico di ansia trascorso dall’artista, una soluzione necessaria, di cui lo stesso Matteo ci ha parlato in una bella e profonda intervista (che potete leggere qui).

Da qualunque traccia vogliate partire per ascoltare “The Storm is Over”, saranno subito chiare le influenze di genere di Madisine: l’ascolto trasuda sonorità post grunge, ma anche shoegaze e dreampop, il tutto unito a una notevole capacità cantautorale nel confezionare i brani.

Il timbro vocale di Matteo ha un che di graffiante e melanconico insieme, come se volesse trasmettere la necessità e la voglia di reagire, ma anche il bisogno di rimanere nel proprio mondo, nella propria musica, che sono una terapia per quel che succede nella vita e per quanto talvolta ci si sente inadeguati.

YOU è la prima traccia del disco, ed esordisce rivelando subito una parte delle influenze di Madisine: l’attacco mi rimanda immediatamente alle sonorità di Jeff Buckley. Si tratta di un brano dotato di un’ottima struttura melodica e compositiva; l’ansia, l’inadeguatezza e il disagio descrivono quel YOU che scrive e non riesce a viversi la vita, ma si crogiola invece nella costante preoccupazione. Molto piacevole l’alternanza ritmica e vocale, ordinata e simmetrica, tra strofe e ritornello, che dona al pezzo una forma canzone molto stabile, che certamente funziona.

Drain Love parte molto decisa, con un mood decisamente rock, e affronta il tema di un rapporto tossico, fatto di bugie e manipolazioni, un amore che anziché costruire, al contrario, distrugge. Bellissimi i riff di chitarra che fanno piacevolmente da base alle strofe.

La delicatezza di Can You Feel, Way Back  e Myself è un’altra prova di come l’artista sia in grado di toccare le corde dell’emotività e sappia riprodurre in chiave acustica delle sensazioni: in questi brani, più introspettivi – come lo è anche Slow Down – Madisine riesce a creare un’intensità profondissima, grazie a una sensibilissima attesa in crescendo che poi esplode nel culmine dell’emozione. Pur convincendomi anche nei ritmi più picchiati e duri, sono decisamente questi i linguaggi tramite i quali Matteo, a mio parere, sa esprimersi meglio: quelli con il cuore in mano e le  braccia tese.

Di Full Frontal cardio Dance – dove Madisine passa senza fatica dai picchi di energia più intensa fino a punti vocali quasi accennati – ho apprezzato particolarmente il testo: “I’ve turned into everything I hate the most….I wanna be free to leave/ to the point I don’t need”. Molto bella l’idea di ritmare il pezzo come fosse un sottofondo da cardio fitness, appunto, e confezionare così un brano che è una velata critica al fare comune. Quest’ultimo è così socialmente accettato, al punto che far notare quanto sia disumano talora l’atteggiamento umano – notate l’assurdo gioco di parole – risulta quasi distopico: la scrittura di “The Storm Is Over” funziona, è incisiva ma semplice, mai sopra le righe, pur risultando fresca, diretta e convincente.

Alzate il volume in X_X e verrete risucchiati in quel mood sonoro anni Novanta-Duemila, quel filone grunge che tanto amavamo; magari mi sbaglio, ma talora il brano mi riporta anche alle vibrazioni di Brian Molko e compagni.

L’album si avvicina alla chiusura con Where Are You Now?, che era uscito come singolo prima dell’intero disco, il 19 settembre scorso (e di cui noi di The Beat vi avevamo parlato in questo articolo): ne avevamo scritto come di “un brano decisamente alternative rock, cupo ma anche pieno di carattere, che non teme di mostrare il lato più fragile e bisognoso dell’essere umano, che è accompagnato anche da un video, senza pretese, senza strafare, ma che si accosta molto bene al senso e all’intento del brano.”

Between Fairies and Dogs è sicuramente uno dei miei pezzi preferiti del disco: una splendida ballata che si rivolge prima a un padre, interrogandolo e interfacciandosi con lui per spiegare le proprie debolezze, le ansie, e trovando in lui un colpevole; poi a una madre, salvifica, che mitiga queste debolezze e dona forza: una contrapposizione forte ma delicata al contempo. Ho trovato splendide le due immagini del titolo, il mondo fiabesco, etereo e fantastico da un lato, e il mondo terreno, incombente e “reale” dall’altro, a intitolare una favola dark, terrena e molto reale.

“The Storm is Over” si chiude con la title track che pare annunciare, finalmente, il termine della tempesta emotiva di questo viaggio introspettivo; ma non è così, “The storm in over/is it over? Is it really over?” recita il testo. E io non posso che empatizzare con questa visione del mondo, con questo pessimismo di fondo che permea cuore e testa di Madisine che, anche quando sembra esser tornato il sereno, si interroga sulla verità di questo chiarore e pace apparente. Forse crogiolarsi nella malinconia, nella sadness poetica e musicarla donandole ancor più vigore può essere una cura dal mondo? Sì, l’ho sempre pensato.

Ogni brano di “The Storm is Over” mi ha condotto all’interno di un piccolo e prezioso mondo emotivo, e quel che ci ho trovato sono tanti stati d’animo, espressi con una sincerità disarmante: non siamo più abituati a tutta questa verità senza filtri, senza “gioiose patinature”. Per fortuna qualcuno osa toglierli, questi filtri all’acqua di rose: ringrazio Madisine per averlo fatto, in questo suo splendido lavoro d’esordio.

Tracklist:

01 YOU
02 Drain Love
03 Slow Down
04 Can You Feel?
05 Full Frontal cardio Dance
06 Way Back
07 X_X
08 Myself
09 Where are you now?
10 Between Fairies and Dogs
11 The Storm is Over