“La Nascita” – The Niro

La Nascita - The Niro Album

The Niro e La Nascita: il lungo viaggio verso casa

Ci sono artisti che sembrano oggetti misteriosi e poco visibili: eppure esistono da tempo, hanno all’attivo dischi eccellenti e un bagaglio di esperienze che lascia senza parole. In mezzo al caos e alla dispersione quotidiana delle uscite discografiche li si scopre per puro caso, con la netta percezione che il panorama musicale non gli abbia reso giustizia.

L’artista in questione è The Niro (Davide Combusti), un poliedrico cantautore che vanta un bagaglio di esperienze particolarmente avvincenti. Già nel 2019 ha realizzato un album nientemeno che con Gary Lucas, intitolato “The Complete Jeff Buckley And Gary Lucas”.

Lucas è infatti una vera leggenda vivente, noto per essere stato il primo chitarrista e stretto collaboratore di Jeff Buckley nel periodo precedente a Grace, co-autore di alcuni dei suoi brani più famosi (tra cui la celebre Grace). Insieme, The Niro e Gary Lucas hanno dato vita a un progetto che riprendeva proprio i brani scritti da Gary e Jeff Buckley rimasti sospesi e mai realizzati.

Basterebbe questo trascorso per tenere alta l’attenzione sui lavori di The Niro.
Inoltre, l’artista è un nome ampiamente apprezzato all’estero, esibendosi soprattutto tra Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Tale caratura internazionale è confermata anche dalla ricca esperienza come opening act per artisti di calibro mondiale, tra cui Amy Winehouse, Lou Barlow (Dinosaur Jr.) e, in ambito nazionale Carmen Consoli e gli Afterhours, per citarne solo alcuni.

Ed è proprio forte di queste esperienze che la sua nuova uscita, “La Nascita” (edita da Esordisco), suo quinto disco di inediti, merita un ascolto attento. L’opera, infatti, si rivela profonda e stratificata, un vero e proprio manifesto di maturità artistica.

Lo stile del musicista è un raffinato indie-rock con marcate venature pop e folk dal respiro internazionale e prende vita con undici brani, in parte cantati in italiano, altri in inglese.
La scelta è adeguata al senso e all’emozione che ogni brano vuole comunicare e contribuisce alla varietà dei toni che attraversano il disco, prova di una visione artistica ormai compiuta e senza compromessi.

Il cantautore e polistrumentista romano si mette alla prova su ogni fronte: in questo lavoro, realizzato nella solitudine della sua casa, non solo ha suonato tutti gli strumenti, ma ha anche curato gli arrangiamenti e l’intera produzione artistica. Il risultato è un lavoro coinvolgente di grande eleganza, che riflette il suo talento, il gusto raffinato e la sua visione totale dell’opera.

La sua voce dal timbro unico e cristallino guida l’ascolto, emergendo da un tessuto sonoro raffinato. Questo equilibrio è garantito da una perfetta alchimia tra le sfumature acustiche e un’elettronica sussurrata, mai protagonista ma sempre essenziale per dare tridimensionalità e purezza al timbro complessivo dell’opera.

Questa alchimia sonora e stilistica trova la sua rappresentazione nella copertina del disco. La figura composta da radici, rannicchiata in posizione fetale e immersa nel buio, incarna visivamente questa ricerca introspettiva e primordiale portandoci al tema centrale dell’opera: un viaggio emotivo in equilibrio tra la vulnerabilità dell’uomo e la consapevolezza che trovare casa sia uno stato mentale. Questo traguardo si raggiunge solo compiendo un lungo viaggio e affrontando una nascita personale.

Tale visione tematica — un ritorno a uno stato originario — trova la sua perfetta overture nel pezzo che dà il titolo al disco, La Nascita. Questa traccia colpisce immediatamente per l’intenso senso di intimità che trasmette, merito della voce sussurrata e del testo delicato, che recita: Tempo di esistere / Dal tramonto io nascerò / Dalla pura cenere / Dalle terre aride / Io vivrò dalla polvere / E troverò / L’amore / Da un addio.

A seguire, un cambio di atmosfera con Nessun Rimpianto, caratterizzato da una cadenza suadente dalle tinte quasi esotiche che riesce a unire melodie avvolgenti a una tensione latente. Questa leggerezza apparente affronta il tema della ricerca come vero e proprio modo di vivere, come sottolineano i versi carichi di urgenza e consapevolezza: (Ti lascerò tutto di me / Poi partirò leggero e poi / Corro, corro / Correrò / Alla ricerca della simmetria col mondo).

La terza canzone è So Odd, è un (auto)invito a superare la sensazione di sentirsi intrappolati nella malinconia. Colpisce per l’uso della voce, in cui i rimandi ai vocalizzi alla Jeff Buckley si insinuano dentro gli spazi più reconditi dell’emozione.

Si prosegue con Bergman, il cui titolo è un chiaro omaggio al regista svedese di cui riprende i temi dell’angoscia esistenziale e della crisi di empatia. Il brano si apre con una batteria inquieta e una chitarra sgranata, creando una tensione vibrante che si fa più densa, preparando così il terreno a un ritornello avvolgente come una spirale.

Il viaggio interiore si approfondisce con My Desires, in cui l’autore affronta il delicato tema dell’isolamento; un isolamento voluto, ricercato, inteso come uno spazio vitale per la propria creatività e, al contempo, come una forma di protezione nei confronti delle persone più vicine. Questa necessità di difendersi dalla confusione emotiva è espressa con chiarezza nei versi: “I was born alone I couldn’t complain / I was born a child and I couldn’t play / I was born a man and I couldn’t fight / I didn’t know my desires”.

Arriviamo a Tarantola, pezzo che inizia in italiano per poi passare all’inglese; un passaggio che crea un vero e proprio gioco di specchi tematico, dove i ruoli di vittima e carnefice vengono costantemente capovolti.

I Have a Dream prende spunto dalla vita e dal celebre discorso di Martin Luther King Jr., trasportando il peso storico e la speranza della sua frase più famosa nel contesto emotivo dell’album. Musicalmente si muove su atmosfere pop e immediate con una melodia orecchiabile che resta subito impressa all’ascoltatore. A impreziosire la traccia contribuiscono i cori aggiuntivi di Marilicia Piccaluga.

L’ascolto ci conduce a Borderline, canzone che si muove sul confine sottile tra l’indifferenza e la disillusione. Il tono agrodolce, in bilico tra una melodia orecchiabile e l’amarezza, viene perfettamente sintetizzato dalle parole di The Niro stesso, il quale afferma: “Borderline suona come una risata leggera tra le macerie. Un ritornello da fischiettare mentre il mondo, senza più imbarazzo, si gira dall’altra parte”.
L’energia si sprigiona nel ritornello e in alcuni momenti può far balzare alla mente l’impatto corrosivo della voce di Matt Bellamy dei Muse in “Plug in Baby” dando corpo ai versi di disperazione quasi sarcastica: “Fuck to my pain / Fuck to my tears / Fuck to my brain / Fuck to my dears / I just have fun”.

Amsterdam colpisce per la bellezza della melodia, contrapposta al suono tagliente della chitarra (il cui solo è affidato a Federico Mantova) che crea tensione alternandosi a momenti di intimità più assoluta, in cui restano solo voce e batteria. Il brano prende forma da un ricordo tangibile: un frammento concreto del suo viaggio di introspezione, fissato tra le luci e le ombre del quartiere a luci rosse di Amsterdam.

Siamo quasi alla fine e Ulisse si ricollega idealmente al tema de “La Nascita”.
Il pezzo, che rimanda alla figura omerica, si interroga su una questione essenziale: dove si può trovare quel punto fermo e porto sicuro che è la casa. Un interrogativo che risuona nei versi: “Solo tra le onde dei destini / Solo il buio resta intorno a me / Tra sirene e sogni clandestini / Senza un porto cosa resta di me”.

Rainy Days è il finale delicato e inaspettato di questo viaggio. Il brano esordisce con un arpeggio cristallino, tipico di una Telecaster, mentre la voce ci guida verso la conclusione. La chiusura dell’opera è affidata a una nota di speranza, come recitano i versi: “I dream a sunny day So beautiful Where I can live Out the door”.

Al termine dell’ascolto, “La Nascita” si rivela un album di rara maturità e potenza concettuale. The Niro ci consegna un’opera che dimostra quanto la ricerca del porto sicuro passi necessariamente per l’immersione in un viaggio solitario. E mentre l’ascolto si conclude con estrema delicatezza, lascia la percezione di aver ascoltato non solo un grande disco, ma la colonna sonora di un’attesa lunga, che è finalmente giunta alla sua rivelazione. L’artista stesso, dichiarando di andarne “molto fiero”, ha espresso la speranza che l’opera “possa fare breccia nei vostri cuori” . E, a giudicare dalla sua profonda risonanza emotiva, è inevitabile che in chi ha avuto la fortuna di ascoltarlo, abbia lasciato uno squarcio indelebile.

Tracklist:

01. La Nascita
02. Nessun rimpianto
03. So Odd
04. Bergman
05. My desires
06. Tarantola
07. I have a dream
08. Borderline
09. Amsterdam
10. Ulisse
11. Rainy Days

Foto Elisabetta Lazzè