Jacopo Gobber – 20 anni di manicaretti

E’ sempre piacevole per me ascoltare lavori realmente diversi dal solito. E sono molto contenta di aver approfondito, di recente, l’ultimo lavoro di Jacopo Gobber – eclettico artista veronese decisamente differente dal resto, quantomeno per l’intenzione – dal titolo “20 anni di manicaretti”.

Cantautore, sound designer e molto altro, la sua produzione variegata, coloratissima e sincera è giunta, dopo appunto vent’anni, al proprio festeggiamento con questa bella raccolta di pezzi inediti, di “chicche” selezionate dall’autore senza troppe fisime mentali, ma con la sola missione di piacere, in primis, all’autore.
Abbiamo scambiato con Jacopo quattro chiacchiere per farci raccontare meglio questo suo lavoro.

Ciao Jacopo, e complimenti per il tuo traguardo, il tuo ultimo album “20 anni di manicaretti” , un disco che contiene una selezione scelta di brani che hai realizzato dal 2004 ad oggi: sono trascorsi 20 anni ma puoi ancora dirti fiero di tutti i brani che hai composto o ce n’è qualcuno che ti appartiene meno?

Jacopo Gobber - 20 anni di manicaretti

Ho il vantaggio che questi 20 brani sono estratti da 3 album che avevano dodici tracce ciascuno, dunque ho selezionato solo quelli di cui mi vergognavo meno. Complessivamente mi piacciono tutti, erano dei brani ispirati e spero che questo si percepisca ancora.
Oggi canterei in modo diverso alcune parti, ad esempio su “Mc Donald’s” o “Canzone per fare soldi” la voce mi sembra troppo autoironica, o almeno spererei che fosse ironia quella! 😅 delle volte mi compaiono dei post che ho scritto 10 anni fa e oggi non riesco più a decifrarli: non capisco più la chiave di lettura del post, se era serio o ironico, perché delle volte l’ironia è lampante, delle volte è celata.

Ascoltando i tuoi pezzi (e nell’album ne abbiamo una completa e numerosa collezione, sufficiente per capire molto di te e per poter confrontare musica, messaggio e composizione) ho la sensazione, sin da subito, di essere di fronte a un lavoro autentico e diretto, che non è nato seguendo il credo del “piacerà a chi lo ascolta” ma quello del “voglio che sia quel che piace a me e che mi rappresenti in pieno”: pensi ci sia qualche elemento chiave che la tua musica debba avere in maniera imprescindibile, per piacerti e rappresentarti?

È un po’ paradossale la cosa perché mi verrebbe da rispondere di no perché dipende tutto dai miei pensieri in quel momento, una cosa imprevedibile. Ma a questo punto vuol dire che è la sincerità la cosa imprescindibile per me, quindi si. In realtà non mi basta solo questo perché se scrivo una roba sincera e basta non è detto che mi piaccia.
Nel mio caso dev’esserci sincerità per iniziare a scrivere ma poi c’è una soglia di immaginazione che deve essere superata per farmi dire “mi piace”. Ecco si, devono convivere queste due
cose quasi opposte: sincerità e immaginazione (finzione).

I tuoi brani attraversano mondi musicali molto diversi a livello di genere: per esempio, dal rock alternativo di Non c’entra niente passi all’ambient e un po’ shoegaze di Mammiferi dell’Acqua fino all’hip hop noise di  Trucebaldazzi, agli spiazzanti cambi di ritmo di Bianco e Nero, deviando per molti altri mondi: c’è, perdona l’etichetta, un genere al quale ti senti maggiormente affine?

Si, ho trovato la sincerità nella psichedelia, che significa proprio liberare l’anima. Quella è una cosa che metto in tutti i miei brani, ma come diceva anche Salvador Dalì “io non uso le droghe, io sono la droga”. Poi cerco sempre di mettermi alla prova e fare cose nuove, ogni tanto cerco su Google “nuovi generi musicali”, ascolto e poi cerco di rifarli a modo mio.
E rifacendoli in modo personale viene sempre fuori qualcosa di poco etichettabile e un po’
naïf.

Mi ha colpito una frase di Bianco e nero, ovvero “i colori sono disturbo umano”: ci spieghi che cosa intendi?

Per quella specifica frase pensavo al fatto che alcuni animali possono vedere solo in bianco e nero, e se questo può sembrarci strano ho pensato che un gatto potrebbe pensare lo stesso di noi che vediamo a colori: “ma in che modo assurdo vedono gli esseri umani?!”.
Io in realtà mi sento una persona in technicolor, che apprezza molto le sfumature, quindi perché dovrei cantare “voglio la vita in bianco e nero”? In realtà per bianco e nero intendevo apprezzare le cose semplici, la vita umile, un ipotetico mondo sociale dove tutti hanno meno ma sono più simili, vicini, felici e felini (come il gatto di prima).

Ho letto, in una tua intervista, un esempio calzantissimo per spiegare la tua preferenza nel realizzare un disco di cui essere fieri, magari seguendo una logica non commercialmente vincente, piuttosto che un disco osannato dal pubblico ma mordi e fuggi.
Sei convinto che si possa essere ricchissimi anche se si fanno scelte anticommerciali, proprio come un ipotetico tizio che conosca tutto sulle macchine da scrivere, i modelli, gli inchiostri, che magari non è ciò che il mercato vuole, ma certamente la sua passione e la ricchezza interiore di queste conoscenze lo rendono unico, e orgoglioso di quel che è. Ci sono artisti che vedi un po’ come quel tizio esperto di macchine da scrivere e che ti hanno fatto dire “da grande voglio fare musica con questa attitudine”?

In realtà penso che facendo le cose in totale sincerità e autenticità si possa diventare non solo ricchi interiormente ma anche economicamente.
Nell’imprenditoria in generale se entri in campo per proporre qualcosa devi differenziarti dalla concorrenza, non è che quelli che ricopiano gli altri abbiano sempre una storia di successo, anzi.
La Camper ad esempio è un’azienda che ha uno spirito personale e unico e riesce anche a vendere.
Nella musica l’artista per il quale ero rimasto più ossessionato è Syd Barrett, perché era unico, individuabile anche in una folla con milioni di persone. Anche in Italia, persino oggi (!), ci sono artisti che si capisce che sono se stessi, per fare due esempi molto diversi tra loro: Thasup o Lucio Corsi.
Un altro esempio di persona che ha avuto un successo planetario rimanendo puramente se stesso è Matt Groening, i suoni cartoon sono stati dei secondi genitori per me ed ecco qual’è l’attitudine che vorrei avere nella vita.

Per collegarci a questo discorso, Trucebaldazzi è nata proprio in risposta alla sensazione di aver notato una perdita di autenticità degli artisti definiti indipendenti: che cosa ti ha fatto dire “ok, voglio essere come lui”?

Il brano nasce perché annoiato nei vari lockdown del 2021 mi ero messo a fare una ricerca delle novità nella musica indie italiana. Allora sono venuto a contatto con tutti questi nuovi progetti con nomi tipo “Tavolo”, “Sedia”, “Bicchiere”, in pratica ne usciva uno per ogni vocabolo sul dizionario… e più il nome era comune più era meglio. Stesso discorso anche per i contenuti dei brani, tipo ecco l’artista “Finestra” con il nuovo singolo “Aggiornare Windows”.
Oppure “Soffitto” con il nuovo singolo “Cambiare una lampadina”. Ma fin qui poteva anche essere divertente, quello che non sopportavo era tutta la parte di marketing autoreferenziale, gli influencer e i poser. Nello stesso periodo mi ero imbattuto nel canale YouTube di Trucebaldazzi, ho percepito tutto il suo disagio, e ho subito pensato che con lui gli assistenti sociali non stanno funzionando molto… Forse Trucebaldazzi era solo per dire a tutti quei “Piastrella”, “Ciabatta”, “Ossobuco” SIETE PEGGIO DI TRUCEBALDAZZI!

Ci parli del bellissimo artwork di “20 anni di manicaretti”, realizzato dall’illustratrice Sara Vivan?

Domenico dell’etichetta Labellascheggia, che cerca sempre di associare alla musica che distribuiscono il lavoro di un grafico coerente, mi ha proposto delle immagini già pronte di Sara Vivan, quindi la copertina non è stata fatta propriamente per l’album ma è un disegno di Sara fatto in totale libertà. Siccome io mi ero immaginato come copertina un negozio con sopra una targhetta storica tipo “indie dal 2004, 20 anni di manicaretti” come fanno le attività storiche. In quell’immagine di Sara mi sono rivisto io come cameriere in un bar artigianale che serve robe strane a clienti particolari (tucani, giraffe, elefanti), e mi sembrava adatta allo scopo.

C’è una curiosità su “20 anni di manicaretti” che non hai mai raccontato e che hai voglia di svelarci?

Visto che abbiamo parlato della copertina, per curiosità posso rivelarvi il primo esperimento di artwork per l’album. Questo disegno è stato fatto dalla bravissima cantante e illustratrice Laura Martelli, che aveva interpretato la mia richiesta di negozio chiuso con sopra la targhetta storica “indie dal 2004, 20 anni di manicaretti”.
Poi però l’etichetta Labellascheggia ha preferito dare continuità con le copertine dei precedenti singoli usciti, fatti dall’altrettanto brava Sara Vivan.

Album uscito il 18.10.2024 per Labellascheggia