Che cosa vogliamo dalla musica?
Questa è una domanda che mi pongo, ogni tanto, tendendo l’orecchio verso gli ascolti dei nostri giorni. Potrei personalmente rispondere subito, senza dubbio, a questa domanda: io, dalla musica, voglio cose molto diverse, a seconda di come sto.
Talvolta ho bisogno di calma, di riflessione. In certi momenti mi serve carica. A volte, invece, ho bisogno di ascoltare il disagio, per normalizzare questa sensazione di inadeguatezza nei confronti del mondo e per sentire che non sono sola: perciò avevo bisogno, benché non lo sapessi, di questo ultimo album dei Ministri, “Aurora Popolare”, uscito lo scorso 19 settembre.
Anticipato lo scorso maggio da un singolo che ci ha scossi tutti come un detonatore e che pareva giungere direttamente da quel 2006 de ”I Soldi Sono Finiti” – non a caso quel singolo porta il titolo di Buuum – “Aurora Popolare” è un diario sincero dell’età adulta di Fede, Divi e Michelino.
I Ministri hanno lavorato per tre anni a questa loro uscita, e il tempo, in questo caso, ha portato consiglio; o meglio, ha portato una riflessione sulla vita di tutti.
Ne è risultato un album apparentemente politico (la crisi, l’insoddisfazione che si possono accostare a un governo che non rispecchia i reali bisogni), ma in realtà è un manifesto dei nostri tempi, neutrale a livello partitico, completamente schierato dalla parte delle persone.
Menzione d’onore alla cover del disco: un bellissimo sole stilizzato, pallido e radioso insieme. E, soprattutto, vuoto. L’immagine può ricordare, certamente, il Sole della propaganda cinese; al suo interno, però, nulla brilla o porta speranza.
Il disco è aperto proprio da Buuum, un brano potentissimo che evoca un senso di necessità stringente – sia per le situazioni che siamo obbligati a vivere, sia per l’urgenza che proviamo nell’esprimerci – a esplodere. Il ritmo agitato, in rincorsa, accompagna perfettamente il senso di questa ouverture d’effetto.
Piangere al lavoro è un brano tanto orecchiabile quanto amaro, splendidamente scritto nella sua semplicità semantica. Una ballata da brividi che porta a rivivere la quotidianità di tanti, molti, troppi di noi: una realtà dura senza tregua e che sembra essere un incubo percorribile solo a senso unico.
Al primo ascolto, come all’ultimo, mi ha colpito talmente tanto da causarmi la pelle d’oca per quanto Divi e gli altri hanno saputo descrivere una realtà difficile, ma di cui parlare è ancora tabù: se hai un lavoro devi essere solo grato, al giorno d’oggi, e fartelo andar bene a costo di sacrificare tutto il resto.
“Quest’ansia non servirà più, è solo il sole che ritorna su”: dopo una dura realtà questo ci dice Spaventi, in perfetto stile sonico ministrico. E’ finalmente un sospiro di sollievo che ci porta un alleato che rende più tollerabile il dolore, gli spaventi e le vicissitudini che la vita inevitabilmente regala.
Forse lamentarsi e condividere il malcontento è il modo migliore per poter sopportare tutto quello che dobbiamo tollerare: problemi terribili e piccoli disastri personali.

Enormi tragedie private che magari non sono così grandi se paragonate ad altri drammi, ma ci fanno sentire come se lottassimo ogni giorno, come fossimo dei “guerrieri del terzo millennio” senza gioie o conforti: Poveri noi è un mantra reiterato ed esclamato spesso, quasi come se alleviasse le nostre croci, che però non sono così pesanti dopotutto, sono come “un’apocalisse al rallentatore”.
Terre Promesse rimette in campo il concetto di “tempo che passa” e trasforma le nostre vite e la nostra visione delle cose: probabilmente uno dei brani più sociali di questo disco, che si chiede se valga ancora la pena di lottare o se, invece, non sia meglio lasciar perdere e accontentarsi di quel che si ha.
Esistono due tipi di persone: chi si rassegna e vive – o sopravvive – perché non si può fare altro; e chi non ci sta, chi ha sempre cercato qualcosa in cui credere, una rivoluzione che arda, che brilli e incendi gli animi. Non è detto che la trovi, questa rivoluzione; talvolta, e mai come oggi, in molti stanno ancora aspettando qualcosa cui correre dietro. Di questo racconta il singolo omonimo dell’album Aurora Popolare.
Continua inesorabile e cinico l’album con l’incalzante Avvicinarsi Alle Casse: uno dei miei brani preferiti. Un’esortazione picchiata fortissimo che scanzona in maniera sarcastica la nostra indole consumistica: ci sentiamo liberi, potenzialmente in grado di fare e avere tutto, ma abbiamo mai pensato di essere, in realtà, schiavi incatenati di un mondo dominato dal consumismo? Ascoltatevela a volume sostenuto e assaporate tutto il garage rock di cui è permeata, ma godetevi anche la ricerca, al suo interno, di una raffinatissima citazione e omaggio a un brano di Piero Ciampi.
Astronomia e Nostalgia è uno dei brani più musicalmente nostalgici che io ricordi: una melodia che evoca i ricordi sbiaditi di un passato che, al tempo, sembrava una novità e pareva brillare di speranza.
Le scoperte scientifiche, le innovazioni, soppiantate col tempo da novità “sempre più fresche”, denotano quanto sia inesorabile il passare del tempo, che non si può cristallizzare ma, al contrario, in un futuro più o meno lontano, costituirà sempre un ricordo nostalgico per qualcuno.
Ma c’è un altro aspetto su cui questo brano ci porta a riflettere: le città al giorno d’oggi sono diventate respingenti, le città nelle quali siamo nati pare non ci vogliano più e ci spingono a migrare.
Amo le canzoni nate dall’osservazione di una scena casuale, che diventa spunto per una riflessione completamente decontestualizzata: questo è Squali Nella Bibbia, una coppia che cerca tesori sotto la sabbia. Ma non può essere, invece, che cerchi la propria rabbia, la propria capacità di reagire, ormai persa nel tempo?

Mai come oggi categorizzare Buoni e Cattivi sembra possibile: tutti esprimono opinioni, fanno scelte, e soprattutto mostrano queste scelte. Cattivi i Buoni, il fanalino di coda di “Aurora Popolare”, mette in musica le contraddizioni del mondo di oggi: tanta gente buona dà consigli interessati, accorati, soprattutto pubblicamente, per alleviare sofferenze altrui o correggere brutte abitudini.
Poi però si nutre di queste sofferenze, ne fa il proprio pane quotidiano, il proprio metro di confronto per la propria felicità o rettitudine.
I Ministri si sono fatti conoscere al grande pubblico per essere stati capaci a evocare inni scuri fatti di promemoria, talvolta dolorosi ma necessari: ancora una volta ci sono riusciti e, per quanto faccia male, non si può che ringraziare quando si è di fronte a un vero e proprio bagno di realtà.
“Aurora Popolare” non è un disco complesso; al contrario, se vogliamo, è di semplice approccio proprio perché ci possiamo rivedere tutti al suo interno, chi più, chi meno.
La sua difficoltà, però, sta nel fatto che, ascoltandolo, ci specchiamo in uno spaccato di vita che più sincero di così non potrebbe essere.
Uno spaccato anche molto brutto, a volte.
Vi do un consiglio, pertanto: accostatevi ad “Aurora Popolare” pronti ad ascoltare la verità della vita collettiva, che a volte può far venir voglia di arrendersi.
Ma non dategliela vinta, fatene il vostro scudo.
Tracklist:
01.Buuum
02.Piangere al Lavoro
03.Spaventi
04.Poveri noi
05.Terre promesse
06.Aurora popolare
07.Avvicinarsi alle casse
08.Astronomia e Nostalgia
09.Squali nella Nebbia
10.Cattivi i Buoni


