Eugenio Balzani e uno di quei musicisti che ti fanno capire quanto il sottobosco italiano sia profondo e sia costituito da gemme di rara bellezza che a volte restano ben nascoste e non comprendi se questo sia un bene o un male.
Il nostro dottore, infatti, si prende tutto il tempo necessario e, quando lo ritiene opportuno condivide i suoi pensieri, le sue idee, attraverso una chitarra e poco altro.
“Scrivo canzoni quando ho bisogno di raccontare quello che sento per le cose che vivo, per liberarmi in parte di una emotività che altrimenti non trova pace. Non ho scelto di fare un mestiere, il mio mi va bene, ma mi piace parlare con le canzoni, quando ne ho voglia, e perché no, portare chi le ascolta sulla mia giostra”.
Sarà che Sanremo è passato da poco e il confronto con le proposte del festival è inevitabile, ma non possiamo evitare di soffermarci sulla semplicità in cui il messaggio di Balzani viene comunicato e di come esso venga recepito.
Ed è per questo motivo che prendiamo il gettone e saliamo sull’ottovolante delle sue emozioni per ritrovarci dentro qualcosa che è nostro e che al momento è solo assopito.
La proposta del musicista, che qui torna con il suo quinto disco intitolato “La Grammatica del Vivere”, resta da subito nella memoria di chi ascolta prendendosi tutto il tempo necessario, magari sorbendo un tè e mangiando qualche biscotto di troppo.
Le coordinate sono quelle di un cantautorato moderno ma che non disdegna la tradizione e che fa capolino in certi momenti ispirati e malinconici ad alcuni pezzi di Francesco De Gregori.
Ma la similitudine è poco più che una sensazione in quanto Eugenio arriva dritto al punto con parole chiare e suoni cristallini.
La Grammatica del Vivere è anche la traccia di apertura e ha un che di letterario in quei passaggi nostalgici che mi fanno pensare al Perdigiorno del capolavoro di von Eichendorff, in giro per il mondo, senza un lavoro, ma alla disperata ricerca dell’essenza del vivere.
Il livido sul cuore, secondo pezzo in scaletta è un pezzo ritmato e un’interrogazione sul vero senso del vivere.
Ci colpisce il testo, essenziale, diretto. “Quel che la gente, la gente non dice, dell’attimo che fugge e che si oscura / Di questa vita che, che scappa veloce, questa vita che un po’ scivola via. E ancora, la parte che segna un po’ i nostri tempi: Morire, non ci va giù, morire noi, non ci piace più! Quel che la gente nasconde, con questa illusione del poi, è la paura che tutto confonde, come un’altra vita che cresce, lenta dentro di noi”.
La paura a volte domina la vita e rischia di vanificare gli sforzi che facciamo nel quotidiano per ottenere un’esistenza migliore.
Questo è inaccettabile per l’essere umano, che ha compreso come la felicità sia davvero a portata di mano e per questo motivo lotterà per cercare di vincere i propri demoni.
Mi piace pensare a questo disco come a un manuale di sopravvivenza per l’uomo moderno, nel quale, attraverso suoni semplici e un groove ritmico, si offrono suggerimenti sul vivere quotidiano allo scopo di evitare le trappole social.
Chi ci mette un Dio parla proprio di questo, mentre la successiva Bandiera Rotta, aggiorna il conto delle battaglie del vivere comune in un mondo capitalista. “Bandiera rotta trionferà! “Canta Balzani e ci rendiamo conto assieme a lui, di come i moti di protesta per un mondo migliore hanno lasciato spazio a ciò in cui si è trasformato il mondo; un circo globale nel quale cerchiamo ancora il senso della vita nel quotidiano.
“Quando non c’è un’idea, che non sia già all’Ikea, quando non sei sicuro, se sei ancora vivo, quando non sei sicuro, se sei soltanto un muro, se sei soltanto un muro”.

Versi essenziali che descrivono bene l’attualità fatta di bandiere prive di significato e pertanto rotte. Questo disco piace per la sua sincerità e per la sua voglia di comunicare senza urlare.
E’ una raccolta schietta e sincera nella quale si affronta la realtà e si conclude con Ginobalena, traccia che ha un incedere morriconiano e che funziona come degna chiusura di un film sulla frontiera o sui confini del genere umano.
Balzani ti aspettiamo alla fermata del treno insieme al tuo bagaglio di canzoni. Non farci aspettare troppo.
Tracklist:
01. La Grammatica del Vivere
02. Il Livido sul Cuore
03. Chi ci mette un Dio
04. Bandiera Rotta
05. Tango delle Chimere
06. Non Cambia Niente
07. Il Blues del Brigo
08. L’Attesa in Romagna
09. Selfie
10. Sballad
11. Quale Uomo
12. Ginobalena


