“It’s All About the Music”: i Bee Bee Sea tra medioevo DIY, brit pop, e buona musica live.

Mantova chiama America: un filo invisibile che pare surreale, eppure i Bee Bee Sea – ovvero Wilson Wilson a chitarra e voce, Giacomo Parisio al basso e Andrea Onofrio alla batteria – lo tengono teso egregiamente.
La band garage rock lombarda è tornata dopo 5 anni dall’ultimo disco (ma diverse esperienze si sono susseguite nel mezzo, tra studio e palchi) con un singolo davvero peculiare e ben confezionato: It’s All About the Music, una tripla versione musicata in maniera differente di uno stesso brano, unita a un video uno e trino sapientemente ma artigianalmente confezionato.
Con moltissimo piacere abbiamo rivolto loro qualche domanda e abbiamo approfondito con il loro nuovo lavoro.

Ciao ragazzi, davvero complimenti per il vostro ultimo lavoro, la trilogia It’s All About the Music: in un mondo dove contano i numeri, la quantità più che la qualità, voi avete realizzato qualcosa che urla forte “beccatevi questo, un pezzo, uno solo, declinato in tre sfumature, per chi sa fermarsi, ascoltare, cogliere analogie e differenze e per chi è capace ancora di allenare lo spirito critico”.
Questo è ciò che ci ho sentito e, lasciatemelo dire, se lo può permettere solo chi è capace davvero di suonare!
Vorrei innanzitutto chiedervi come avete concepito l’idea di declinare un brano in tre differenti versioni, è un’idea nata a monte oppure si è resa necessaria a mano a mano che i suoni del pezzo prendevano forma?

Ciao Nadia, grazie mille!
Molto semplicemente, è nata quando abbiamo casualmente realizzato che anche una versione velocizzata era molto interessante.
La canzone centrale dell’EP, ovvero It’s All About the Music, è l’idea iniziale su cui abbiamo lavorato per parecchi mesi insieme a tante altre canzoni.
Quando ormai sembrava quasi conclusa e ben rifinita, abbiamo, quasi per scherzo, provato a suonarla al doppio della velocità.
Nella nostra testa ricordava un po’ quello che i Beatles fecero con Sgt. Pepper Reprise. Non avendo nessun titolo in mente in particolare, è stata chiamata It’s All About the FAST Music.
Non contenti, mesi dopo ci siamo anche tolti lo sfizio di aggiungere una terza canzone che anticipasse il tutto, una sorta di intro strumentale che inizialmente doveva essere inclusa nella canzone principale.
In seguito, quando è stata elaborata in studio con il nostro produttore Marco Giudici, abbiamo deciso che meritava un titolo a sé stante, e non potevamo che chiamarla It’s All About the SLOW Music.

Nella versione originale del singolo il testo dice “What kind of world is this made of plastic/ posers and phonies and no underground / I make ends meet and it’s hard enough when the world is too busy just to hear you out”.
R
iflettete sullo stato e la situazione della musica nel mondo di oggi, insomma.
Che idea vi siete fatti, più nello specifico, del panorama musicale e della fruizione della musica oggi?

Viene sempre da fare un paragone con il passato e quindi prima di spotify e prima di internet in generale.
E ovviamente sembra spesso che una volta fosse tutto iper figo e che adesso una schifezza totale. E in parte credo a questa narrazione.
Però banalmente è una narrazione e non una cosa che ho/abbiamo vissuto in prima persona.
E il modo di fruire la musica, come la società in generale, è sempre in costante cambiamento e ogni generazione lamenta puntualmente “ai nostri tempi era meglio”.
Io sono cresciuto negli anni 90/00 e per me la musica erano dei file sul computer, qualche cassetta e tanti CD di cui la maggior parte masterizzati dei miei fratelli.
In adolescenza ho iniziato a comprare CD e verso i vent’anni ad acquistare vinili.
La mia formazione è essenzialmente questa e la stragrande maggioranza dei miei album preferiti restano quelli che ho acquistato prima che Spotify fosse in tutte le case.
Ma sta di fatto che sono cresciuto durante questa transizione dal fisico al digitale.
Penso però che sia innegabile dire che la musica “liquida” ha tolto valore alla musica stessa.
Siamo abituati ad avere tutto subito pagando poco e niente e il prezzo che ne paghiamo è che le nostre vite si stanno svuotando sempre più. E i musicisti pagano un prezzo ancora più alto perché campare di musica è sempre più un’utopia.
E perciò l’underground è l’unico posto dove possiamo continuare una vita alternativa e dove le logiche di mercato non condizionano il gusto delle persone.
E più questi posti riescono a sopravvivere e più tutti ne beneficiamo.
Questa non vuole essere una crociata contro Spotify ma piuttosto un incoraggiamento a vivere la musica non dandola per scontata e supportando laddove lo necessita.
Perciò andate ai concerti, acquistate il merch di band e locali e preferite Bandcamp agli altri servizi streaming.

Il sound generale di “It’s All About the Music” (soprattutto la versione originale, ma posso estendere l’analisi anche alle altre due versioni) ha molto a che vedere con il vostro genere e modo di suonare.
Però ci sono anche moltissimi richiami al brit pop dei fratelli Gallagher: sento forti e chiari accordi, riff e timbriche che sono dei veri e propri tributi, ma che si fondono benissimo con il vostro personale marchio di fabbrica.

Questi “omaggi” hanno a che fare con il significato del triplo singolo?

Parlare di Oasis ora che sono sulla bocca di tutti non mi fa impazzire, ma devo premettere che sono la band con cui sono cresciuto e con cui ho iniziato a suonare la chitarra.
Negli anni me ne sono anche vergognato e ho cercato di nasconderlo, ma col tempo ho voluto rivendicarlo. Questo triplo singolo fa parte di quel processo.
L’origine del titolo viene da “Wibbling Rivalry”, la registrazione di una famosa intervista in cui i due fratelli scoppiano in una lite furibonda e, allo stesso tempo, esilarante.
Un piccolo estratto riassume bene la vicenda:

Noel: Shut up, man! These lot think it’s rock’n’roll to get thrown off a ferry. Do you know what my manager said to him? He said, “Nah. Rock’n’roll is doing your gig, playing your music, coming back and saying you blew ‘em away.” Not getting thrown off the ferry like some fuckin’ scouse schlepper with handcuffs. That’s football hooliganism, and I won’t stand for it. And listen, they all got fined a thousand pounds each.

Noel: Our band is about tunes. He’s just said, 70 %of what people are writing about us is the music ,right. I’ll take the 70 %. The 30 %, you can go and fuckin’ blow it.

Noel: Music! Music! Music! Music! Music! Music! It’s all about the music!

Di base, da questa premessa nasce il ritornello della canzone, che anche musicalmente richiama quell’influenza.
Penso che ci sia un’influenza degli Oasis in tutta la nostra musica, ma in questa occasione è più spiccata che in altre canzoni.
Avevamo voglia di toglierci questo sfizio. Giuro che non succederà più.

Il brano è accompagnato da un bellissimo triplo video, unico ma suddiviso in tre differenti prodotti ben curati – sebbene artigianali – e che rimandano esteticamente ad atmosfere differenti: ci raccontate come sono stati realizzati e con che concept?

È stato un lavoro molto lungo e impegnativo, perché coordinare tre video quasi contemporaneamente è complicato.
Fortunatamente ci siamo affidati a cari amici che sapevamo avrebbero fatto un ottimo lavoro. E così è stato, ripagando ogni sforzo.
Slow Music è stato affidato a Lorenzo Perteghella, che ha realizzato un montaggio prendendo spezzoni dal web con riferimenti al videogioco Age of Empires, che era uno dei miei preferiti da ragazzino.
Con lui avevamo già realizzato anche il video con la ruota di Time and Time e, anche in quell’occasione, aveva fatto un lavoro incredibile.
Tutto quello che fa è davvero bello. Non lo fa di lavoro, ma forse dovrebbe.
It’s All About the Music è stato girato e montato da Marco Bellini, con l’aiuto di Gloria Pasotti e con i costumi e le scenografie curate da Yuri Brodo.
Sono tre persone fantastiche e con tantissimo buon gusto, seppur molto diverse tra loro. Yuri è un tatuatore di Brescia e armi, armature e castello sono tutte opera sua.
Il castello è ispirato a quello nell’emblema di Castel Goffredo.
Marco Bellini ha curato tutte le riprese ed eseguito il montaggio: è un artista super interessante e spacca in qualsiasi cosa si cimenti. La grana del video è stupenda e altrettanto lo sono i colori.
Gloria Pasotti, oltre ad aver curato tutto il materiale fotografico, è stata ispiratrice e motivatrice di tutto il video.
Fast Music è stato girato e montato da Marco Alliegro (anche chitarrista nei Siouxsie and the Skunks), che da un “banale” video con green screen ha sfornato, con una facilità disarmante, un piccolo capolavoro DIY.
Il tema medievale nasce un po’ da una passione personale e un po’ perché il riff principale aveva, almeno secondo me, un sapore medievale.

Di controtendenza all’usanza odierna di digitalizzare tutto, avete messo molta attenzione e cura anche nella realizzazione del supporto fisico legato a questo vostro ultimo triplo singolo: ci spiegate come è stato concepito, dall’artwork di copertina, alla sua realizzazione pratica?

Essendo una release un po’ speciale ci tenevamo fosse stampato su 7”.
Su idea di Wild Honey abbiamo deciso di serigrafare la copertina del disco direttamente al concerto che si è tenuto a Bergamo al Punk Rock Raduno.
La copertina è opera di Brodo e l’impaginazione di Saldacani, che insieme a Baby Lemonade formano Pollice di fuoco e che insieme hanno serigrafato la copertina dopo il concerto.
Siccome per settimane siamo stati indecisi su 2 opzioni di copertina abbiamo deciso di stampare entrambe, una ufficiale con il pifferaio e medievale e una con un disegno di un castello sempre opera di Brodo.

Sono passati cinque anni dal vostro terzo e ultimo disco: che cosa è successo in questo lasso di tempo?

“Day Ripper” è uscito in piena pandemia e, non potendo suonare, abbiamo praticamente fatto un anno di pausa. Siamo tornati a suonare che era ormai il 2022, e abbiamo ricominciato a scrivere materiale nuovo.
Due canzoni sono state pubblicate nel 2023 e verranno incluse nel prossimo disco.
Il 2024 l’abbiamo praticamente passato a registrare in studio: è stato un parto molto lento… e che deve ancora avvenire, in realtà.
Poi, le nostre tempistiche in generale non sono mai troppo rapide: un po’ per il lavoro, un po’ per altri mille progetti musicali e non. Ma con calma siamo arrivati fin qui.

Quanto è importante per voi la dimensione live? Nella vostra lunga carriera avete maturato delle preferenze a proposito delle situazioni che prediligete per i vostri concerti?

Suonare live è tutto per noi: è lì che ci esprimiamo meglio e l’essenza dei Bee Bee Sea è suonare.
La gente conosce le canzoni sui dischi, ma nella nostra testa quella è solo una versione di come sono veramente quelle canzoni per noi, che le abbiamo scritte e suonate migliaia di volte.
Ora non è più così, ma inizialmente per noi fare i dischi era solo un modo per fare più concerti.
Situazione ideale? Un club di medie dimensioni, d’inverno, locale abbastanza pieno ma non esageratamente, gente di varie età che si diverte e non che si metta a pogare ogni singolo momento. Niente di particolare in realtà: basta che si senta bene e che la gente sia presa bene.

C’è qualcosa che non avete ancora svelato sul vostro ultimo lavoro, o sul vostro prossimo disco in uscita che vi piacerebbe raccontarci?

Ancora non vi abbiamo detto nulla sul prossimo album. Ci saranno un po’ di sorpresine. Questo triplo singolo è solo un assaggio. Ma è anche piuttosto variegato. Non ho idea di come verrà recepito. A me piace molto. E non è così scontato.

Grazie mille!! 🙂

Grazie a te 🙂
Wilson Wilson

Wild Honey Records