“Il Console Generale” – Flavio Giurato

Torna, sei anni dopo “Nuovo Marco Polo”, il musicista Flavio Giurato. Fratello di Luca e autore di una discografia parca ed essenziale, in questo “Il Console Generale” presenta otto canzoni scarne, ridotte all’osso, così che l’ascoltatore possa riempire gli spazi vuoti ed immedesimarsi in uno dei personaggi straordinari qui raccontati.

Flavio si prende il suo tempo e lascia al primo minuto di Intrepid Cosmonaut, il compito di introdurre l’opera attraverso la sua voce sdoppiata che narra de l’accordatura degli esseri umani, come se stesse preparando la strumentazione del viaggio che faremo in sua compagnia.
La musica inizia ed un bambino effettua un viaggio nel cosmo prima di addormentarsi. L’incedere lento e i pochi accordi parlano del cowboy leggendario che stanotte dormire bene e tranquillo.
La chitarra è qui un accompagnamento ad una voce sdoppiata che, da vera protagonista, sta cercando di centrarsi e di accedere definitivamente al mondo onirico.

Tahiti Tamurè non si discosta molto dalla precedente, ma qui la voce è finalmente a fuoco e cresce in perfetta sintonia con gli accordi di chitarra che ora sono in primo piano e un attimo dopo scompaiono cedendo il passo a un coro notturno evocato in un fuoco di bivacco.

La Prossima Liberazione è una canzone triste perché è il protagonista che si racconta in una riflessione malinconica. Cerca di far i conti con sé stesso, con la giustizia e con chi lo aspetta (ma lo aspetta davvero?), al di là del vetro, fuori, dove c’è la libertà.

A seguire, Laura e Il Cubano, un viaggio aereo nervoso da Milano a Napoli fatto di piccoli accordi e colpi di cassa armonica.

Atene 4 è il nome di un taxi ma è un sentito ricordo del regista Carlo Delle Piane. Qui la chitarra diventa riserva di emozioni alternando momenti tranquilli ad altri più carichi di passione; il pezzo nella sua progressione sembra ricordare l’andamento di un film, fatto di momenti statici, attimi di suspense e punti chiave.

Il Console Generale, brano che dà nome al disco, è introdotto dal piano e da un vociare. La chitarra riprende però il sopravvento per accompagnare una storia di missione di guerra. La storia qui narra di navi in partenza, tra donne in lacrime e vele nere spiegate. Qui Flavio, dopo aver raccontato di ordini cruenti impartiti ai soldati, nel finale pronuncia le parole “Al mio comando” e, un attimo dopo, come se fosse stato davvero somministrato un ordine, gli strumenti musicali simulano una sparatoria.

Ricarica sembra essere la degna prosecuzione e si sviluppa attraverso la simulazione di una batteria che viene ricaricata. Il pezzo, pretenzioso, esprime il senso di incomunicabilità che avvolge i nostri tempi attraverso la metafora di un oggetto elettronico che si unisce a una spina. “Voglio effettuare una ricarica con te”, è il bisogno ripetuto ad libitum, dal protagonista, qui alla disperata ricerca della propria controparte.

La conclusione è lasciata a Caravan, (presente anche in “Nuovo Marco Polo” del 2020) un lungo pezzo di dodici minuti che narra le vicissitudini dell’uomo comune alle prese con le proprie vacanze estive. Si tratta di una mini suite sostanzialmente divisa in due parti; la prima caratterizzata da un tempo solare e reggae, la seconda invece notturna e più intima.
La canzone si conclude sfumando attraverso il suono di un vento che spira nel deserto e si porta via ogni cosa di noi, (e restando alle parole dell’autore), compreso chi siamo, chi siamo stati e chi vorremmo essere.
Flavio Giurato nel suo ottavo disco presenta una sfida all’ascoltatore. Chi l’accoglierà?

Tracklist:

O1.  Intrepid Cosmonaut
O2. Tahiti Tamurè
O3.  La prossima liberazione
O4.  Laura e il Cubano
O5.  Atene 4
O6.  Il Console Generale
O7.  Ricarica
O8.  Caravan

Panico Dischi