Articolo a cura di Francesco Pietro De Angelis
Jacopo Incani, in arte Iosonouncane, è cantautore e compositore sardo classe 1983, che nel 2024 ha composto la colonna sonora del film “Berlinguer. La grande ambizione” per la regia di Andrea Segre e con protagonista principale Elio Germano.
Incani, nel suo ultimo lavoro, “Lirica Ucraina”, ci catapulta direttamente nella macerie della guerra in Ucraina.
L’album è la colonna sonora del documentario omonimo firmato dalla regista Francesca Mannocchi, “Francesca mi ha coinvolto nel lavoro su ‘Lirica Ucraina’ fin dal principio” racconta l’autore.
“Lirica Ucraina”, composto da nove tracce, è una lancia medievale che trafigge lo stomaco e lo divide in due. Perché, a parlare, è la persona e sono le persone sopravvissute alle bombe.
Qui ci sono le storie degli ancora vivi, di chi fugge dalle sirene, chi scava fosse per seppellire il corpo di un soldato ammazzato – si depone nella fossa, ci si butta della terra, si saluta, un commiato e si lascia la morte.
Il racconto del sopravvissuto è unico. Lo metteranno sui libri di Storia?
Le nove tracce le ho ascoltate in sequenza, così come previste dall’album.
Poi, però ho provato a fare il contrario, a partire dalla ‘fine’ e a tornare indietro.
E le ho sentite più mie, ne ho fatto uno spezzone di film e l’ho immaginato, così:
Girasoli: un campo colorato di giallo e di luce, in mezzo ad altri campi coltivati.
Ancora neve: continua l’inverno gelido e le forti nevicate imbiancano il paesaggio
Sirene: suonano di continuo gli allarmi che avvisano di imminenti attacchi aerei, un gruppo di persone corre qua e là per trovare un posto per ripararsi dalle bombe.
Scavare, riempire, lasciare: lo stesso gruppo di persone dall’età indistinta scava fra le macerie, trova dei corpi senza vita e si mette a scavare fosse per seppellirli, poi si allontana.
Ancora vivi: una donna grida di gioia per essere viva ma dal suo volto traspare l’immensa fatica di esserlo. Il suo volto è segnato dall’orrore.
Macerie: si vedono ovunque posiamo lo sguardo, anche se vorremmo non farlo, non guardare più.
Corpi: una carrellata di corpi differenti: morti, bruciati, esplosi, seppelliti, ammazzati, e poi, quelli ancora vivi, c’è qualcuno che cammina, alza le braccia al cielo, poi cade sulle ginocchia e si prende la testa fra le mani.
Fuggire: scappare via da questo Paese, da ciò che ne è rimasto, attraverso la frontiera, vedo lunghe file di persone che tentano un attraversamento.
Ancora guerra: ma c’è ancora la guerra, anche alla frontiera, uscire non si può.
Forse nove liriche elettroniche al contrario, forse liriche di quelle che si intrecciano, si snodano e si riprendono… Un paese distrutto e “la mia voce comprare in due brani, trasfigurata e frastagliata, come attraversasse infinite distese metalliche di rovine ed edifici sventrati ” ci dice Jacopo.
Se posate l’orecchio su Ancora neve, sentirete la voce disturbata e distorta del musicista, sventrata da un lacerante guerra.
Nove liriche, consequenziali, o volendo, anche casuali l’una all’altra – le due letture sono entrambe interessanti – le puoi ascoltare dappertutto e ci puoi fare tutto, perché la guerra è anche questo, un abitante di Bucha, cittadina in cui la reporter (Francesca Mannocchia) è entrata, due giorni dopo la liberazione dalle truppe occupanti russe, che prova a parlare di qualcosa…
E mentre dipingi una ringhiera, c’è la guerra. Mentre fai carburante, c’è la guerra.
Ogni movimento che fai, la guerra c’è e tu sei sopravvissuto. La guerra, quando c’è, è dappertutto, fagocita il tuo Paese e ne risputa brandelli.
Ancora neve sui civili, ancora bambini feriti e sfollate sedute su una vecchia sedia, che guardano con dignità un sole velato di nuvole, nel ricordo di raggi bianchi, pungenti, su un campo di girasoli.
È davvero brutto a dirsi, probabilmente, ma sono contento che non sia il mio, il Paese in guerra, sono contento di non essere io, quel sopravvissuto che narra la sua storia, ma non perché mi faccia piacere che lo sia qualcun altro, eppure, egoisticamente, sono felice che tutto il disastro non sia nei pressi di dove sono io.
La guerra è – anche – questo, girarsi e (provare a) continuare a vivere.
Al passo delle trombe (sintetizzazioni), in un’atmosfera mistica – e non sensuale – è la marcia di chi attraversa la guerra, al di sotto di un continuo allarme.
Mi viene in mente un’eco di Franco Battiato mentre ascolto l’album di Incani, le parole di “E ti vengo a cercare” mi rapiscono e mi fanno sperare ma dura poco, perché ci sono le sirene di un’umanità che parrebbe apocalittica ma che è un’umanità reale.
Sopravvivi e (forse) non c’è un perché, o forse ancora, sopravvivi e racconti.

Non sono contento che la guerra sia lì, l’ho solo scampata, perché non è qui.
“Lirica Ucraina” è un corpo unico di immagini e di suoni che le hanno evocate, come si evoca il peggiore dei demoni.
Come la sopravvissuta alla morte del figlioletto è il peggiore dei demoni.
Le parole, probabilmente non basteranno per diffondersi, come linguaggio, in questi suoni metallici di macerie, o il vento potrà disperderli, allontanarli, evocando qualche raggio di sole…
Un lavoro intenso, di quelli che non passano inosservati e restituiscono quasi ‘schiaffi in volto’ a coloro che lo ascoltano senza protezioni. In guerra si va armati.
E chi armi non ne ha? La sopravvivenza di un civile nel gioco macabro di un Paese in guerra.
Parole, gesti, volti e ricordi, negli occhi chi non fugge lo sguardo, un popolo, anch’esso, fa eco al sopravvissuto.
Sono rapito dalle immagini che si affollano nella mia mente, sia quelle evocate dalla musica che quelle viste ai telegiornali, negli approfondimenti televisivi, nei vari reportage di guerra.
Forse, per questo, ho un poco di timore nel vedere il documentario di Francesca Mannocchi, chissà quale altro effetto potrebbe portare su di me la vista di ciò che non è ‘solo’ evocato ma vissuto da coloro che, passo dopo passo, stancamente e con il cuore gonfio, cercano di riprendere i fili di una vita spezzata.
Tracklist:
01. Ancora guerra
02. Fuggire
03. Corpi
04. Macerie
05. Ancora vivi
06. Scavare, riempire, lasciare
07. Sirene
08. Ancora neve
09. Girasoli


