“Kein Traum” – Laura Vittoria

“Kein Traum” - Laura Vittoria

Sono sempre stata in accordo con il detto “less is more”.
In cucina non c’è nulla di meglio di un piatto semplice, con un ridotto numero di ingredienti, ma ben amalgamati. Se parliamo di abbigliamento, meglio pochi indumenti semplici, che ti facciano sentire a tuo agio, piuttosto che mille ornamenti e suppellettili. In generale, nella vita, non ho dubbio che sia meglio un tranquillo paesaggio naturale piuttosto che un caotico e pieno ecosistema metropolitano.
Lo stesso vale per la musica: prediligo i suoni scarni, le atmosfere rarefatte e quelle tracce nelle quali non ho bisogno di concentrarmi e procurarmi un’emicrania per comprendere arpeggi, ritmo, testo e anche la bella compagnia di strumenti ed effetti a corredo.

Con questa riflessione introduco il primo album di Laura Vittoria, cantautrice e produttrice nata e cresciuta nella provincia bergamasca, che ha esordito nel mondo della musica nel periodo liceale, suonando la chitarra in gruppi di stampo stoner e hard rock, scrivendo nel frattempo canzoni anglofone di impostazione minimale, voce e chitarra, appunto, fino a dar vita a una produzione cantautorale raffinata e peculiare.

La scrittura è stata per Laura un interesse trasversale che l’ha portata a comporre e pubblicare una raccolta di poesie, ma anche a realizzare il suo primo disco, “Kein Traum”, tradotto, “non è un sogno”, un po’ paradossalmente.

Un’opera prima, ma già corposa e matura, non ci giro intorno: “Kein Traum” ha visto alla coproduzione Marco Fasolo, mente dei Jennifer Gentle, nonché contributo fondamentale alla realizzazione di tanti splendidi lavori di artisti più o meno noti (“Gastrin” dei Weekend Martyr, o “Spuma” dei Basiliscus P, per citarne solo un paio).

Si tratta del lavoro più “pulito” tra quelli arrangiati da Fasolo, a cui ho avuto la fortuna di approcciarmi e il motivo, analizzando l’ascolto, è probabilmente dovuto in parte al processo di nascita dei singoli pezzi del disco.

Non dico niente è stato il primo singolo a svelarci “Kein Traum”: un brano dalla forma canzone definita, completo e complesso, pur nella sua semplicità.
Il pezzo, accompagnato da un raffinato e psichedelico videoclip, è incentrato sulla incomunicabilità, ed è quindi presentato dall’artista come un paradosso.
Molte volte,  diciamo parole che per noi non hanno significato o, almeno, non esprimono al meglio quello che sentiamo davvero e che, invece, custodiamo dentro di noi come un oggetto preziosissimo. Quel sentimento sottile, quasi mai condiviso, ma che in fondo accomuna tutti gli esseri umani, benché sia difficile dargli una nome o una forma: qualcosa che Laura descrive come “nostalgia” per i significati persi, addormentati e indecifrabili che custodiamo.
Ho trovato geniale che questo sottile “disagio” tipicamente umano sia stato espresso in una canzone: non lo sapevo, ma in realtà ne sentivo il bisogno.

Che sollievo è uscito come secondo “biglietto da visita”: un brano scarno, questa volta, molto intimo, sussurrato ed immediato. Immediatezza e purezza che mi hanno fatto spiritualmente e mnemonicamente accostare questo ascolto a Lamante ed a certe produzioni decisamente ASMR del Colapesce di un bel po’ di anni fa.
Ricordate la terapeutica Restiamo in casa? Ecco, le sensazioni di pace provocate sono le stesse: un gioiellino che ti porta verso il nirvana, ascoltare per credere.
Anche in questo caso esiste un video ad accompagnare il brano: un prezioso supporto visivo, diretto dalla stessa artista, che vede protagonisti due persone che attendono di potersi incontrare in riva al fiume, dove si sono date appuntamento; entrambe arrivano al luogo concordato, lo stesso giorno e alla stessa ora, ma non si incontreranno mai perché vivono in due livelli della realtà diversi.
Questo dice Laura Vittoria del pezzo: “è una canzone delicata, quasi sospesa, in cui la dimensione onirica, straniante e surreale viene evidenziata sia dal sound in crescendo, sia dalle immagini del videoclip che accompagna l’uscita del brano”. Altro che “non è un sogno”, come vi accennavo qualche riga sopra.

Se, anziché partire dai singoli, preferiste ascoltare le canzoni nell’ordine con cui l’autrice le ha disposte nel disco, verreste accolti da Fluttuazione: delicata intro semistrumentale dove il vibrafono denota immediatamente il mondo sonoro ed emozionale nel quale state facendo il vostro ingresso.
In crescendo la soave voce di Laura insegue, fluente e delicata, le note cristalline degli strumenti inanimati, facendosi anch’essa mezzo per risvegliare le corde del sogno. Il sogno è motivo ricorrente del disco, a partire proprio dall’atmosfera dreamy ricreata da questo esordio.

Non mancano altri brani privi (o quasi) di cantato: da Berkeley, dove le corde vocali suonano al pari di una manciata di tasti o di una serie di corde, fino a composizioni più puramente strumentali come Capgras, che vedrei molto bene come raffinatissima soundtrack di un classic movie d’oltreoceano, per finire con la stridente e orrorifica Chi Guarda dal Buio – quasi sottofondo di un incubo, per rimanere in tema onirico.

Il disco prosegue con Esca, dove la voce viene utilizzata in maniera molto moderna, “cool” se mi perdonate questo termine piuttosto retrò.
Recita il pezzo: ”E se domani all’improvviso sapessi che esiste un posto dove potrei stare bene, non so se partirei”: non è celato il richiamo-omaggio a un intoccabile successo nostrano. Ma non lasciatevi ingannare da questo elemento di classicità. Giunti all’incirca a metà, il brano acquisisce un nuovo brio fatto di beat, rallentamenti e persino un’interessante base synth che concretizza al mio orecchio il processo creativo tramite il quale è nato “Kein Traum”: la maggior parte dei brani sono nati in una forma strettamente cantautorale, chitarra e voce – e questa caratteristica scarna e minimale si percepisce forte – ma hanno subìto una successiva evoluzione durante il prezioso lavoro di coproduzione insieme a Marco Fasolo.
Tradotto in linguaggio acustico: la chitarra ha spesso lasciato il posto a sintetizzatori, strings e pads; sono comparse linee di basso e beat minimali; le incursioni elettroniche hanno trovato un proprio, azzeccatissimo spazio all’interno delle composizioni.

Tema portante di Aracnofobia è la malinconia, una malattia, un malessere personale e intimo dell’essere umano, descritto come un aracnide che “intesse i propri fili dentro me”: non credo sia un caso che il suo seguito sia la piacevole e già raccontata Che sollievo, necessaria per alleviare la sensazione tangibilmente pesante e cupa lasciata dal brano precedente.

Permane il distacco dalla concretezza della realtà in Se c’è un Sogno, una riflessione filosofica sull’essenza di sé all’interno dei sogni, propri e altrui: un ragionamento contorto e distorto che decisamente porta a riflettere. Anche in questo caso l’arrangiamento ha reso alla perfezione quella sospensione della dimensione onirica perseguita dall’artista.

Molto bella la title track, che pare riportare alla realtà, per poi proseguire con la già citata Chi guarda dal Buio che riporta in una dimensione sospesa ma non più così tranquillizzante.

Il viaggio termina nel silenzio cantato, con Tutto tace: il pezzo richiama il senso di vuoto, il silenzio e la vacuità, per poi lasciare spazio a una canto quasi in trance.  Ha raccontato Laura su “Kein Traum”: “Il percorso compiuto è circolare: lalbum si apre con una voce che canta sillabe casuali, parole che sembrano inventate e insensate, e si chiude con una voce che fa altrettanto.”

Un risultato maturo e compiuto, dunque, per uno di quegli esordi che non vanno assolutamente presi sottogamba, né lasciati andare senza nota: posso dire senza indugio che raramente ho incontrato ascolti in grado di trasportarti così bene nel mondo che l’autore desidera narrare.

Certamente sentiremo ancora parlare di Laura Vittoria, la musica è senza alcun dubbio il suo mondo.

Tracklist:

01. Fluttuazione
02. Esca
03. Non dico niente
04. Berkeley
05. Aracnofobia
06. Che sollievo
07. Capgras
08. Se c’è un sogno
09. Kein Traum
10. Chi guarda dal buio
11. Tutto tace

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