Il 19 giugno 2025 nella splendida cornice delle Caserme Rosse di Bologna ha fatto tappa il tour della band Il Teatro degli Orrori, all’interno del Festival BOnsai, che quest’anno punta su una line-up piccola ma preziosa immersa nel verde, offrendo un’esperienza sia di relax che nelle aree food del parco.
Il Teatro degli Orrori è un gruppo rock italiano nato a Marghera (Venezia) nell’aprile 2005. Formatosi da musicisti provenienti da One Dimensional Man (Pierpaolo Capovilla, Francesco Valente, Giulio Favero) e Super Elastic Bubble Plastic (Gionata Mirai), la band ha rapidamente conquistato critica e pubblico con un sound noise/alternative rock intenso e testi in italiano densa di impegno sociale—una scelta inusuale nel panorama rock italiano di allora .
Il loro disco d’esordio “Dell’impero delle tenebre” (2007) è un’opera rock in undici atti, caratterizzata da lirismo oscuro e sonorità febbrili. È seguito da “A Sangue Freddo” (2009), acclamato per la sua maturità espressiva: la title track rende omaggio al poeta nigeriano Ken Saro‑Wiwa; l’album raccoglie apprezzamenti anche trasversali, guadagnandosi una presenza nella top 100 di Rolling Stone Italia.

Nel corso degli anni pubblicano altri album notevoli, tra cui il concept “Il Mondo Nuovo (2012), impegnato sul tema dell’immigrazione, e l’album omonimo “Il Teatro degli Orrori” (2015), dopo il quale intraprendono un lungo tour.
Nel 2016 il gruppo sospende l’attività. Nel giugno 2020 Pierpaolo Capovilla annuncia ufficialmente la fine del progetto.
Tuttavia, nell’ottobre 2024 la band annuncia la reunion e il “Mai Dire Mai Tour” previsto per il 2025.
Eccomi presente nella tappa bolognese di questa reunion. Il concerto mi ha lasciato una molteplicità di sensazioni. Era la prima volta che li vedevo dal vivo, e sono rimasta colpita dalla presenza scenica di Capovilla: ogni gesto era controllato, eppure trasmetteva un’intensità straordinaria.

Attraverso la sua voce profonda ha restituito un’aurea di regalità difficile da eguagliare.
Il pubblico, sebbene in numero contenuto, era molto attivo nell’ascolto e nell’emozione, tra balli scatenati a suon di rock politicamente impegnato e totale dedizione alla band dimostrata attraverso la conoscenza anche degli aneddoti raccontati da una canzone all’altra da Capovilla.
L’attenzione persistente e l’incoraggiamento del pubblico non è mai mancato, anche in momenti di tentennamento da parte della band.
La scaletta del concerto ha previsto brani di alcuni dei dischi più amati come Dall’impero delle tenebre, dove “Abbiamo perso la memoria del ventesimo secolo fatta di certezze e speranza per il domani”, A sangue freddo in cui la memoria si mescola con la rabbia contro un mondo ingiusto.

Non poteva mancare La canzone di Tom con la sua aura di morte sempre onnipresente “Come ci illudi Tom/di essere ancora tutti vivi” anche se a volte la morte non è proprio la nostra ma la morte della partecipazione, del coinvolgimento, dell’armarsi contro il male del mondo.
Abbiamo assistito a un concerto preparato con dedizione e portato a termine con grande mestiere.
Il pubblico affezionato dei TDO, che attendeva questo tour da tempo, si è dimostrato una presenza forte e partecipe: un sostegno che va ben oltre il semplice apprezzamento musicale, radicato in una profonda condivisione di visioni e ideali.
L’intensità con cui alcuni spettatori hanno vissuto il live della band era così palpabile e autentica, che anche i piccoli imprevisti sono passati in secondo piano.
La consapevolezza più forte emersa da questo live è che la band non è una meteora destinata a svanire, ma qualcosa che affonda le sue radici in profondità — come dimostrato dall’affetto e dalla partecipazione del pubblico.
Foto Alessia Palermo


