La poesia e la ricercatezza linguistica non vanno molto di moda, è vero: purtroppo non siamo più molto avvezzi a scavare nel profondo, né all’analisi dei bei testi, mentre leggiamo o ascoltiamo un brano.
Eppure penso che la Musica sia un’Arte che necessita di una componente estetica che si manifesti non soltanto attraverso armonie sonore, ma anche attraverso la bella scrittura.
La storia della musica ben scritta in Italia ha dei punti fermi, uno dei quali è certamente rappresentato da Cristiano Godano, voce e chitarra del gruppo rock-noise Marlene Kuntz, ma attivissimo anche in veste di scrittore, e non solo di canzoni.
Da sempre Cristiano spicca per la sua attenzione alle parole, ma anche per la sua attitudine a seguire “senza piacionerie” (come ci ha recentemente ricordato nella bellissima conferenza stampa di presentazione del suo ultimo disco, di cui potete leggere qui) le proprie inclinazioni artistiche, in ambito musicale.

E proprio un suo lavoro è l’oggetto della mia riflessione e analisi oggi: fuori dal 4 aprile scorso, “Stammi Accanto” (supportato alla produzione dal buon Luca Rossi, anima degli Ustmamò). E’ il secondo disco solista della voce marlenica, uscito a cinque anni di distanza dal precedente “Mi Ero Perso il Cuore”.
Temporalmente non così tanto distante, in realtà. I brani di “Stammi Accanto”, infatti, sono nati subito dopo il primo grande lockdown dovuto al Covid, pertanto sono connessi temporalmente più di quanto i 5 anni di distanza delle due rispettive pubblicazioni possano far credere.
Eppure tra il primo e quest’ultimo lavoro solista, si percepisce un abisso emotivo.
Il concetto attorno a cui ruotano le canzoni di “Stammi Accanto” è certamente quello della Speranza; “Mi ero perso il Cuore” era scritto invece da un uomo smarrito, perso nell’incertezza e nello sgomento di una realtà che mai nessuno avrebbe immaginato, l’arrivo di una pandemia che avrebbe cambiato il mondo, le abitudini e la vita di chiunque.
Superato il momento buio, dunque, Godano ha trasposto in musica la rielaborazione e l’accettazione quel periodo assurdo, insieme ai pensieri e alle emozioni del periodo immediatamente successivo alla chiusura e all’isolamento.
La title track Stammi Accanto, che apre il disco, rimarca proprio questo: la necessità di accorciare le distanze, il bisogno di unirsi ad altri esseri umani per superare insieme tutto. Un brano che alla speranza unisce l’incertezza per quel che succederà, con una serie di domande – “Come finirà? Cosa resterà?” – che aprono le porte della riflessione.

L’atmosfera che avvolge il disco è musicalmente molto più leggera, e permea tutto il percorso sonoro un desiderio di catarsi, come emerge nella seconda traccia, Nel Respiro dell’Aria. Tutto il pezzo è condotto da termini che indicano l’ascesa verso una dimensione più lieve, leggera, per necessità: termini come “elevarsi”, “ali”, “sali” indicano libertà, astrazione, e bisogno di allontanarsi dalle incombenze terrene, e tutto ciò è accompagnato da cori che paiono quasi celestiali.
Una piacevolissima sorpresa è stato scoprire, in questo disco, una collaborazione con Samuele Bersani, che ha cantato alcune strofe e duettato con Godano in Dentro la Ferita: un brano in cui la scrittura si fa curativa, terapeutica, al fine di affrontare il demone dell’ansia, di cui l’artista ha sofferto.
Sappiamo che Bersani ha molto a cuore i temi legati alla salute mentale, e non ne ha mai fatto mistero nella sua produzione artistica.
Per questo mai collaborazione fu più azzeccata.
La parola, anche intesa come suono, è sempre stata molto importante nella scrittura dell’artista, e continua ad esserlo anche nei suoi lavori in solitaria: Eppure So gioca con le parole, come fosse una di quelle poesie che, se l’avessimo analizzata con più impegno a scuola e fatta nostra, ora avremmo una padronanza del linguaggio decisamente migliore. Ed ecco che l’allitterazione di “fra”, ”fronde” e “frastagliati” rende già il solo testo sufficientemente musicale da stare in piedi anche da solo, senza base.
Sappiamo quasi tutti, noi ammiratori, che nel cuore di Godano c’è Nick Cave: più ascolto i suoi lavori più la stima per il cantautore australiano si fa sentire, impregnando parole, stile e musicalità. E i Guano Padano, la band composta da Alessandro “Asso” Stefana (chitarra), Danilo Gallo (basso e contrabbasso) e Zeno De Rossi (batteria), è il tramite perfetto per lasciar permeare tutta questa ammirazione: ritroveremo la formazione dei Guano suonare insieme a Cristiano Godano per tutto il tour del disco.
Sono tanti i temi, i concetti e le situazioni che emergono in “Stammi Accanto”: dall’invito a cogliere e godere dell’attimo, a elogiare il momento e celebrarne il ricordo, per stare bene in momenti in cui non è così, in Lode all’Istante; fino al desiderio di estraniarsi dal rumore, dal chiasso, da parole, persone, cose che accadono nella bellissima Cerco il Nulla.
C’è anche, in Ti Parlerò, un interessantissimo e a tratti teatrale scontro di personalità, espresso da un repentino cambio melodico e vocale, da rabbioso – allorquando si rappresenta l’esser fuori di sé – al momento in cui il protagonista decide di parlare, pacato, sedersi e restar “placido”.

Chiude l’album Vacuità, pezzo estremamente armonioso, talmente anti-noise da ricordarmi – non esagero – la fluida e cristallina melodia di Vacanze Romane.
La vacuità è il desiderio più grande nei momenti di estrema pesantezza – o subito dopo aver tollerato situazioni molto forti – un desiderio più grande ancora del nulla: il cantautore vorrebbe qualcosa di ancor più etereo, che lo porti all’estremo senso di leggerezza, di inconsistenza e di vuoto.
Tutto ciò, musicalmente, è reso in maniera perfettamente coerente al concetto.
“Stammi Accanto” è un disco personale, ma anche collettivo, per come l’autore l’ha concepito: ammettiamolo, il desiderio di vacuità, di leggerezza, la speranza – dopo una parentesi quasi assurda e che mai avremmo concepito, quella della pandemia – di riscoprirci forse migliori, ha accarezzato tutti noi: benché lontani, mai ci siamo trovati tanto vicini nel remare nella stessa direzione.
Forse qualcuno, in solitaria, ha maggiormente compreso l’importanza della collettività, dello “stare accanto” al prossimo.

Prima di concludere, vorrei spendere poche righe per spiegarvi che cosa distingue, alle mie orecchie, la scrittura di Cristiano Godano da quella del “resto del mondo”: sarà che i Marlene hanno rappresentato per me dei compagni di crescita, dalla mia adolescenza a oggi, fatto sta che tutta la loro produzione, e i testi di Cristiano, in particolare, mi sono sempre risultati molto credibili.
Il che, per artisti che hanno oltre trent’anni di carriera, non è per nulla scontato.
Mi spiego meglio: capita molto spesso di sentir parlare di coerenza di un artista, intendendo la “fedeltà” di pensiero ai propri scritti/suoni precedenti dalle origini in poi.
E’ un attimo che, alla prima virata, alla prima svolta da quel sentiero univoco che si ritiene essere il “marchio di fabbrica” – e che pare essere l’unico credo a cui si dovrebbe essere fedeli, perché poi? – si urli al “venduto e incoerente”.
Tuttavia, crescendo si cambia, è un dato di fatto. Le esperienze di vita, il tempo che passa, il naturale sviluppo del pensiero e le stesse fasi della vita che si avvicendano, non possono che far evolvere anche ciò che produciamo, sia quest’ultimo un gesto, un manufatto, o un pensiero artistico.
E’ questo il punto: Cristiano Godano, nelle sue esperienze di scrittore e di autore solista, così come nei brani dei Marlene, ha sempre seguito il pensiero autentico di quello che stava vivendo in quel momento della propria esistenza. Il risultato?
Non la coerenza, ma la credibilità. Che è quel che rende un’opera eterna: il pensiero cambia, ma se è credibile e convincente in relazione ai tempi dell’artista, allora anche fra molti anni, non la percepiremo mai come fuori dal tempo.
Tracklist:
01- Stammi accanto
02-Nel respiro dell’aria
03- Dentro la ferita (con Samuele Bersani)
04- Eppure so
05- Lode all’istante
06- Cerco il nulla
07- Ti parlerò
08- Vacuità
Al-Kemi Records di Ala Bianca Group


