Ho un déjà-vu: Mantova chiama America. Anche stavolta, come quando intervistai i Bee Bee Sea in occasione del loro triplo singolo, quel filo sottile che lega la nebbiosa pianura padana al Nuovo Mondo ricama quel che sto ascoltando.
I Bee Bee Sea sono Wilson Wilson a chitarra e voce, Giacomo Parisio al basso e Andrea Onofrio alla batteria, e arrivano proprio da Castel Goffredo, paesino di dodicimila abitanti nell’alto mantovano, che ha fatto da cornice – e anche da spinta – a quel che sono diventati: una miccia accesa di garage-punk italiano, tre amici che suonano con convinzione estrema, come una band americana, ma proprio quelle band americane così lontane che “fanno il giro” e diventano vicinissime.
Esce in questi giorni, il 21 novembre, il nuovo atteso album del gruppo, “Stanzini Can Be Allright”, tributo a più livelli verso una delle band in cui, per attitudine, i nostri si rispecchiano: The Gizmos.
Un omaggio a partire dal titolo del disco, che riprende uno dei loro brani – Midwest Can Be Allright – fino al logo stesso della band, molto simile visivamente a uno dei loghi meno conosciuti della punk band from Indiana.
“Stanzini can Be Allright” parte diretto e sicuro, con Holy Money, un’ironica denuncia alla ricchezza e a quel che si può fare con il denaro, in perfetto stile Bee Bee Sea: un brano cui la definizione più calzante è rock&roll (anzi, rok, pardon, come ai ragazzi piace definirsi, con l’elettricità che li contraddistingue). A tal proposito, la creatività non manca certo al gruppo: se fate un giro sul loro profilo IG scoprirete che hanno persino prodotto un gioco in scatola dal nome “Rokopoli”, inventato in occasione del Metapalooza Festival, distribuito solo durante la serata, e limitato a 25 copie. Questa sì che è inventiva, in barba ai progetti coi piedi per terra.

Segue a ruota Keep it Cool, il primo singolo ad aver anticipato il disco: un brano garage-psycho che racconta ironicamente la paura di volare dopo un concerto, e l’euforia post-festa, con un suono ispirato agli anni ’90, molto Devo e vaporwave.
Memories of Another Life parte con uno splendido attacco, grazie a un beat che a dire il vero contraddistingue tutte le sonorità dei Bee Bee Sea, ma che in taluni punti si fa volutamente incisiva e marcata; questo brano unisce in un equilibrio ineccepibile ritmo e melodia, con una serie di virate tempistiche perfettamente bilanciate.
Segue You, ultimo singolo rilasciato prima dell’uscita del disco: un pezzo breve (poco più di un minuto e mezzo di durata), incalzante, apparentemente una dedica in seconda persona, ma a un ascolto attento comprendiamo che si tratta del racconto di una relazione che si logora, senza grandi drammi esterni, ma attraverso un lento, inesorabile e progressivo allontanamento.
Si parla di quelle relazioni che scemano per un contrasto emotivo forte, e di come l’amore possa trasformarsi e sfigurarsi fino a diventare irriconoscibile.

Se leggete, prima dell’ascolto, i titoli dei brani noterete come i Bee Bee Sea abbiano creato delle connessioni, accostando alcuni brani differenziando i titoli solo di poco: l’ho trovato un modo molto particolare per suggerire un accostamento e invitandoci a un confronto attivo, quasi un “trova le differenze” che mi ha incuriosito molto. Ne sono un esempio i prossimi due brani.
Angels è una storia di desiderio e insicurezza: esordisce quasi con una rincorsa (dal punto di vista musicale) verso la storia di cui parla, dove il protagonista si sente fuori posto nella “giungla di cemento” che lo circonda mentre ricerca la persona amata, l’”angelo”, una figura luminosa e salvifica.
Appena Angels in Church parte, penso di aver sbagliato ascolto: sicuri che non sia Noel Gallagher? Ebbene, no: i Bee Bee Sea non nascondono certo la loro reverenza nei confronti dei fratelli di Manchester, come avevamo già avuto modo di appurare chiacchierando con loro in occasione dell’uscita del primo triplo singolo, It’s All About the Slow Music, It’s All About the Music e It’s All About the Fast Music (potete leggere QUI la nostra divertente intervista).
Il brit pop e in particolare gli Oasis fanno parte delle loro influenze, di quella musica che li ha forgiati, e i loro omaggi volutamente ci comunicano tutto ciò.
Tornano gli accostamenti tra brani: Keep it Slow, versione rallentata di Keep it Cool, esattamente come l’esperimento della tripla It’s All About the Music, dimostra senza ombra di dubbio che il gruppo adora suonare e si diverte a farlo.
Siamo in dirittura d’arrivo con Time and Time, pezzo dal ritmo coinvolgente, una riflessione sull’inevitabile scorrere del tempo presentata in tono malinconico e cinico: ricorrono nel testo i cerchi, a raffigurare il trascorrere del tempo, che ciclicamente ritorna e se ne va.
Conclude questo viaggio negli Stanzini dei Bee Bee Sea Stop Elastico, pezzo apparentemente scanzonato ma anche molto introspettivo: il ritornello recita “Mi sono svegliato sudando sangue, come Gesù o forse no, e mi chiedo che diavolo non va in me.” e conclude con “Ho pensato ai miei problemi, ma questo mi fa solo arrabbiare, perché vivo dentro una bolla e lì non c’è nessuno”
Ho attraversato questa nuova dimora dei Bee Bee Sea, dove ogni pezzo mi è apparso come una stanza (anzi, uno stanzino) contenente una storia, un’emozione e una riflessione: ciascuna di esse è confezionata dentro un’irresistibile contenitore sonoro garage-rock, che alleggerisce i pensieri, senza banalizzarli.
Un disco di una qualità innegabile che, ancora una volta, è biglietto da visita di uno dei gruppi italiani ma internazionali più cool che si possano ascoltare.
Tracklist:
- 01. Holy Money
- 02. Keep it Cool
- 03. Memories of Another Life
- 04. You
- 05. Angels
- 06. Angels in Church
- 07. It’s All About the Slow Music
- 08. It’s All About theMusic
- 09. It’s All About the Fast Music
- 10. Keep it Slow
- 11. Time & Time
- 12. Stop Elastico


