“La vera storia di una macchina inventata” – Metameccanici

Le fiabe musicate rappresentano un ponte unico tra la narrazione e la musica, un’arte che unisce la forza evocativa delle parole con l’emozione immediata dei suoni. Nate in Europa tra XVIII e XIX secolo come racconti popolari accompagnati da strumenti, si sono evoluti nel tempo fino a diventare vere e proprie composizioni strutturate, capaci di catturare l’immaginazione di grandi e piccoli.

Il XX secolo ha visto la loro consacrazione: dai dischi per bambini con voci narranti e musiche originali, fino ai capolavori orchestrali.

Oggi le fiabe musicate continuano a vivere attraverso audiolibri, podcast, progetti digitali e spettacoli dal vivo.

È proprio il termine “fiaba musicata” quello che mi viene in mente per questo disco dei Metameccanici (Angelo Trabace, Alessandro Trabace, Sebastiano De Gennaro) “La vera storia di una macchina inventata” in uscita il 20 gennaio in streaming (il 6 marzo su bandcamp e vinile).

Sebastiano De Gennaro (Esecutori di metallo su carta). È attivo da oltre vent’anni sulla scena musicale contemporanea e sperimentale, con una carriera che lo ha portato a collaborare con artisti nazionali e internazionali. Ha fondato la collana discografica 19’40.

 Angelo Trabace è pianista, autore e compositore. Ha alle spalle due album “Sbarco” e “Abbash” (QUI la nostra recensione e QUI lo Showcase). E inoltre compositore – insieme al fratello Alessandro – di colonne sonore per il cinema.

Alessandro Trabace, violinista e polistrumentista, vanta numerosi collaborazioni nell’ambito della musica d’autore ed indipendente. Lo abbiamo visto all’ultimo festival di Sanremo a dirigere l’orchestra per Levante. Si dedica alle sonorizzazioni dal vivo di film muti.

Il trio ha unito le proprie sensibilità musicali per dare vita a un album originale e davvero sorprendente.

Per questa avventura, la triade musicale si trasforma in Metameccanici. Supera la funzione meccanica e ci accompagna nella storia di questa macchina a impulsi: non si tratta solo di un meccanismo concreto, ma di un dispositivo che si percepisce, assume coscienza ed entra nella narrazione.

Insieme, orchestrano un flusso sonoro immersivo, tra vibrafono, violino, violoncello, percussioni e strumenti vintage.

La protagonista è un’auto leggendaria ed enigmatica: la Fiat Polisynth 509, che senza sistema di propulsione e un “cuore a scoppio in tre tempi”, si sposta grazie all’energia delle vibrazioni acustiche. Nessun gas di scarico, solo energia sonora.

L’auto diventa anche voce narrante, metallica, in grado di ricordare il gigante Metacarchi, ma non il giorno in cui è nata. La musica è un limbo che fluttua tra oscurità e luce, avvolgendoci in uno spazio sospeso di quiete, in una sonorità primordiale, prenatale.

Seguiamo la Polisynth 509 in autostrada con i cori dei Metameccanici in sottofondo. Le loro voci si alterneranno nei diversi brani.

Nonostante il caos autostradale descritto, con i profughi della benzina e gli erranti del motore a scoppio, l’atmosfera musicale che si respira è calma, lungo una “road to nowher”.

Ma la calma lascia presto lo spazio alle difficoltà, la settima di dominante sembra non essere sufficiente ad inserire una marcia più alta per superare il camion. Ma davvero quest’auto vuole superare? Davvero ha in sè il moto della competizione, della velocità? No: lei proprio non vuole essere spinta in avanti.

Pare piuttosto turbata, invita il guidatore a fermarsi all’ “autogrillo”.

All’interno dell’ “autogrillo” i suoni pulsano come un Grillo Parlante, cercando di catturare l’attenzione con tocchi ritmici e scintille sonore – proprio come i prodotti esposti in un Autogrill attirano lo sguardo dei viaggiatori –invitando l’ascoltatore a seguire un percorso invisibile, misterioso e leggermente ipnotico.

Prosegue il viaggio, ma che succede avvicinandosi alla valle dei calanti? Forse si trova tempo per scegliere la migliore stazione radio, magari la Sinfonia Guglielmo Tell di Giachino Rossini?

Forse un’autostoppista appare lungo la strada — una voce, quella di Giulia De Paola.

Questa vettura fantastica – con un tappeto elettronico che accompagna la scena – chiede di fermarsi: “Puoi fermarti? Dove sono andati tutti i miei eroi? Ho dimenticato chi ero”.
Fa tenerezza sentirla, ne riconosciamo la coscienza viva.
Dove sono andati tutti gli eroi? Chi ero prima di sentire? Ogni impulso sembra un battito, una domanda, un sospiro.
E noi, spettatori silenziosi, restiamo ad ascoltare la vita presente dentro un ingranaggio, fragile e sorprendentemente umano.

Le atmosfere dilatate e sognanti proseguono, con il violino a tessere melodie sospese. La Polisynth si è fermata per un incidente. La vettura – sempre più definita nella sua identità – lamenta di non essere stata curata dal meccanico adeguato, un meccanico che non la conosce e non l’ha davvero capita. Cresce il desiderio di comprensione che la rende fragile e intensa allo stesso tempo.
La musica evoca un senso di sconforto profondo, mescolato a frustrazione e solitudine. Forse la Fiat Polisynth 509 è condannata all’anonimato, priva di sguardi, di cura, di empatia.

Che finale avrà questa fiaba? Non ve lo svelo, ma se avete inclinazioni all’abbandono e se amate farvi sorprendere dall’immaginifico, troverete che i suoni che accompagnano questa fiaba lo evocano alla perfezione.

I Metameccanici ci riportano alla necessità di sognare, vagare, a lasciare che la mente percorra territori inesplorati e che il cuore si apra a possibilità inattese.

Con la loro musica ci portano nei loro sogni, ci spingono a cercare e trovare oltre il visibile, per immaginare mondi che appaiono possibili.

Come dei prestigiatori, danno forma all’ordinario, lo trasformano in straordinario, ci proiettano di slancio verso una bellezza visionaria.

La storia diventa un’occasione per sorridere mentre riflettiamo su chi siamo, sull’efficienza richiesta dal mondo moderno e il diritto di volersi sentire inutile.

Abbandonatevi a questo disco, sarete accolti da musica eterea, avvolgente, storie che si accendono, personaggi che respirano.
Vale sempre la pena di riscoprire i nostri occhi da bambini aprire le orecchie allo stupore e lasciarci trasportare dalla magia. Questa è l’arte delle fiabe musicate.
 

Tracklist:

01. L’esposizione dell’automobile (L’ingegner Puntin al Salone)
02. Il grande metacarichi (Ricordo della nascita)
03. L’autostrada (Gli erranti del motore a scoppio)
04. Il sorpasso (Crisi della macchina)
05. L’autogrillo (Il ristoro di Puntin e della sua macchina)
06. L’onda concreta (Il ruggito del synthemotore)
07. Pastorale dei calanti (La macchina si perde nel girone dei musici scordati)
08. Radio Munari (Sintonia)
09. Hitchhikers (Carla e Max camminano sul ciglio della strada)
10. Can you stop? (Confessioni al viaggiatore sull’Autostrada della Luna)
11. L’incidente (La macchina inutile finisce il suo viaggio)
12. Il sigaro (L’ingegner Puntin torna a casa a piedi)
13. Il meccanico (I segreti custoditi nel cofano)
14. Il sogno (Aeterna reditus)
15. Inno dei Metameccanici (Titoli di coda)

Foto Giulia De Paola

Cassis Records